Chi spara e uccide a pericolo finito e chi la spara grossa sullo stato di diritto

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

21 LUG 26
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Al direttore - Sono d’accordo con la linea del Foglio nel caso Roggero. Il centrodestra sbaglia ad assumerne la difesa a oltranza e ad aver messo in oggettiva difficoltà il capo dello stato, forzando i tempi di un possibile (ancorché problematico) atto di clemenza. Eppure non ha torto Giorgia Meloni quando denuncia una sproporzione tra le diverse fattispecie di condanne. Poco prima che la Cassazione, il 15 luglio, rendesse definitiva la sentenza di Roggero, il 13 luglio, la Corte d’assise di Arezzo aveva assolto – riconoscendone la totale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti – Giuseppina Martin, 67 anni, rea confessa di aver ucciso, strangolandola nel sonno, la madre novantatreenne Mirella Del Puglia, gravemente malata di Alzheimer. Occorrerà leggere le motivazioni della sentenza; ma secondo le anticipazioni di cronaca alla figlia sarebbe stato riconosciuto uno stress da assistenza durata ben 13 anni. Domanda: se pensiamo alla grazia a Roggero come a una sorta di legittimazione della vendetta personale, l’assoluzione di Martin non potrebbe divenire una licenza, per i caregiver, all’eutanasia fai da te? Anche in questo caso, poi, sono venute in ballo, a giustificazione del fatto, le carenze dell’assistenza pubblica.
Giuliano Cazzola
Non ogni reazione a un’aggressione è legittima difesa, né può diventarlo per decreto politico. Fare campagna elettorale trasformando un caso drammatico in un caso di scuola è populismo allo stato puro. Allargare ulteriormente le maglie della legittima difesa è pericoloso e può portare a legittimare non la difesa, ma il far west. Pensate, per esempio, se il fidanzato della figlia di Roggero – che anni fa Roggero raggiunse a casa e minacciò con una pistola, insieme ai suoi genitori – avesse reagito sparando: sarebbe stata legittima difesa? E quando sentirete, nelle prossime ore, tesi sofisticate sulla necessità di riflettere sul caso Roggero, ricordatevi quanto segue. La riforma della legittima difesa è del 2019: fu approvata durante il governo Conte I, con Salvini vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno. La rapina alla gioielleria è del 28 aprile 2021, a proposito di “Italia insicura”: al governo Draghi partecipava anche la Lega, sebbene il Viminale fosse guidato da Luciana Lamorgese. Quanto alla candidatura, Roggero oggi non può candidarsi. La condanna definitiva a 14 anni e nove mesi comporta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e, in aggiunta, ricade nella disciplina della legge Severino del 2012. La legge delega dalla quale nacque la Severino, peraltro, venne votata anche dalla Lega. Sparare per uccidere quando il pericolo è cessato non è difendersi. E’ un’altra cosa. E spararla molto grossa, quando si parla di stato di diritto, non è meno grave. Cercansi disperatamente, a destra, amici dello stato di diritto che scelgano di non piegarlo ai desiderata dei follower.
Al direttore - Come si raccontano tre anni che hanno cambiato tutto? Come si costruiscono gli anticorpi all’antisemitismo? Nessuno me lo aveva insegnato. Sono cresciuto in una famiglia e in una scuola ebraica che mi hanno trasmesso valori saldi: lo studio, il rispetto dell’altro, la responsabilità, l’amore per il prossimo. Poi il mondo ha iniziato a chiamare quelli come me assassini, fascisti, nazisti. Ma i nazisti non avevano ucciso i miei antenati? Forse aveva ragione Primo Levi: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. Io, però, questo antisemitismo non avrei mai voluto conoscerlo. Per anni essere ebreo è stato una ricchezza. Poi ho scoperto che spesso sembrava qualcosa da nascondere. Così togli da LinkedIn che parli ebraico, eviti di dire che hai studiato in Israele. Fino a che punto puoi cancellarti senza smettere di essere te stesso? Negli ultimi due anni ho incontrato l’antisemitismo anche al lavoro, nella formazione e perfino nella cura psicologica. Non voglio raccontare ogni episodio. So però cosa hanno lasciato: la paura di dichiarare chi sono, di essere giudicato prima di essere conosciuto, di non trovare ascolto quando racconto la mia sofferenza. La ferita più profonda è stata capire che la mia sofferenza passava sempre in secondo piano rispetto alle opinioni politiche di chi avevo davanti. Come se essere ebreo rendesse la mia esperienza meno degna di ascolto. Continuo però ad amare il mio lavoro. Sono diventato psicologo perché credo nelle persone, anche quando la pensano diversamente. Mi fa male vedere quanto sia difficile distinguere una persona dalla sua caricatura. A volte penso all’Aliyah. Io, che ho sempre immaginato il mio futuro in Italia. Non perché abbia smesso di amarla, ma perché mi sono chiesto se sia ancora disposta ad amare anche me. Non voglio che sia la paura a scrivere l’ultima pagina. Penso ai miei nonni, espulsi a dieci anni dalle leggi razziali, e al privilegio che ho avuto di studiare, laurearmi ed esercitare la professione che amo. Lo devo a chi, prima di me, ha continuato a credere nella vita. Forse è questa la resilienza ebraica. Non sapevo di averla, l’ho scoperta mio malgrado. Scrivo perché chi non ha vissuto l’antisemitismo capisca cosa significa nascondere parti di sé per paura. Nessuno dovrebbe scegliere tra la sicurezza e ciò che è. Ma io non mollo. Non accetterò mai che ci descrivano come assassini e carnefici, perché so che non lo siamo stati e non lo saremo. Porterò con me una delle prime cose che mi hanno insegnato alla scuola ebraica: “Ama il tuo prossimo come te stesso. Ora va’ e studia”.
David Meghnagi
A proposito di anticorpi. Sarebbe bello che la politica tutta, anche quella che ha usato i cortei Pro Pal per rendere più accettabile il proprio odio contro il sionismo, dunque anche contro l’ebraismo, sottoscrivesse le parole con cui le comunità ebraiche hanno condannato la presenza del famoso questionario online che avrebbe avuto lo scopo di mappare il turismo sionista in Italia. “Siamo di fronte a un salto di qualità dell’antisemitismo che non può essere sottovalutato. Questa volta, con il format diffuso on line, siamo arrivati alle nuove ‘stelle gialle’: denunciare e schedare le presunte ‘colonie’ sioniste in Italia, marchiare gli ebrei, insinuare disegni oscuri del tutto inesistenti. E’ la cultura del complotto che ci riporta ai tempi che hanno preceduto le leggi razziste del ’38”. Chiudere gli occhi significa minimizzare. Minimizzare significa giustificare. Giustificare significa alimentare una spirale d’odio pericolosa, che come l’intifada arriva ormai molto più lontano da quel fiume e da quel mare.