lettere al direttore
Il metodo Ranucci? Fare finta di nulla. Tenero e bombastico
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
13 AGO 26

Foto ANSA
Al direttore - Però accostarsi a chi ha avuto bombe vere e non bombe d’amore.
Giuseppe De Filippi
Il giorno dopo l’attentato del 10 ottobre Ranucci denunciava “il clima di isolamento e di delegittimazione nei miei confronti”, alludendo in modo neanche troppo implicito alla politica che a suo parere non amava “Report”. Oggi che appare essere chiaro chi ha lavorato all’attentato a Ranucci – Lavitola ieri ha confessato – sembra essere interessato a mostrare grande insofferenza più per chi vuole sospendere “Report” che per chi voleva fargli l’attentato. Non sappiamo se Ranucci sapesse qualcosa rispetto a ciò che stava combinando Lavitola per regalargli un po’ di esplosiva notorietà e scomodità in più. Sappiamo però come funziona il metodo Ranucci: costruisci una storia, non occuparti delle prove, crea delle allusioni e se poi la realtà va da un’altra parte cambia obiettivo e fai finta di niente. Tenero e bombastico.
Al direttore - Da qualche giorno l’onorevole Roberto Vannacci e i colleghi che aderiscono a Futuro nazionale hanno deciso di dedicarmi un’insospettabile dose di attenzioni pubbliche. L’innesco? Una dichiarazione di voto nella quale mi limitavo a scandire concetti che consideravo persino banali, di ordinaria evidenza empirica: cose che si rintracciano nei manuali di Sociologia su cui studiano i loro figli, ma pure nelle leggi di Bilancio che essi stessi hanno votato, nelle relazioni analitiche dell’Inps o nei rapporti di Confindustria che solitamente applaudono compunti. Ho ricordato, in sostanza, che le migrazioni sono un fenomeno antico quanto la specie umana, inevitabile e strutturalmente positivo se governato. Ho rivendicato la bontà pragmatica del più capiente decreto Flussi della storia recente e la ratio politica di investire nella cooperazione internazionale (3 miliardi solo per i paesi prioritari): costruire opportunità nei luoghi d’origine, formare al contempo lavoratori prima del loro ingresso e incanalare la mobilità in un posto di lavoro vero. Ho pure aggiunto – e forse lì è scattato qualcosa – che la “remigrazione” è una categoria priva di qualsiasi sostanza scientifica e dunque insuscettibile di farsi programma politico. Altra cosa, semmai, è il rimpatrio degli irregolari, cantiere su cui questo governo ha lavorato con serietà attraverso decreti che quegli stessi parlamentari hanno approvato in Aula senza fiatare. E’ bastato questo – sobrio – richiamo alla realtà per farmi guadagnare l’imputazione di “parlare come la sinistra”, una tentata mostrificazione in diretta tv invero riuscita piuttosto male, aggravata – secondo loro – dalla scoperta (capirai!) che mio padre fu un amministratore del Pci e condita da qualche battuta di dubbio gusto tipo che, “chiamandosi Russo, dovrebbe essere per forza ‘filoputinista’ (cit.), come se fosse un tema su cui scherzare, quasi facesse ridere. Premesso che prender lezioni di linguaggio da chi evoca “rastrellamenti” e scimmiotta il sergente di ferro – con la verve comica della “Soldatessa alle grandi manovre” con Alvaro Vitali – mi chiedo: non staremo facendo un errore a prenderlo così sul serio? Il programma presentato giusto ieri lo dimostra: più un “Count Binface” nostrano che un aspirante presidente del Consiglio di un grande paese europeo. Anche l’idea di trollare suppletive ed elezioni locali, in fondo, non è nuova e l’ha copiata proprio dall’“Uomo spazzatura”. Del resto, se ci fosse stata una reale volontà di misurarsi con il lavoro politico vero, le occasioni non gli sarebbero mancate: da vicesegretario di un importante partito di governo la strada della responsabilità era tracciata, eppure “il generale” ha preferito fondarsi il suo partito e rifugiarsi subito all’opposizione, dove bastano due slogan scopiazzati riscritti in militaresco e qualche prompt ben impostato all’intelligenza artificiale. Prenderà voti? Sicuro. Ma quella che lancia il populismo anti establishment è una sfida che si può condurre – come, mi pare, stiano facendo tutti o quasi – senza scadere nella lotta nel fango: conta più non perdere la lucidità che qualche voto. In conclusione, direttore, già che sono stato attenzionato, vorrei fare outing volontario, nella speranza di evitarmi una prossima puntata: non ho nemmeno fatto il militare. Cordiali saluti e buone vacanze ai tuoi lettori.
Paolo Emilio Russo, parlamentare di Forza Italia