lettere al direttore
C’è un Conte che può salvare l’Italia (spoiler: non è Giuseppi)
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
28 LUG 26

Foto ANSA
Al direttore - L’amichettismo nel sistema del calcio italiano è al di sotto di ogni sospetto. #andreapirloctnazionale.
Michele Magno
C’è un Conte che può salvare l’Italia. Antonio, non Giuseppi. Forza Conte.
Al direttore - Chi afferma che la difesa è sempre legittima non ha torto. Lo è, difendersi è sempre legittimo, per forza. Ciò che sfugge a chi pensa che così sia possibile “assolvere” Mario Roggero, è che la sua, semplicemente, non è stata difesa. Quando il gioielliere ha ucciso, infatti, la necessità, il dovere, la legittimità di difendersi era già venuta meno, visto che i rapinatori erano in fuga. La difesa, dunque, è sempre legittima? Certo che sì, ma prima, magari, sarebbe opportuno che certi difensori tenaci, ma irragionevoli, di Roggero, ci spiegassero da che cosa si stava difendendo, quando ha esploso quei colpi fuori dalla gioielleria.
Luca Rocca
Al direttore - Sta per ricominciare la solita tiritera sulla mente debole dell’autore dell’attacco a Berlino. In un cortocircuito mentale che è difficile considerare ingenuo, ci si dimentica che l’esecutore materiale di un crimine può benissimo, per varie ragioni, essere considerato incapace, ma come persona. Chi lo ha armato, in qualsiasi modo lo abbia fatto, va considerato il mandante. Se poi si tratta di un’organizzazione, questa dovrebbe essere considerata di tipo mafioso e trattata come tale. In quasi tutti i paesi il mandante è punito più severamente del semplice esecutore materiale. Se in più costui è, a vario titolo, un incapace, si aggiunge il reato di manipolazione, punito dagli art. 44 e 111 del c.p., che definiscono il manipolatore “autore mediato”.
Harry Salamon
Al direttore - Secondo Travaglio, “Quando un politico vuol mandare un messaggio ai poteri marci senza farlo sapere in giro, li chiama aumma aumma o, se non ha il numero, dà un’intervista al Foglio. Che, essendo un organo clandestino, non rischia di essere letto dalla gente normale”. Da lettore del Foglio, però, non mi sono sentito per niente offeso, figurati: se me lo dice Travaglio, vuol dire che non siamo normali, siamo superiori.
avv. Arialdo De Petris
Quando un giornale urla, eccedendo negli insulti, è perché quel giornale non ha solidi argomenti per criticare il giornale che vuole insultare. Quando un giornale non ha argomenti per criticare, di solito è una cattiva notizia per il giornale che critica e una buona notizia per il giornale criticato. Da lettori del Fatto, però, non possiamo che essere felici di notare che, mentre il direttore del Fatto era lì a insultare il Fogliuzzo, i suoi giornalisti in questi giorni il Foglio lo hanno letto a tal punto da aver trasformato, per quattro giorni consecutivi, in un argomento di dibattito un’intervista rilasciata al nostro giornale da Elly Schlein. Capiamo però bene il direttore del Fatto: quando qualcuno gli ricorda che, per essere antifascisti, bisogna stare con l’Ucraina e non con la propaganda putiniana, i diti si intrecciano, come direbbe Fantozzi, e si perde lucidità. Spasiba, caro Marco.
Al direttore - Mi sorprende l’ingenuità dei giornalisti italiani che ancora non capiscono le caratteristiche e le motivazioni della guerriglia No-Tav, come le manifestazioni violente dei pro Pal, e altre centinaia di fenomeni simili. Questi attivisti sono ben forniti ed equipaggiati, hanno disponibilità per viaggiare in tutto il mondo, e contano su una rete straordinaria di complicità. Possibile che i giornalisti non capiscano cosa sta succedendo? Questi manifestanti sono finanziati e organizzati da potenze straniere che mirano alla destabilizzazione delle democrazie occidentali. Per quale motivo nessuno ha il coraggio di dirlo? Evidentemente queste potenze straniere sono così forti che si ha paura ad ammettere esplicitamente la loro complicità in questi fenomeni eversivi e destabilizzanti. A questo punto a cosa serve il giornalismo se non spiega i fatti che stanno accadendo? Eppure l’evidenza non si può nascondere.
Cristiano Martorella
Al direttore - Pirlo: Futuro in Nazionale no, Futuro Nazionale vediamo.
Giuseppe De Filippi