lettere al direttore
La minaccia russa e le armi all’Ucraina in modalità pochette
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
3 SET 26

Foto Epa via Ansa
Al direttore - Un cacciatore che spara e uccide un elefante – la preda più facile – per il macabro gusto di farsi una foto con la preda, sarebbe capace di tutto, anche di condividere con gli amici più stretti una piscina piena di fango.
Jori D. Cherubini
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Al direttore - Le quinte colonne putiniane, imboscate in ambedue le coalizioni, sono state richiamate all’ordine e hanno gettato la maschera, divulgando con incredibile faccia tosta la versione del Cremlino sui fatti di Lipsia. Merz, al pari della coppia Ranucci/Lavitola, le bombe se le sarebbe messe da solo allo scopo di continuare a inviare armi all’Ucraina. Poiché ha la pretesa di difendersi, è il cancelliere tedesco il vero guerrafondaio secondo la dottrina Conte, condivisa da Salvini. Meloni si barcamena, mentre Schlein tace e non attacca il governo sul dossier Ucraina per non esibire la coda di paglia del Pd.
Giuliano Cazzola
Giuseppe Conte, sul tema della difesa dell’Ucraina, sul tema della minaccia rappresentata dalla Russia, è sempre stato più che ambiguo. Il 9 luglio, lo ricorderete, Conte disse: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti”. Martedì, come sapete, il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, ha detto che “la Russia ha la responsabilità dell’attacco ibrido a Lipsia del 4 agosto”. La Russia è una minaccia per l’Europa, anche se Conte finge di non accorgersene, ma quello di cui Conte si è accorto è che avere posizioni simmetriche a quelle russe può funzionare se si vuole avere un futuro come capo del M5s ma può funzionare meno se si vuole avere un futuro come capo della coalizione. Lunedì sera, a “In Onda”, mi è capitato di dialogare con Conte, con Marianna Aprile e Luca Telese. Ho chiesto a Conte se avrebbe mai permesso di inserire il simbolo del M5s in un programma di governo comprendente l’invio delle armi in Ucraina fino a che sarà necessario farlo. Conte, come sapete, ha spesso ribadito che il “no” all’invio delle armi in Ucraina sarebbe stato un elemento non negoziabile per il M5s in un programma di governo. “Questo lo vedrà. A questa risposta risponderò (sic) con il programma condiviso e con le primarie”. Dire molto per non dire nulla. Pochi veti per cercare voti. Tu chiamala, se vuoi, modalità pochette.
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Al direttore - Il problema dei No vax è diventato una cosa seria. E il paradosso è che lo sia diventato proprio nell’epoca in cui informarsi non è mai stato così facile. Internet ha democratizzato l’informazione, ma non la competenza. E’ una distinzione che abbiamo dimenticato. Comprendere la semplificazione di un concetto non significa comprenderne la complessità, soprattutto quando si parla di medicina. Leggere una spiegazione sui vaccini non equivale a studiare immunologia, così come guardare un video sulla fisica quantistica non rende fisici. Eppure oggi il dubbio, che dovrebbe essere il punto di partenza del metodo scientifico, è diventato per molti il punto di arrivo. Dietro ogni dato c’è un interesse, dietro ogni medico una complicità, dietro ogni farmaco una cospirazione. Non si dubita più per verificare: si dubita per non credere. Poi, però, arriva la realtà. E con essa uno dei paradossi più singolari del nostro tempo: la medicina continua a curare anche chi la medicina la ripudia. Quando arriva un’infezione grave, non sono i video sui social a entrare in ospedale. Entrano medici, farmaci, esami, protocolli. Entra il metodo scientifico. Il medico non chiede al paziente se abbia creduto nei vaccini o se abbia trascorso gli ultimi anni a contestare la medicina. Se può salvarlo, prova a salvarlo. La scienza non pretende fede: pretende prove. E cura anche chi non crede in lei. Poi una bambina di quattro anni muore di difterite senza essere stata vaccinata, nell’Italia del 2026. Una malattia resa rarissima proprio da quella medicina che qualcuno considera improvvisamente sospetta. Davanti a una morte non servono processi sommari, ma accertare eventuali colpe e responsabilità è doveroso. Saranno le indagini a stabilirle. Intanto, però, una riflessione collettiva non può più essere rimandata. La scienza può sbagliare, naturalmente. La differenza è che possiede un metodo per correggersi. Il complottismo, invece, possiede spesso soltanto un metodo per avere sempre ragione. Le malattie non scompaiono perché abbiamo smesso di parlarne. Restano lontane finché continuiamo a usare gli strumenti che le hanno rese tali. Si può smettere di credere nella scienza. La scienza, fortunatamente, non smette per questo di provare a salvarci.
Pierpaolo Cirigliano