Dilemma nel campo largo: Conte e Schlein vogliono delle vere primarie?

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

3 OTT 26
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Foto ANSA

Al direttore - Tertium non datur. Con i migliori saluti.
Roberto Alatri
I leader di Pd e M5s hanno tanti difetti, ma su un punto hanno ragione da vendere: se c’è qualcuno desideroso di proporre un nome terzo, ci sono le primarie per offrire un’alternativa alle attuali leadership. Il problema vero è: Conte e Schlein vogliono sul serio delle primarie vere, aperte, o stanno cercando di guadagnare tempo – prima il programma, prima la legge elettorale, prima la Corte costituzionale, arriverà poi anche prima il carnevale, prima la Pasqua, prima la Pasquetta – per fare di tutto per provare a capire se queste primarie si devono davvero fare?
Al direttore - Credo che l’esercito israeliano abbia commesso non solo degli errori ma anche degli orrori, a Gaza. Ma non credo che gli orrori siano stati commessi per volontà, per ideologia. La guerra a Gaza è stata una guerra urbana. Drammatica, brutale, letale. Ma trasformare quella guerra brutale, dettata da un dovere di difesa, in una guerra ideologica, dettata dalla volontà, come sostiene “Naza”, di uccidere i civili in quanto civili fa perdere di vista quello che è successo dal 7 ottobre a oggi. Non condivido tutto di quanto detto dall’Idf, nel rapporto di cui avete dato conto, ma penso che chiunque abbia amato “Naza” debba fare i conti con una realtà di cui fa parte anche la versione dell’Idf.
Maria Mattei
Altro elemento utile per riflettere su cosa è stata la guerra a Gaza, senza sminuire gli errori, gli orrori, le tragedie. Ieri il Jerusalem Post ha riportato un documento dell’esercito israeliano in cui dà conto che l’Idf ha identificato 170 persone uccise a Gaza e presentate come giornalisti civili che avrebbero avuto legami operativi con Hamas, Jihad islamico palestinese o altre organizzazioni terroristiche. L’Idf ha detto di aver verificato le identità attraverso documenti pubblicati dalle stesse organizzazioni e materiali recuperati durante le operazioni militari nella Striscia. Tra i casi inseriti ce ne sono dieci relativi a persone che, secondo l’Idf, oltre a lavorare o collaborare con testate come Reuters, Anadolu Agency e Palestine Now, avrebbero svolto ruoli di cecchini, comandanti, istruttori o propagandisti. Alcuni, sempre secondo l’esercito israeliano, avrebbero preso parte direttamente all’attacco del 7 ottobre. Alcuni di questi nomi, ricorda sempre il Jp, erano stati inseriti da organizzazioni internazionali tra i giornalisti uccisi a Gaza. Reporters Without Borders aveva citato uno di loro in una denuncia alla Corte penale internazionale. E diversi nomi risultavano anche nel database del Committee to Protect Journalists. Non c’entra con “Naza”. C’entra però con un tema più importante: provare a non accontentarsi delle risposte semplici quando si parla di medio oriente e quando si parla della guerra tra Israele e Hamas.
Al direttore - Il dibattito nel Pd sulla riforma della legge elettorale proposta dal centrodestra e sulle primarie di coalizione per il campo largo sta regalando momenti di autentica comicità involontaria. Il Pd denuncia una riforma che permetterebbe agli elettori di scegliere soltanto tre candidati su sei, considerandola una compressione della democrazia. Poi però vuole primarie di coalizione con la formula rivoluzionaria: scegli uno dei due candidati che abbiamo già scelto noi, senza alcuna possibilità di una terza candidatura. Il paradosso è curioso. Tre scelte su sei sarebbero poche e sospette; una scelta su due, entrambe preventivamente selezionate dai vertici, diventerebbe invece un trionfo della partecipazione. Quando decidono gli altri è oligarchia, quando decide il partito è unità. Alla fine il vero mistero non è chi controlli le candidature, ma come si possa denunciare la scarsità di scelta nella riforma elettorale mentre, con le primarie, si serve ai propri iscritti ed elettori un menù rigorosamente a portata unica.
Alberto Bianchi
Il sig. Yusef Font Saad ha chiesto la pubblicazione della seguente rettifica: With regard to the articles published by il Foglio on 22 and 26 September 2026, I, Yusef Fonte Saad, wish to clarify that I have never been involved in, supported, collaborated with or been associated with any terrorist organisation, terrorist cell or terrorist activity whatsoever. I further state that I have never been charged with, prosecuted for or convicted of any criminal offence in connection with terrorism or any other unlawful conduct. No court, public authority or competent body has ever determined, found or established that I have engaged in any terrorist or criminal activity. I also wish to clarify that I have not resided in Libya since 2010 and that I have carried out my professional activities between Spain and Dubai as an interpreter and translator.