lettere al direttore
Politiche condivise. Dopo Schlein, Pichetto Fratin e De Pascale ci scrivono
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
24 LUG 26

Al direttore - Mi fa piacere constatare, come ha annunciato Elly Schlein al Foglio, che “il Pd non ha alcuna preclusione ideologica sul nucleare”. E’ un’ottima notizia per il Paese perché vuol dire che il principale partito di opposizione non farà una battaglia ideologica contro il nucleare ma parteciperà, così come mi sono sempre augurato, a un costruttivo confronto sul merito. “Il problema è legato ai tempi e ai costi” evidenzia la segretaria del Pd. E infatti il governo, con la legge delega sul nucleare sostenibile che sta per essere approvata in via definitiva dal Senato, sta creando il quadro giuridico necessario affinché il Paese sia pronto ad adottare questa fonte quando le nuove tecnologie avranno raggiunto un adeguato livello di maturità e sarà quindi possibile valutarne in modo attendibile i costi: l’orizzonte a cui si guarda e che si auspica è la prima metà del prossimo decennio. Fare politica vuol dire programmare il futuro oltre a governare il presente. Le rinnovabili non programmabili sono certamente la colonna portante del nostro mix energetico nazionale: nel 2021, in Italia, sono stati installati appena 1,3 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili. Dal 2022, quando si è insediato questo governo, il ritmo di crescita è significativamente aumentato: 3,2 GW nel 2022, 5,8 GW nel 2023, 7,5 GW nel 2024 e 7,2 GW nel 2025. Oggi abbiamo una capacità da energia rinnovabile di 85,2 GW: dal 2023 a giugno 2026 sono stati installati 24 GW aggiuntivi. Le rinnovabili hanno avuto un boom con questo governo, a dimostrazione della convinzione che abbiamo sul tema. Ma nei prossimi vent’anni la domanda di energia elettrica raddoppierà. Allo stesso tempo, entro il 2050, dovremo superare le fonti fossili che oggi garantiscono la stabilità del sistema, la programmabilità e la sicurezza energetica, ma che inquinano emettendo CO2 nell’atmosfera. Accanto alle rinnovabili, sulle quali punteremo sempre di più, serve una fonte che sostituisca il fossile: oggi gli esperti ci dicono che questa fonte, capace di garantirci nel medio e lungo periodo energia continua, pulita e programmabile, sarà il nucleare di nuova generazione, sicuro e sostenibile. Non saremo in grado altrimenti di raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione insieme a quello della sicurezza energetica italiana ed europea. E neppure di continuare ad accompagnare lo sviluppo e il progresso, che chiedono una quota sempre maggiore di energia. Basti pensare alla crescita attesa della domanda dovuta all’elettrificazione dei consumi e al rapido sviluppo dell’Intelligenza artificiale e dei data center. Vorrei evidenziare inoltre che insieme alla legge delega sul nucleare sostenibile intendiamo continuare la ricerca e la sperimentazione sull’energia da fusione, che tutto il mondo attende e sulla quale l’Italia è impegnata in prima linea a livello mondiale. E’ una grande notizia, perciò, sapere che il principale partito di opposizione, sul tema del nucleare sostenibile di nuova generazione, è pronto a misurarsi sul merito, senza pregiudizi ideologici. Grazie per il contributo che ancora una volta, col suo giornale, ha dato al dibattito pubblico.
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
A Roma, il governo ha trovato un modo per collaborare con il sindaco del Pd, Roberto Gualtieri, per cambiare in Europa le norme sull’Ets in modo da rendere più semplice i lavori sul termovalorizzatore della Capitale. Servirebbe lo stesso approccio sulle rinnovabili (se il Pd e Meloni collaborassero insieme ci sarebbero meno regioni come la Sardegna, in mano al centrosinistra, che ciurlerebbero nel manico sugli impianti). Servirebbe lo stesso approccio sul nucleare (direzione giusta, caro ministro, ma come lei sa si è perso molto tempo, molti anni). Chissà.
Al direttore - L’intervista di Elly Schlein al Foglio è molto importante perché segna un cambio di passo pubblico. Non solo per le singole proposte, quanto per il metodo complessivo: riconoscere che un grande partito di governo deve avere il coraggio di misurarsi con la complessità, senza rifugiarsi nelle semplificazioni e senza lasciare temi decisivi agli avversari. E’ un’impostazione che condivido. Nelle risposte della segretaria io credo si legga chiaramente la volontà di costruire una nuova strategia sulla sicurezza che tenga insieme prevenzione e repressione: investire in scuola, inclusione e riqualificazione urbana, ma anche garantire legalità, certezza della pena e strumenti efficaci per chi ogni giorno tutela i cittadini. Significa anche ricercare un nuovo equilibrio tra Green deal e politica industriale, superando contrapposizioni ideologiche e correggendo ad esempio gli errori dell’attuale sistema Ets, per coniugare decarbonizzazione, competitività e lavoro. Significa essere davvero il partito delle energie rinnovabili, ma con l’onestà intellettuale di riconoscere che nessuna tecnologia, nemmeno il nucleare, può essere esclusa per pregiudizio: la neutralità tecnologica deve guidare la transizione ecologica, la sicurezza e l’economicità degli approvvigionamenti. Lo stesso vale per la politica estera. Sono fermamente convinto che sia urgente una strategia che rilanci credibilmente una pace giusta e possibile, segnando una netta discontinuità rispetto agli errori e alle timidezze della politica internazionale di Meloni e von der Leyen, ma senza alcuna ambiguità sul sostegno strategico al popolo ucraino. Questa apertura alla complessità, ora, ovviamente, chiede coerenza. Coerenza nell’opposizione, avanzando proposte credibili e praticabili, coerenza nelle esperienze di governo locale e coerenza domani, quando si sarà chiamati a governare. Anche perché il quadro politico sta cambiando rapidamente: la distanza sempre più evidente tra Meloni e Vannacci ribalta i pronostici di pochi mesi fa. Un centrosinistra unito, con una linea chiara e una credibile vocazione di governo, oggi potrebbe non solo vincere le elezioni in maniera altrettanto stabile, ma soprattutto restituire all’Italia un governo capace di affrontare le sfide del nostro tempo.
Michele De Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna