lettere al direttore
Definire l’antisemitismo per sconfiggerlo. Botta e risposta con Saggio
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
6 OTT 26

Al direttore - Sono ebreo. So che l’antisemitismo esiste e non chiedo allo stato di restare inerte davanti a minacce o discriminazioni. Ma questo disegno di legge mi mette a disagio per una ragione che viene prima della discussione su Israele. Non ignoro ciò che il testo effettivamente dice. Non introduce nuovi reati o sanzioni, salvaguarda la libertà di critica politica e affida anche alla scuola, all’università e al servizio pubblico un lavoro di conoscenza. Il mio disagio comincia altrove: nel momento in cui lo stato traduce in legge una definizione operativa dell’antisemitismo e costruisce intorno agli ebrei una cornice speciale di tutela. E’ lo sguardo che questa cornice porta con sé a inquietarmi: gli ebrei come una comunità fragile, da custodire sotto vetro. In questa immagine non mi riconosco. La cultura ebraica che amo ha una familiarità quasi insolente con le domande. Commenta, contraddice, interroga perfino Dio. Non lascia nessuna autorità al riparo, neppure la propria. La sua laicità nasce anche da questa irrequietezza. La Shoah va studiata e insegnata con il rigore che la sua enormità esige. Chi minaccia gli ebrei deve rispondere dei propri atti. Ma l’antisemitismo, prima di diventare minaccia o discriminazione, lavora nelle parole e deforma l’immaginazione. Una legge può proteggere, promuovere studio e formazione, rendere visibile un pericolo. Ma il pregiudizio va combattuto anche nel luogo in cui nasce: le parole con cui immaginiamo gli altri. Per questo la vita ebraica deve uscire dalla sola cornice della persecuzione e mostrarsi nella sua varietà. Non voglio sentirmi una specie protetta. Voglio essere protetto, come ogni cittadino, quando sono minacciato; non preservato come qualcosa che si teme di rompere. Vorrei che il paese ci conoscesse meglio, anche nelle nostre divergenze, invece di imparare soltanto a maneggiarci con cautela.
Paolo Repetti
Tutto molto giusto, caro Repetti. Con un elemento da aggiungere. In Italia l’antisemitismo è già considerato, quando si traduce in istigazione alla discriminazione o alla violenza, nell’ambito dei reati d’odio puniti dalla legge Mancino. Ma resta un problema: non esiste un criterio condiviso e sufficientemente preciso per riconoscere che cosa sia antisemitismo e che cosa non lo sia. Il disegno di legge prova a colmare questo vuoto facendo riferimento alla definizione elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, l’Ihra. Non introduce nuovi reati, non introduce nuove pene, non vieta di criticare Israele: introduce un criterio, un confine. Per essere protetti dalle minacce sapere quali sono le minacce, forse, è meglio che non saperlo. Grazie di cuore.
Al direttore - Non è consuetudine per un funzionario dello stato intervenire sulle pagine di un giornale, ma le ricostruzioni apparse nei giorni scorsi sul Foglio a proposito di un mio presunto prossimo incarico presso l’Eni rendono doveroso un chiarimento: si tratta di una notizia priva di ogni fondamento. Il cosiddetto toto-destinazioni che accompagna la carriera diplomatica per le nomine a capo missione all’estero e le relative speculazioni fanno da sempre parte del racconto giornalistico. Cosa diversa è inventare una notizia dal nulla. Per un funzionario pubblico servire lo stato è un impegno di lealtà che nasce dal giuramento prestato e che si rinnova ogni giorno. E’ questo lo spirito che ha caratterizzato da sempre il mio percorso professionale che, in questo ultimo periodo, dopo sette anni al Quirinale, e un incarico a Tunisi da ambasciatore, mi ha portato alle attuali funzioni di consigliere diplomatico del presidente del Consiglio e coordinatore del Piano Mattei. Il Piano Mattei, ci tengo a sottolinearlo anche in questa sede, rappresenta una strategia di interesse nazionale e di respiro internazionale che ho contribuito a sviluppare con serietà, trasparenza e profondo senso dello stato. Un’attività di cui ho condiviso regolarmente gli sviluppi in sede parlamentare attraverso la relazione annuale e le audizioni in commissione. Con i miei più cordiali saluti.
Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio e coordinatore del Piano Mattei
Risponde Carmelo Caruso. Siamo molto felici che la sua competenza resti a Chigi e siamo sicuri che la sua esperienza sarebbe stata preziosa anche per Eni. Saggissimo!