le lettere al direttore
In uno stato di diritto la logica del Far West non può avere cittadinanza
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
22 LUG 26

Al direttore - “Come si raccontano tre anni che hanno cambiato tutto? Come si costruiscono gli anticorpi dell’antisemitismo? Nessuno me lo aveva insegnato”, così mi ha scritto in una lettera accorata un giovane psicologo ebreo, in una lettera che Il Foglio ha gentilmente ospitato martedì 21 luglio. Una lettera accorata e carica di umanità di un giovane ebreo italiano, che da un giorno all’altro si è riscoperto solo e guardato con sospetto da colleghi e amici che sino ad allora non avevano mai manifestato segni di ostilità o intolleranza nei suoi confronti. Di lettere come queste ne ho ricevute molte in questi tre anni. Psicoterapeuti in formazione umiliati dai loro insegnanti (a una è stato chiesto se gli ebrei italiani sono diversi da quelli israeliani, nel senso che non sono “cattivi” e “inumani” come loro); “psicoterapeuti” che si propongono di curare “gli ebrei” “liberandoli” dal “sionismo”, come se fosse una patologia psicologica, come è accaduto negli Stati Uniti, ricalcando senza nemmeno rendersi conto le orme di chi in Unione Sovietica rinchiudeva i dissidenti politici distruggendoli come persone. Il primo stadio per superare un trauma è uscire dall’isolamento, condividere il proprio dolore con altri, scrivere e pubblicare in prima persona quando si trova la forza per farlo. Soprattutto non pensare mai di essere soli. Migliaia di altre persone vivono gli stessi dilemmi e le stesse paure. Si tratta di ebrei e non ebrei unititi dalle stesse preoccupazioni e timori. Ciò che accade è un pericolo per tutti. A essere in pericolo sono la democrazia e i valori su cui poggia la convivenza fra persone e culture.
Un cordiale saluto
Un cordiale saluto
David Meghnagi, Ordinario Società psicoanalitica italiana
Al direttore - “Sosterrò Zelensky al 100 per cento, così come ha fatto Keir Starmer. Sarò e saremo sempre al suo fianco”. Così parlò il neo primo ministro inglese Andy Burnham, il quale traccia una linea di continuità con chi l’ha preceduto pronunciando parole inequivocabili come, dalle nostre parti, non si sentono dai tempi del governo Draghi.
Giulio Franchi
Al direttore - Le scrivo per segnalarle una piccola imprecisione contenuta nell’articolo pubblicato oggi sul Fogliorelativo al processo Roggero. Sergio Novani, indicato come “il perito vannacciano”, non è professore dell’Università degli Studi dell’Insubria. In passato ha collaborato con il nostro ateneo in qualità di docente esterno, ma tale collaborazione si è conclusa ormai da due anni. E’ invece professore ordinario dell’Università dell’Insubria Stefano Marcolini, uno dei difensori di Roggero. La ringrazio per l’attenzione e le porgo i miei più cordiali saluti.
Laura Balduzzi, Università degli Studi dell’Insubria
Al direttore - Le multe per chi non rispettava l’obbligo vaccinale sono state cancellate. Due medici noti per posizioni critiche sui vaccini sono stati nominati all’interno del Nitag (Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni) del Ministero della Salute. Nomina poi revocata per le accese proteste della comunità scientifica italiana. L’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta Covid sta di fatto delegittimando l’operato sanitario e scientifico, anziché limitarsi a un’analisi amministrativa dell’operato politico. E infine la radiazione (avvenuta da parte degli ordini dei medici) per i medici No vax che non rispettavano i pazienti spargendo false notizie è stata cancellata da un emendamento ridicolo. Sono purtroppo molti gli indizi che portano a una prova. La prova che il governo italiano è prigioniero di una parte politica che ha fatto dell’ideologia antiscientifica e No vax il suo modus vivendi e operandi. E’ evidente che c’è una parte politica che non ama i sanitari e detesta confrontarsi con la scienza ufficiale. Probabilmente perché non ne possiede i mezzi e neppure le competenze. L’ultima “santificazione” di alcuni medici disertori è vergognosa. E’ l’ennesimo tentativo maldestro di strizzare l’occhio alla minoranza No vax, terrapiattista e antiscienza in vista delle prossime elezioni. In realtà si tratta soltanto di alcune centinaia di medici che hanno disatteso il giuramento di Ippocrate, mettendo a rischio la salute di migliaia di italiani. Tutti gli altri medici (oltre 400 mila) vengono regolarmente schifati e dati per scontati, in particolare da alcuni partiti di destra. In un paese normale ai medici disertori avrebbero stracciato la laurea e impedito di fare altri danni. In Italia vengono santificati. Spero che gli italiani si ricorderanno di tutto questo alle prossime elezioni. La pazienza ha un limite. Inimicarsi la pressoché totalità dei medici vuol dire essere a un passo dalla disperazione, anche tenendo conto che la salute pubblica italiana continua ad andare sempre peggio e difficilmente potrà essere risolta da quello 0,1 per cento di medici No vax, santificati da una parte della politica.
Matteo Bassetti
Al direttore - Il mese scorso il bimestrale newyorkese Foreign Affairs ha pubblicato un saggio di Seva Gunitsky e Jeremy Morris, “The Inertia of Russia’s War: Why Putin Can’t End the Conflict” (“L’inerzia della guerra russa: perché Putin non può porre fine al conflitto”). I due eminenti studiosi dei regimi autoritari richiamano l’attenzione su alcuni aspetti della Russia di Putin pervicacemente ignorati dai pacifinti italiani. Il più importante è che l’autocrate del Cremlino è ormai ostaggio del mostro che ha creato: un sistema economico e di potere in cui deporre le armi determinerebbe un terremoto politico dai risvolti imprevedibili. Non solo il budget di Mosca, ma persino i bilanci delle amministrazioni locali sono tarati pressoché esclusivamente sulla spesa bellica. Nelle stesse province storicamente povere, osservano gli autori, i generosi salari garantiti dalle fabbriche d’armi e i cospicui indennizzi versati in caso di morte o invalidità al fronte hanno garantito a milioni di famiglie i primi reali aumenti di reddito da un decennio a questa parte. Una pace improvvisa distruggerebbe questo inatteso benessere periferico, tramutandosi in un boomerang per la stabilità sociale in virtù di proteste capaci di ribaltare gli equilibri a livello centrale. Per altro verso, un congelamento del conflitto aprirebbe un problema enorme per la sicurezza della Federazione. Infatti, il reinserimento nella vita civile di centinaia di migliaia di soldati, segnati dai traumi della trincea e abituati alla violenza, potrebbe incendiare le città, soprattutto in un mercato del lavoro privato dei ricchi ingaggi garantiti dall’esercito. Per i governi alleati dell’Ucraina, e per i popoli europei tutti, il monito è chiaro: la deterrenza deve fare i conti con un avversario per il quale i rischi legati alla fine delle ostilità superano i costi di un logorante conflitto d’attrito. Questo spiega perché Putin, nonostante le dichiarazioni di facciata, non abbia alcuna intenzione di aprire una vera trattativa di pace. Poscritto: mi permetto di suggerire a Giuseppe Conte la lettura del saggio di Gunitsky e Morris (non a Marco Travaglio, perché ha ammesso di non conoscere l’inglese).
Michele Magno
Al direttore - Caro direttore, tutte le volte che vedo immagini come quelle dei disordini di Bologna, mi viene in mente ancora la frase di Pier Paolo Pasolini a proposito dei fatti di Valle Giulia: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti, / io simpatizzavo coi poliziotti. / Perché i poliziotti sono figli di poveri”.
Antonello Sassu
Il caso Roggero e il caso Bologna hanno un punto in comune: la tendenza della politica a fare della cronaca uno strumento di propaganda e sciacallaggio, dimenticando che nello stato di diritto le responsabilità sono individuali e la logica del Far West non può avere cittadinanza.
Al direttore - L’articolo di Salvatore Merlo (Foglio 21/07) spiega la straziante situazione dei vertici del campo largo in cerca di un candidato per Palazzo Chigi. Pare di vederli stupiti e sperduti come Totò e Peppino in piazza Duomo, chiedersi: per andare dove dobbiamo andare dove dobbiamo andare?
Valerio Gironi
Al direttore - Ma se i capigruppo alla Camera e al Senato di Forza Italia si sono associati a Lega e Fratelli d’Italia nella raccolta di firme per chiedere la grazia per Mario Roggero, siamo proprio sicuri che storcerebbero così tanto il naso di fronte alla prospettiva di imbarcare Vannacci alle prossime elezioni? Forse se ne può dubitare.
Luca Rocca
Non lo faranno. Nel senso che, purtroppo, lo imbarcheranno, fingendo disagio, ma senza storcere il naso e senza capire che se insegui Vannacci portando dentro le possibilità che Vannacci faccia con la destra quello che ha fatto con la Lega ci sono. E sono tante.
Al direttore - La scelta del Foglio di dedicare una serie estiva di riflessione al concetto di “forza” (tre articoli del 7, 14 e 21 luglio) è meritoria e preziosa: è raro che un giornale provi a restituire spessore a un tema che la politica usa solo come slogan. Ma la forza, da sola, non basta a descrivere il mondo che cambia. Per questo mi permetto di suggerire, per l’autunno, una serie dedicata alla “potenza”: la dimensione che non si limita a resistere, ma che imprime direzione, apre possibilità, genera conseguenze. D’altro canto proprio l’ultimo articolo tra i tre citati, quello del 21 luglio, “Il metro di noi europei”, apre una via di riflessione ed approfondimento anche sul concetto di “potenza”. Sarebbe un modo per proseguire la riflessione, portandola dal piano della tenuta a quello dell’azione. Con osservanza.
Alberto Bianchi