La possibilità che il Pd faccia saltare le primarie esiste? Forse

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

15 SET 26
Immagine di La possibilità che il Pd faccia saltare le primarie esiste? Forse
Al direttore - Il 23 settembre il comune di Marzabotto conferirà la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. Firenze e Bologna, di fronte alle sue dichiarazioni degli ultimi mesi, si sono tirate indietro o hanno vissuto forti tensioni interne. La Fiap – Federazione italiana associazioni partigiane ha espresso la sua ferma contrarietà, senza contestare la prerogativa di un consiglio comunale di conferire onorificenze, né entrare nel merito delle posizioni di Albanese sul conflitto mediorientale. Ma la storia di Marzabotto non appartiene a un’amministrazione, bensì alla nazione italiana, e non può essere strumentalizzata. Marzabotto è il nome, per la memoria della Repubblica, del più grande eccidio nazifascista di civili avvenuto in Europa occidentale: settecentosettanta persone – donne, bambini, anziani, interi nuclei familiari – sterminate tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 dalla 16ª Divisione SS-Panzergrenadier Reichsführer-SS. Il gonfalone del comune è decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Conferire quella cittadinanza sotto le lapidi di Monte Sole significa poi suggerire un parallelismo tacito ma inequivocabile: le vittime di Gaza come le vittime del nazifascismo, gli israeliani di oggi come i tedeschi di ieri. E’ il meccanismo dell’inversione simbolica, per cui il popolo che ha subìto il tentativo di sterminio più sistematico del Novecento viene assimilato ai propri persecutori. E’ un insulto alla memoria, ed è un’inaccettabile narrazione antisemita.
Luca Aniasi, presidente nazionale Fiap – Federazione italiana associazioni partigiane
Bello sapere che esistono ancora associazioni partigiane desiderose di mettere in campo un sano antifascismo senza trafficare con l’antisionismo e l’antisemitismo. Applausi.
* * *
Al direttore - Nel suo discorso conclusivo alla Festa dell’Unità, Elly Schlein ha sottolineato che il modello di sviluppo neoliberista ha fallito (abbiamo il debito pubblico e la spesa pensionistica più alti d’Europa). Per cui (testuale) “bisogna ripensarlo con un nuovo modello di sviluppo basato sulla giustizia sociale e climatica [sic], la pace, l’innovazione, la solidarietà”. Inoltre, occorre (testuale) “affinare il programma non nelle segrete stanze di partito, ma nel confronto con le persone, con l’eccedenza [sic] che si muove nella società”. Ottimo e abbondante, direbbe Totò.
Michele Magno
Mi ha colpito un altro passaggio del discorso di Schlein. A un certo punto, verso la fine, la segretaria del Pd dice: “Concentriamoci per affinare questo programma. Prima il programma, poi decideremo con gli alleati, io l’ho sempre detto, o l’accordo o le primarie, ma se faremo le primarie vinceremo insieme quelle primarie”. O l’accordo o le primarie. Non è quello che Schlein vorrebbe ma è quello che Schlein sa: la possibilità che il Pd cerchi di far saltare le primarie di coalizione, per cercare altri nomi, non necessariamente partigiani o diciottenni, esiste ancora, eccome se esiste (sondaggio Ipsos che gira da giorni tra le caselle di posta elettronica del Pd: Partito democratico al 19,8 per cento, sotto il 20). Chissà.
* * *
Al direttore - La storia si ripete anche al cinema. Alla 83esima Mostra del cinema di Venezia il pubblico ha accolto la proiezione del film/documentario “Naza” con la medesima standing ovation che venne riservata, nell’ottava mostra del 1940, al film “Suss l’ebreo”, un caposaldo della cinematografia nazista. 
Giuliano Cazzola
Al direttore - “Ho seguito il Festival del Cinema di Venezia. Mi sembrava tutto fuorché un festival del cinema dove c’erano pro Pal ovunque e standing ovation per i pro Pal”, ha dichiarato Matteo Salvini a proposito del discusso documentario “Naza”, ricordando che “il 7 ottobre 2023 c’è stata la più grande strage di ebrei dal Dopoguerra a oggi, quindi occorre equilibrio”. Stavolta il tanto vituperato leader della Lega merita un plauso. Con i migliori saluti.
Roberto Alatri
Al direttore - Lo studio del National Bureau of Economic Research sul divario di valutazione tra imprese europee e americane, curato da Becker, Benmelech e Monteiro e anticipato dal Foglio, solleva una questione decisiva anche per l’Italia. Le nuove tecnologie, dal software al capitale immateriale, premiano chi sa crescere di dimensioni. Le aziende statunitensi le hanno adottate e sfruttate più rapidamente. Quelle europee non sono peggiori: incontrano ostacoli strutturali, dall’accesso limitato al capitale di rischio alla dipendenza dal credito bancario, fino alla frammentazione dei mercati dei prodotti. La frammentazione delle piazze finanziarie alimenta una spirale negativa: basse capitalizzazioni, uscite dalla Borsa, pochi capitali pazienti, scarsa liquidità e limitata ricerca finanziaria capace di far conoscere le imprese agli investitori. Non stupisce che molte aziende innovative scelgano di quotarsi negli Stati Uniti, attratte da valutazioni elevate, tempi certi e un sistema finanziario efficiente. Negli ultimi dieci anni oltre mille società europee sono uscite dai mercati attraverso acquisizioni industriali o di fondi di private equity. Una perdita di capitale reputazionale che rappresenta un danno sistemico. Per sostenere la crescita occorre un mercato europeo dei capitali profondo, con investitori specializzati, fondi pensione e risorse pazienti, in grado di finanziare imprese, infrastrutture e progetti strategici. Consolidare le piazze finanziarie è indispensabile per mobilitare il risparmio, ma questo disegno non può prescindere dalla cooperazione e dall’integrazione con la City di Londra. Euronext ha compiuto passi importanti, unificando attorno a Parigi diverse piazze e piattaforme operative. Ora serve un’accelerazione: i principali paesi dell’Ue, il gruppo E6, devono promuovere un’azione di consolidamento che realizzi l’unione dei risparmi e dei mercati finanziari. Senza capitali capaci di accompagnare le imprese, una crescita sostenibile non è possibile.
Franco Gaudenti