Schlein, Fratoianni, Conte. Tre storie di ipocrisia sul ddl Antisemitismo

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

25 SET 26
Immagine di Schlein, Fratoianni, Conte. Tre storie di ipocrisia sul ddl Antisemitismo

Foto ANSA

Al direttore - Anche il Pd ha deciso di votare contro il ddl sull’Antisemitismo. A me vengono i brividi se penso che ci sono dei rappresentanti del popolo la cui massima concezione della libertà di pensiero è quella di insultare Israele.
Giuliano Cazzola
A me vengono i brividi a pensare che qualche dirigente politico possa considerare il no a una legge contro l’antisemitismo come una bandiera utile da sventolare in campagna elettorale per raccogliere voti.
Al direttore - Ma esattamente, il centrosinistra che dice no al ddl sull’antisemitismo, a cosa dice no? Dice no a un ddl o dice no alla sua storia?
Luca Martini
Sul tema del passo indietro fatto dal centrosinistra sulla lotta contro l’antisemitismo riporto tre storie, piccine, di cui abbiamo già parlato. Il ddl sull’antisemitismo non introduce nuove norme, specifica cosa debba essere o no un atto di antisemitismo (criticare ciò che fa il governo di Israele non è un atto di antisemitismo). Per farlo, usa una definizione dell’Ihra, l’International Holocaust Remembrance Alliance. La definizione dell’Ihra venne fatta propria dal Parlamento europeo con una risoluzione famosa, la B8-0383/2017, che chiedeva agli stati membri e alle istituzioni europee di “adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall’Ihra”. Chi c’era tra i firmatari della proposta di risoluzione, a nome del gruppo socialista? Elly Schlein. Un anno dopo, in Parlamento, il 4 ottobre 2018, nella seduta n. 56, la Camera esaminerà la mozione Carfagna e altri sul contrasto all’antisemitismo. Il primo impegno chiedeva al governo di “riconoscere e recepire la definizione operativa di antisemitismo proposta dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto”. Chi fu il parlamentare che scelse di astenersi sulle premesse della mozione e che poi decise di votare a favore dell’impegno “a recepire e attuare la definizione Ihra”? Nicola Fratoianni. Pochi anni dopo, nel gennaio 2020, Palazzo Chigi decide di accogliere in via ufficiale la definizione dell’Ihra. Posizione dura: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può esprimersi come odio e le sue manifestazioni possono dirigersi contro persone, beni, istituzioni e luoghi di culto ebraici”. Chi c’era a guidare il governo? Giuseppe Conte.
Al direttore - A parlare di tetti e percentuali si sta facendo un torto alla scuola quotidianamente impegnata, tra mille difficoltà, a far sentire i bambini semplicemente bambini. Non italiani o stranieri. Quello che ha fatto la premier Giorgia Meloni qualche giorno fa, dimentica forse del ruolo che ha e vestita dei soli panni della leader di partito, è grave: arrivare a sostenere che nelle nostre classi ci siano bambini italiani “nell’angolo” vuol dire piegare la realtà a una convenienza ideologica che offende chi vive la scuola ogni giorno. E immotivata – ad anno scolastico iniziato – è l’urgenza con cui il governo giustifica un decreto che – se seguirà l’annuncio della premier – sarà in contrasto con almeno tre articoli della nostra Carta fondamentale, il 2 e il 3, che sanciscono i princìpi di solidarietà e di uguaglianza, e il 34 secondo il quale la scuola è aperta a tutti. Si dirà, come si sta dicendo e ha riportato il vostro giornale, che esistono già circolari che stabiliscono un tetto alla presenza di studenti con cittadinanza non italiana per classe. Che governi di centrosinistra le hanno avallate. La destra ha tirato in ballo persino il presidente della Repubblica, manipolando il senso di un testo emanato nel 1990 quando era ministro della Pubblica istruzione, nato in un contesto diverso e con finalità evidentemente opposte. Ma forse occorre ribadire una differenza sostanziale: una circolare è un atto di natura organizzativa, una raccomandazione che consente flessibilità. Non una legge che crea uno sbarramento, prevede obblighi vincolanti e sanzioni e porterà il caos negli istituti e nelle segreterie. E rischia di rappresentare un ostacolo alla frequenza. Se davvero a Meloni e Valditara interessa il problema di quelle mille classi su trecentomila nelle quali gli studenti con difficoltà linguistiche vanno oltre i numeri delle circolari tuttora in vigore, dovrebbero trovare fondi per potenziare l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua (L2) e assicurarsi che i docenti siano davvero destinati a questo e non a coprire le supplenze. Dovrebbero consentire di formare classi con meno alunni. E, se proprio di tetto si deve parlare, quel che serve con necessità e urgenza alla scuola è avere risorse per l’edilizia scolastica se consideriamo che un edificio su tre necessita di interventi. Per questo sì che servirebbe un decreto. Ma non vedrà mai la luce, perché non è a costo zero. E soprattutto non è utile nella quotidiana penosa rincorsa a Vannacci.
Anna Ascani