Ma quale coalizione? Il campo largo si vergogna dei suoi leader

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

26 AGO 26
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Al direttore - Il ripensamento degli ex wokisti ripropone un meccanismo già visto nella sinistra italiana: attribuire la crisi agli “eccessi” di minoranze deviate per salvare il nucleo originario della dottrina del movimento wokista. E’ la stessa logica adottata per i “compagni che sbagliano”, con cui negli anni Settanta e Ottanta intellettuali e politologi della sinistra estremista cercarono di isolare la violenza dei terroristi rossi senza interrogarsi sulle radici politiche e culturali che l’avevano resa possibile. Oggi il wokismo estremistico viene liquidato come deviazione identitaria, ma la crisi riguarda l’intero impianto: una concezione della politica che ha rinunciato a decidere, sostituendo la gerarchia delle priorità con la proliferazione di diritti assoluti. La politica è diventata un dispositivo di riconoscimento moralistico, non di governo. Il pentitismo attuale è tattico: non affronta il nodo decisivo, cioè come ordinare diritti plurali e spesso confliggenti. Senza questa risposta, il “postwokismo” è un vuoto, come lo fu il moralismo antiterrorista incapace di ricostruire una cultura politica. Qui si apre il compito della sinistra riformista: riaffermare il primato della politica come criterio ordinatore. Non somma di diritti, ma loro governabilità; capacità di scegliere, stabilire priorità, definire quali diritti vengono prima e con quali risorse. Solo una sinistra che recupera questa responsabilità evita che il vuoto del postwokismo venga riempito da nuove destre radicali. La sfida è costruire una grammatica della decisione che tenga insieme emancipazione individuale e giustizia sociale: non basta dire che i diritti devono convivere, bisogna dire come, in che ordine e in nome di quale idea di società.
Alberto Bianchi
Al direttore - Bisognerebbe stilare, con una certa urgenza, l’elenco di tutte le volte in cui i più prestigiosi pm antimafia hanno lanciato l’allarme contro il rischio, anzi, la certezza, secondo loro, che una legge in fase di approvazione avrebbe consentito a decine, se non centinaia, di condannati per mafia di uscire di galera. L’ultimo grido di disperazione in ordine di tempo ha preso di mira la norma che permette ad alcolisti e tossicodipendenti di scontare la pena in comunità o ai domiciliari. Naturalmente, anche questa volta, così come in passato, nessun condannato per mafia uscirà dal carcere grazie alla nuova legge. Però ci si domanda: avendo sbagliato previsione una prima volta, poi una seconda e quindi una terza, senza rendersi conto che la loro era solo una preoccupazione mal riposta (anche se, lo sappiamo, è ben peggio di così), quante volte ancora sarà consentito lanciare inutili allarmi prima di perdere almeno un pizzico di credibilità?
Luca Rocca
Al direttore - Roberto Speranza, ex ministro democratico della Salute, in un’intervista al Corriere del 24 agosto, dice no alle primarie (“sarebbe un clamoroso autogol”) e in alternativa propone d’indicare sulla scheda elettorale un nome simbolo “come un neo diciottenne o un vecchio partigiano” (sic!)... Anche in politica la speranza è l’ultima a morire.
Valerio Gironi
Una coalizione che ha paura di ragionare sul suo possibile leader è una coalizione che non solo si vergogna dei suoi leader (se hai paura delle primarie è perché pensi che nessun leader possa essere competitivo con la leader rivale) ma è anche una coalizione che si vergogna di essere considerata come tale. Sulla leadership, il campo largo è senza speranza.
Al direttore - A Giuseppe Conte, o a chi per lui, bisogna riconoscere un certo fiuto politico. Ha colto al volo il pur faticoso cambio di rotta della sinistra americana sul “wokismo”, un delirio ideologico che si è tradotto in disastrosi conflitti sociali e in un suicidio elettorale. E si è messo a vento, per così dire, spiazzando la sua principale alleata che, come è noto, è assai sensibile all’ultima metastasi della cultura del politicamente corretto. C’è però un problema. A gennaio di quest’anno la deputata pentastellata, nonché filoHamas, Stefania Ascari ha presentato alla Camera un progetto nazionale educativo dal titolo pittoresco: “Storie spaziali per Maschi del Futuro”. La sua missione dichiarata è la sistematica “decostruzione degli stereotipi di genere” nella scuola primaria. Il progetto gode anche del sostegno di un senatore del Pd da me stimato, Filippo Sensi. Ora dobbiamo attenderci qualche ripensamento?
Michele Magno