Lettere al direttore
I garantisti per Lavitola, spiazzati da chi preferisce le prove a Ranucci
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
11 AGO 26

Foto Lapresse
Al direttore - “Tra due anni fai il presidente”, “seee, bum”.
Giuseppe De Filippi
Al direttore - Mettete un litro di demagogia pacifista in una pentola. Quando l’acqua bolle, versate duecentocinquanta grammi di antisionismo macinato e cento grammi di semola complottista. Fate cuocere a fuoco lento per mezz’ora. Mescolate e aggiungete, di tanto in tanto, una manciata di Reddito di cittadinanza alternata a una di purissimo qualunquismo italico. Insaporite con un pizzico di pepe Superbonus e di aglio anti ucraino. Fate raffreddare in una teglia unta con olio di girasole russo. Il minestrone di Conte è pronto per essere gustato dagli avventori dem del ristorante pentastellato (non per la Guida Michelin, beninteso).
Michele Magno
Al direttore - Il pezzo di Pierluigi Battista sull’antisemitismo normalizzato (il Foglio di lunedì 10 agosto) andrebbe letto nelle scuole di ogni ordine e grado. A conforto di quanto scrive Battista segnalo che a Stromboli (12,6 chilometri quadrati, 400 abitanti!) garriscono al vento, orgogliosamente e legittimamente, cinque/sei bandiere palestinesi (comprese quelle lacerate dal vento) e non mancano murales e magliette pro Pal. Poi succede che un isolano (incredibile ma vero) issi a casa sua una bandiera israeliana e immediatamente qualche ditino si sia alzato, qualche naso si sia storto e ci siano stati borbottii di malumore. Niente di violento, tutta roba sobria e da spiaggia, insomma da villegiante militante. Buone vacanze a tutti.
Valerio Gironi
Al direttore - “Lo confesso, lo spettacolo dell’universo politico mi dà il voltastomaco”, scrisse Paul Valéry. Era il 1919. Dia retta al vecchio cronista lei che per lavoro deve assistere allo spettacolo. Quando chiude il giornale metta in pratica un allopatico rimedio. Si conceda a cena una dozzina di ostriche ghiacciate (so che le adora e le adoro anche io). Sono più saporite ed efficaci del carciofo contro il logorio della politica.
Gino Roca
Al direttore - L’arresto di Valter Lavitola rappresenta una svolta nelle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci; indagini che sonnecchiavano da quando erano emersi i legami di amicizia e di collaborazione tra la vittima e il presunto mandante. Ora abbiamo i presunti esecutori assicurati alle patrie galere, dove li ha raggiunti il presunto mandante. Il trait d’union tra loro è riparato in Camerun. Attendiamo con curiosità il movente. Lavitola non ha la tempra di Primo Greganti.
Giuliano Cazzola
Attendiamo con curiosità anche le tesi degli improvvisati garantisti per Lavitola, indignati non per l’arresto in via cautelare ma perché i magistrati di Roma hanno scelto di credere più alle proprie prove che a quelle di Ranucci, che da settimane, mentre Lavitola faceva poco per sfuggire dall’accusa di poter inquinare le prove, sostiene che i magistrati capiscano poco, che le accuse della procura siano sbagliate e che la verità da seguire sul caso Lavitola è quella di Ranucci e non quella dei magistrati. Servirebbe una puntata speciale di “Report”. Titolo suggerito: come può l’Italia provare a essere garantista sempre, seguendo cioè lo stato di diritto e non solo la rubrica telefonica di Sigfrido Ranucci.