La demografia è come una moneta a due facce, entrambe indispensabili

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

30 SET 26
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Foto di Franco Debartolo su Unsplash

Al direttore - Si parla molto dei centristi del centrosinistra, di come dovrebbero muoversi per favorire la vittoria del campo largo, di come sarebbe necessario fare in modo che si coordino per rafforzarsi elettoralmente e così via. Ma esattamente in che senso, e secondo quali parametri politici Alessandro Onorato (che a parere di Antonio Polito fuori dal raccordo anulare è un perfetto sconosciuto) sarebbe un centrista?
Luca Rocca
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Al direttore - Tra le tante contumelie riversate su Israele ci fu anche quella di usare la fame come arma di guerra, quando l’esercito aveva bloccato l’accesso dei tir con i rifornimenti per evitare che cadessero nelle mani di Hamas e del mercato nero. In Ucraina c’è una città – Oleshky – che è al centro di una grave crisi umanitaria, perché i russi, dal 2022, impediscono l’accesso a viveri e medicinali e dove la popolazione rimasta e sopravvissuta sta morendo di fame e di malattie. Ovviamente, non essendo Putin ebreo come Zelensky, nessuno organizza “flottille” che, navigando sul Dnipro, portino soccorsi a quelle popolazioni.
Giuliano Cazzola
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Al direttore - Leggo il suo giornale da anni, anche quando non ne condivido la linea politica. Anzi: proprio quella distanza mi costringe ogni volta a mettere a fuoco meglio il mio pensiero, come quando si stringe l’occhio per vedere più nitido. Qualche giorno fa, sul Foglio, ho trovato l’analisi sul declino demografico e sull’immigrazione, con l’idea di una grande agenzia europea incaricata di selezionare gli immigrati “più compatibili”. Una costruzione ordinata, certo, ma chiusa dentro una cornice che riduce la vita a statistica e la politica a gestione delle paure. Io, che vengo dalla Cisl e ho passato la vita a guardare la società nei volti di chi lavora, non nei grafici delle speculazioni finanziarie, posso dirlo con la schiettezza di chi ha ormai molti anni sulle spalle: il problema non è la psicologia degli anziani, né il benessere conquistato che avrebbe reso pigri i giovani. Il problema è che, nel tentativo di essere moderni, abbiamo smontato il patto sociale che ci teneva insieme e affidato tutto al mercato. Abbiamo reso il lavoro instabile, scaricato la cura sulle famiglie, penalizzato le donne, indebolito le comunità. Quando si spezza la trama, non c’è ingegneria delle percezioni che tenga: il declino avanza comunque. L’immigrazione non è un tampone da dosare per evitare reazioni di rigetto. E’ parte strutturale del patto sociale che dobbiamo ricostruire. Non si governa scegliendo persone “compatibili”, ma creando condizioni di integrazione reale. La tradizione cislina non divide gli esseri umani in categorie funzionali: lavora per ricomporre comunità capaci di includere, perché solo lì la vita riprende fiato. La vera battaglia culturale non è convincere a fare figli. E’ restituire dignità al lavoro, tempo alle persone, ruolo sociale alle famiglie, infrastrutture di cura ai territori. La natalità non cresce con gli slogan: cresce con la giustizia. L’ho visto mille volte: quando una comunità si spezza, cala la fiducia, cala la partecipazione, cala la vita. Quando si ricostruisce, tornano i bambini, tornano le famiglie, torna il futuro. La demografia non è una curva che scende: è una comunità che si rialza. Cordiali saluti.
Savino Pezzotta ex segretario generale Cisl
Grazie caro Pezzotta. Ma quando si parla di demografia non si può mai dire che il problema è un altro. Il problema della demografia è la demografia. E’ fare i figli. E accogliere più migranti regolari. La battaglia culturale è questa: parlare di demografia ricordandosi che la demografia è come una moneta con due facce, se se ne omette una la moneta perde di valore. Un caro saluto a lei.