Ranucci e lo spettacolo del garantismo applicato (solo) a se stesso

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

2 SET 26
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Foto ANSA

Al direttore - Sigfrido transit gloria mundi.
Gino Roca
Sul caso Ranucci, ieri è andato in scena un cortocircuito micidiale, l’ennesimo. Nella sua campagna di moralizzazione contro i moralizzatori, Ranucci, moralizzatore in chief, ha ringraziato il ministro Guido Crosetto per un tweet dedicato proprio al caso Ranucci. Nel tweet, Crosetto dice molte cose. Dice di considerare “una barbarie inaccettabile questo modo di fare informazione e di celebrare processi nelle piazze mediatiche”. Dice che la considera una barbarie “anche quando a subirlo è qualcuno che, in passato, di quella stessa barbarie è stato spesso interprete”. E dice Crosetto di essere giustamente disgustato dal caso Ranucci per le “continue violazioni del segreto investigativo” e per la “pubblicazione di intercettazioni e chat che, per legge, non dovrebbero essere pubblicate”. Crosetto considera tutto questo, giustamente, “un vulnus alla Costituzione e alla democrazia”. Su questo giornale, lunedì scorso, lo ha notato con efficacia il nostro amico Gian Domenico Caiazza: Ranucci, ha scritto Caiazza, è travolto da uno tsunami di intercettazioni, chat, conversazioni, “che saccheggiano la sua vita professionale e privata con la violenza incontrollabile e inarrestabile propria di quella micidiale arma impropria”. Ieri Ranucci, con un tweet, ha abbracciato Crosetto. E ha scritto: “Ringrazio un ministro, verso il quale non siamo stati teneri, per la sua coerenza e per essersi dissociato dalla scelta di delegittimarmi fatta dalla Rai”. Il dato interessante è sotto gli occhi di tutti. Ranucci ammette che la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti è un vulnus alla democrazia. Benvenuto nella realtà. Ora resta da convincere Ranucci, nel futuro, a non utilizzare un metodo che ha contribuito ad alimentare per anni: spacciare le intercettazioni penalmente irrilevanti come uno strumento di inchiesta e non come una vergogna dello stato di diritto. E soprattutto bisognerà abbracciare forte i follower di Ranucci, specie gli amici del Fatto quotidiano, che da anni sostengono che in Italia sia tutto risolto, rispetto al tema delle intercettazioni telefoniche pubblicate in violazione del diritto alla riservatezza dei cittadini e che oggi invece vedono il moralista in chief in campo per denunciare il vulnus alla democrazia generato dal meccanismo fuori controllo che legittima la pubblicazione di intercettazioni utilizzate sulla stampa (non su questo giornale) in violazione del diritto alla riservatezza. Ranucci ha molti difetti, ma il suo garantismo improvviso, applicato naturalmente solo a se stesso, è uno spettacolo fantastico. Grazie.
Al direttore - Alfredo Cospito sconta una condanna a 23 anni in regime di carcere duro per aver compiuto nel 2006 un attentato contro una caserma militare che, per fortuna, non provocò vittime. Ma l’intenzione dell’anarchico era quella di compiere una strage. I balordi assoldati dal tirapiedi di Valter Lavitola hanno trafficato con gli esplosivi, ma avevano il mandato di non fare male a nessuno. Mi pare, direttore, che non vi sia una sostanziale differenza per quanto concerne le azioni; in ambedue i casi si sono fatte esplodere delle bombe senza fare vittime. Ma Cospito resta in regime del 41-bis, i bombaroli rei confessi di Pomezia hanno chiesto gli arresti domiciliari che per ora non sono stati concessi. Da quando in qua a fare la differenza sono le intenzioni con cui viene commesso un reato?
Giuliano Cazzola