lettere al direttore
Sono una gonna, sono una madre, sono cristiana: il nuovo tormentone
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
23 SET 26

Foto ANSA
Al direttore - Questo silenzio assordante sui pantaloni a vita bassa!
Alessio Viola
Suggerisco pantaloni alla zuava: meno appariscenti ma più affidabili.
Al direttore - Tutte contro il vicepremier Tajani, che tutto sommato ha detto una cosa che molti pensano: se devi costruire un rapporto duraturo, non guardi le gambe o i bicipiti del partner. Ma in nome della libertà delle donne di vestire come vogliono (viva!), via di trend topic, tutte a postare selfie in minigonna. Poi però se lo fa Sydney Sweeney, nuda per una pubblicità, riparte la litania della sacralità del corpo della donna, la sua oggettivazione, il sessismo, i femminicidi. Insomma perché se mostra le gambe qualunque altra donna di sinistra è progresso, e se lo fa una bombastica attrice americana è sessismo? Perché Sydney è bionda e con le tette? O perché non si è dichiarata dem e pro Pal? Perché Tajani viene attaccato se elogia le gonne lunghe (Silvio perdonalo!), mentre le atlete che attaccano Sydney diventano paladine delle donne? Scartiamo subito una delle possibili risposte: l’autodeterminazione. Nessuno ha costretto Sydney a posare nuda, anzi: è azionista dell’azienda di scommesse sportive che sta pubblicizzando senza veli. La società la costringe a denudarsi per vendere? Trasforma il corpo in business? Lo fanno tutte, anche le atlete, anche i maschi. La bellezza è la chiave del mondo, in tutte le sue forme. Le mode vanno e vengono, e dopo anni di bacchettonismo woke ed egemonia antigender, è tornato il modello di donna giunonica, formosa, bionda avendone l’aria e in minigonna. I maschi con i bicipiti invece, per fortuna, non sono mai passati di moda.
Annarita Digiorgio
Sogno un nuovo tormentone: sono una gonna, sono una madre, sono cristiana.
Al direttore - Un economista, Riccardo Trezzi, ha chiesto all’AI quanto costa il programma elettorale del M5s approvato dagli iscritti con percentuali bulgare. La stima oscilla tra 60 e 120 miliardi di euro annui (circa 3-6 punti di pil), perché molte misure non sono sufficientemente definite. Le coperture, invece, si aggirano intorno agli 8-15 miliardi (in prevalenza nuove tasse). Quanto ai no di Giuseppe Conte agli aiuti militari a Kyiv e al riarmo, niente paura. Alla fine un compromesso verbale si troverà. Del resto, è stato già anticipato da una recente dichiarazione di Elly Schlein: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin, che continua ad andare avanti”. In altri termini: prosecuzione del sostegno (morale?) a Zelensky, sforzo per un negoziato che arrivi a una pace giusta, chiara distinzione tra aggredito e aggressore, e il gioco è fatto. Così sul riarmo: no a quello nazionale, sì a una difesa comune europea, nessuna sottrazione di risorse al welfare attraverso gli investimenti nella sicurezza, e il gioco è rifatto. Sic transit gloria mundi.
Michele Magno
Curioso che chi ha fatto poco per monitorare i molti miliardi spesi per i bonus edilizi oggi sia indignato per uno zero virgola uno in più. Avanti con il prossimo cabaret.