Una moratoria sull’abuso politico della cronaca nera, please

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

23 LUG 26
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Al direttore - Nella convinzione che Roggero non debba stare in galera, ciò che la politica dovrebbe fare è evitare altri casi Roggero. La grazia a lui, detenuto famoso, è nulla se altri Roggero ignoti rischino la stessa sorte. Il centrodestra ha avuto quattro anni per modificare la legge, e non lo ha fatto. Chi lo farà per evitare altri Roggero?
Annarita Digiorgio
Al direttore - A leggere certi giornali italiani, parrebbe di vivere in un paese con le istituzioni democratiche in perenne conflitto tra di loro. Con una magistratura sotto assedio e le libertà politiche e personali ridotte al lumicino. Una nazione in perenne crisi economica e irrilevante sul piano internazionale, sempre sull’orlo del baratro. Insomma un’Italia dipinta sempre a tinte fosche o peggio ingovernabile. Allora mi pongo una semplice domanda: Cui prodest?
Antonello Sassu
I punti cardinali sono sempre quelli. La sinistra si ringalluzzisce quando ci sono le forze dell’ordine da denigrare. La destra si ringalluzzisce quando ci sono magistrati da attaccare. Il filo conduttore però è sempre lo stesso: l’abuso della cronaca nera. Se ne abusi a destra, non puoi lamentarti che anche la sinistra lo faccia. E viceversa. Una moratoria, please.
Al direttore - Secondo il sindaco Matteo Lepore a Bologna c’erano due piazze: una pacifica e democratica in piazza Nettuno, un’altra violenta ed eversiva, a due passi, in piazza Roosevelt. E’ vero: quest’ultima ci sarebbe stata comunque e avrebbe agito allo stesso modo, anche in mancanza del sit-in convocato dal sindaco. Il problema sta proprio qui: perché le manifestazioni promosse dalla sinistra hanno sempre un secondo tempo di violenza e guerriglia urbana? Inoltre anche la piazza democratica e pacifica era raccolta attorno a uno striscione che, oltre a chiedere verità e giustizia per Fakir, invocava l’abolizione della violenza di stato (e dei padroni, che non guasta mai).
Giuliano Cazzola
Al direttore - “Continuiamo così, facciamoci del male”. La celebre battuta di Nanni Moretti in “Bianca” – pronunciata di fronte allo sconcerto suscitato da un commensale che non aveva mai sentito nominare la Sacher-Torte – ben si presta alle odierne discussioni e, soprattutto, alle odierne speculazioni sulla legittima difesa e sulla grazia. Secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbe stata presentata, o sarebbe in corso di presentazione, una proposta di legge dichiaratamente finalizzata a “liberare” Mario Roggero. Il testo prevederebbe che, “in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. Non importa, dunque, che la reazione sia proporzionata all’offesa. Non importa che il pericolo sia ancora attuale o sia ormai cessato. Non importa neppure che la condotta sia realmente difensiva e non si traduca, invece, in mera vendetta. Detto altrimenti: prendi la pistola, insegui chi fugge e spara pure. Anzi, se vuoi, considerando che la norma giustifica “qualsiasi reazione”, infierisci pure sugli aggressori prima di sparare. Siamo sempre più nel mondo del fantadiritto: sull’onda dell’ultimo caso di cronaca si eliminano, l’uno dopo l’altro, tutti i presupposti della legittima difesa, salvo continuare ostinatamente a chiamarla così. E’ una proposta di fronte alla quale – verrebbe da dire scherzando, ma non troppo – persino un’intelligenza artificiale addestrata alla neutralità si metterebbe le mani nei capelli: non per pregiudizio ideologico, ma per la difficoltà di conciliare una simile previsione con i princìpi costituzionali. Il nodo, però, non è giuridico, ma politico. Una norma penale generale e astratta non può essere costruita per incidere retroattivamente sull’esito sostanziale di un singolo processo, né può trasformarsi in una grazia mascherata concessa per via legislativa.
Sempre Nanni Moretti, in “Palombella rossa”, ricordava che “le parole sono importanti”. E dovrebbero esserlo ancora di più quando entrano nel codice penale. Chiamare “difesa” qualsiasi reazione, anche sproporzionata, successiva alla cessazione del pericolo e priva di natura difensiva, non significa ampliare la legittima difesa. Significa, semmai, abolirne i confini. La sicurezza dei cittadini richiede tutele effettive, regole chiare e giudizi fondati sui fatti, non l’ennesima norma costruita sull’emozione e destinata a confondere definitivamente difesa, reazione e vendetta.
Continuiamo così, facciamoci del male.
Guido Stampanoni Bassi