AAA cercasi partigiano che mandi a quel paese il campo largo

Chi ha scritto al direttore, Claudio Cerasa


28 AGO 26
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Foto ANSA

Al direttore - Attenzione a fare profitti. Potrebbero diventare extra.
Michele Magno
Poca indulgenza per chi fa profitti, molta indulgenza per chi non fa profitti. Un altro segno evidente dell’inesorabile, inevitabile e devastante vittoria, in Italia, del famoso neoliberismo.
Al direttore - Il campo largo cercava un candidato vero. E’ arrivata invece la trovata del candidato simbolico (trovata dell’on. Speranza del Pd): una figura così impalpabile che, per individuarla, servirebbe il telescopio dell’Osservatorio parlamentare. Niente primarie, ovviamente: troppo impegnative. Meglio un nome calato dall’alto, selezionato con la stessa procedura con cui al liceo si elegge il rappresentante di classe: “E’ simpatico, dai, mettiamo lui”; o si sceglie il testimonial di una sagra paesana. La logica è ferrea: se non rischi di perdere, non puoi nemmeno vincere. Così il campo largo avrà finalmente il suo simbolo: impeccabile, immacolato, intonso. Perfetto, insomma. Tranne per quel dettaglio trascurabile: deve convincere qualcuno a votarlo.
Alberto Bianchi
Cercasi disperatamente un partigiano che mandi a quel paese il campo largo spiegando ai leader progressisti che piuttosto che usare i partigiani come se fossero delle figurine Panini, “celo, manca”, dovrebbero trovare un modo per avere una coalizione in grado di onorare i partigiani d’Europa, che da quattro anni combattono per difendere non solo i confini del proprio paese ma anche quelli della democrazia. Senza un accordo sulla difesa dell’Ucraina, non c’è programma, non c’è leadership, non c’è coalizione e più che occuparsi di come formare un campo largo bisognerà chiedersi come evitare una volta per tutte la tentazione pericolosa di abbracciare un campo Lavrov.
Al direttore - L’Europa torna a occuparsi del passaggio generazionale delle imprese, ma per la prima volta riconoscendone il valore strategico e l’impatto sulla competitività. La raccomandazione della Commissione europea del 22 giugno 2026 ha segnato un cambio di paradigma: il trasferimento delle Pmi non è più solo un tema successorio, ma un fattore essenziale per capacità produttiva, occupazione e autonomia strategica. Come evidenziato anche da Bruxelles, l’economia europea non può permettersi la chiusura di imprese sane per mancanza di successori o acquisizioni extraeuropee. In Italia la questione è particolarmente urgente: il paese sta entrando nella più grande transizione generazionale della sua storia. Entro il 2036 saranno trasferiti oltre 470 miliardi di ricchezza finanziaria della clientela Private; 1.800 miliardi (pari al 28 per cento della ricchezza delle famiglie) sono partecipazioni in imprese non quotate. Non si tratta solo di eredità famigliari, ma della continuità di imprese e patrimoni che rappresentano una quota rilevante della ricchezza nazionale. Per l’Associazione italiana private banking (Aipb), le iniziative legislative italiane vanno nella direzione corretta, puntando a rafforzare governance, fiscalità e accesso ai capitali da parte delle imprese. Le modifiche al Testo unico della Finanza semplificano la quotazione e favoriscono l’apertura del capitale. La riforma delle successioni mira invece a evitare che il trasferimento d’impresa comprometta la continuità aziendale, prevedendo esenzioni e dilazioni d’imposta legate alla prosecuzione dell’attività. E tale impostazione emerge anche dalla Commissione europea che raccomanda agli stati membri di prevedere esenzioni, riduzioni o dilazioni d’imposta purché funzionali alla prosecuzione dell’attività d’impresa e al mantenimento dell’occupazione.
Antonella Bersani