Il campo largo che prende in giro i suoi elettori, o della circonvenzione di capace

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

30 GIU 26
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Foto ANSA

Al direttore - “L’alleanza progressista è già una realtà”, ha detto Elly Schlein all’ultima Direzione del Pd (23 giugno). Par di capire, quindi, che la formula del “campo largo” è stata archiviata. Forse per favorire il dialogo con Giuseppe Conte, il quale ha proposto la definizione di “progressisti” per il suo movimento. Anche se il leader dei 5s ha sentito il bisogno di introdurre un attributo ulteriore – quello di “indipendenti” – per meglio specificare il termine. Probabilmente, e se così fosse ci troveremmo di fronte a una spassosa specie di gioco del rimpiattino, per marcare una distanza dall’Alleanza progressista di socialisti e democratici (S&D) di cui fa parte il Pd all’Europarlamento. Lo stesso Conte, inoltre, ha precisato che essere progressisti, per lui, significa attuare la Costituzione. Passaggio questo tanto più interessante, proprio per il fatto che il termine “progressista” non compare mai in Costituzione, come mai compare il termine “progresso”, che invece abbonda nei Trattati europei. Ora, in Italia “progressismo” è un termine di conio ottocentesco che è stato associato alla sinistra storica, portatrice di istanze sociali legate al democratismo risorgimentale e, successivamente, al socialismo di matrice marxista o positivista. Da noi il termine divenne presto obsoleto, per poi essere riutilizzato nelle elezioni del 1994, oltre un secolo dopo, quando – insieme al debutto del Mattarellum – si formò l’Alleanza dei progressisti contro il fronte delle destre riunite attorno alla nuova creatura di Silvio Berlusconi. Chi ha memoria di quella disastrosa esperienza qualche domanda se la dovrebbe fare. Intendo dire che un’alternativa di governo si qualifica per le idee, le proposte, il progetto di paese, la visione del mondo che mette in campo, e non per il suo sedicente progressismo. Questa parola oggi significa poco o niente. Reagan e Thatcher hanno innovato quanto Roosevelt o Attlee. E la compagine guidata da Giorgia Meloni ha molte anime, ma è difficilmente caratterizzabile come conservatrice o reazionaria (incubo di Roberto Vannacci a parte). Ho sollevato una questione nominalistica? Può darsi. Ma in politica i nomi contano. E se è vero, come pensavano gli antichi, che “nomina sunt consequentia rerum”, non è vero il contrario: la realtà delle cose non deriva sicuramente dai nomi che le vengono affibbiati.
Michele Magno
Il centrosinistra si trova, con la legge elettorale, in una situazione comica. Il campo largo è a tutti gli effetti una coalizione ma ha paura a presentarsi come tale, vuole evitare le responsabilità che ha una coalizione, vuole averne solo i benefici e per fare tutto questo spera di poter gabbare gli elettori andando al voto senza un candidato premier, senza un programma condiviso e lasciando intendere che sì, siamo tutti dalla stessa parte, ma non diciamolo troppo forte, sennò gli elettori che non lo hanno ancora capito magari non ci votano. In politica, trattasi di circonvenzione di capace. Dove per capace, in questo caso, sta per elettore, che osservando la propria coalizione vergognarsi a definirsi come tale a un certo punto potrebbe avere qualche perplessità nell’immaginare che la coalizione che non vuole definirsi come tale sia davvero una coalizione.
Al direttore - Nei commenti favorevoli alla sentenza di condanna definitiva dell’ing. Mauro Moretti è presente ed evidente anche un mix insano di invidia sociale nei confronti di un manager “ricco e potente” e di desiderio di una vendetta purchessia per la strage di Viareggio alla stregua di un esorcismo collettivo.
Giuliano Cazzola
Al direttore - Con riferimento alla sentenza definitiva di condanna inflitta a Mauro Moretti, da “uomo qualunque” ritengo quantomeno dubbiosa, in questa fattispecie, l’attribuibilità di una responsabilità diretta-operativa, necessaria per potere imputare una responsabilità oggettiva penale.
 Per questo motivo, auspico che chiunque possa valutare l’ipotesi di intraprendere qualsiasi iniziativa affinché sia chiesta la Grazia.
 D’altro canto, in una fattispecie sia pure simile, quando tempo fa un uomo entrò armato nel tribunale di Milano e commise un omicidio, la procura di Brescia, nonostante fosse stata accertata l’inidoneità del piano di sicurezza, escluse responsabilità penali a carico del presidente del tribunale, perché non poteva essere considerato direttamente coinvolto nella mera gestione operativa del piano sicurezza.


Carlo Papa