Niente girotondi degli indignati sotto la sede Rai dopo il caso Ranucci?

Chi ha scritto al direttore, Claudio Cerasa

19 AGO 26
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Sigfrido Ranucci durante il photocall di presentazione di Report presso la sede Rai di viale Mazzini a Roma, 23 marzo 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

Al direttore - Ci rallegriamo del ripensamento in corso, ma che bello sarebbe una sinistra che invece smette di fare i piani quinquennali su come si deve pensare – e mò facciamo tutti il woke, e mò non lo facciamo più – e mi lascia in pace.
Andrea Minuz
Al direttore - Alla destra al governo è mancato, nel momento opportuno, il coraggio di un editto bulgaro (copyright Silvio Berlusconi) nei confronti di Sigfrido Ranucci e “Report”. Oggi sarebbe un errore procedere alla sua sostituzione mentre è in corso un processo di mitridatizzazione tra il conduttore e la sinistra, in un crescendo che si porta appresso il silenzio assordante dell’Anm, dell’Ordine dei giornalisti e della Fnsi, nonché l’impegno militante della stampa e delle tv forcaiole: oves et boves et omnia pecora campi.
Giuliano Cazzola
Se il caso Ranucci fosse stato un caso Porro, un caso Belpietro, un caso Sallusti, un caso Sechi, un caso Giordano o un caso riguardante un qualsiasi non eroe del circo mediatico-giudiziario, l’associazione dei magistrati, i sindacati dei giornalisti e i fan di Ranucci, a parte forse Lavitola, avrebbero già organizzato girotondi attorno alla Rai per chiedere un passo indietro, “per difendere la democrazia”, “per non svilire il servizio pubblico”, per “tutelare il bene comune dell’informazione non al servizio dei massoni”.
Al direttore - La questione dei balneari è uno di quegli argomenti che si tramandano di governo in governo. Secondo l’indagine di Altroconsumo c’è stato quest’anno un incremento dei prezzi degli stabilimenti del 6 per cento nel mese di agosto. Credo che sia l’occasione per un ragionamento di lunga durata venendo incontro alle esigenze di chi ha investito ma anche dei semplici cittadini che hanno diritto di usufruire di un bene comune. Una legge nazionale non c’è: c’è però la legge regionale Minervini in vigore in Puglia che prevede un 60 per cento di spiagge libere e un 40 da dare in concessione. Abbiamo regioni in cui le spiagge private superano il 70 per cento e arrivano al 90 per cento lasciando ai bagnanti il “privilegio” fantozziano della spiaggia libera ad altezza/bassezza fogne. Si può arrivare a una soluzione che contempli esigenze dei cittadini e investimenti dei balneari, programmando di qui a 20 anni il futuro e tenendo conto dell’erosione delle spiagge. Si possono pensare anche soluzioni mediane in cui nelle spiagge libere ci sia l’opportunità di affittare lettini. La vera concessione è far tornare il mare a essere un diritto di tutti indipendentemente dalle tasche. Trovando un compromesso fra ambiente, libertà e profitto.

Daniele Piccinini
Qualche buon esempio però c’è. Il comune di Roma, negli ultimi mesi, ha assegnato 31 concessioni balneari sul litorale di Ostia. Nessun dramma, nessun disagio, nessuna lamentela, opportunità per tutti e, in prospettiva, servizi migliori. Si può fare.
Al direttore - La garbata e composta replica del dott. Ferdinando Cancelli, medico palliativista, al contributo che la senatrice Craxi ha voluto offrire sulle pagine di questo stesso giornale sul tema del “fine vita” – ovvero, come causticamente ha puntualizzato il medico, sul tema del “suicidio assistito” – in merito al quale (la senatrice) auspica una normativa statale che “chiarisca confini”, “fissi garanzie”, “impedisca fughe in avanti”, “protegga i malati”, “tuteli i medici”, “preservi l’identità del sistema sanitario” ed “eviti il caos normativo”, mi ha richiamato alla memoria un altrettanto caustico aforisma del compianto scrittore e filosofo colombiano Nicolás Gómez Dávila: “Civiltà è ciò che è miracolosamente scampato allo zelo dei governanti”. Dove a “governanti” può ben sostituirsi “legislatore”.
Gaetano Tursi