Meno agenti anti monopattini, più agenti anti scippo a Roma

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa



27 GIU 26
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Foto Lapresse

Al direttore - Ho subìto un furto su un autobus del comune di Roma. Lei mi potrebbe rispondere subito: dove sta la novità? A Roma ci sono delle linee come il 64 che dalla stazione Termini porta in Vaticano che hanno più borseggiatori che passeggeri. Ed è vero. Io ho preso il 490 da piazza Fiume a piazzale Flaminio, quattro fermate, percorso breve. E l’ho preso per disperazione, dopo che per ben 45 minuti ho cercato un taxi sfidando a mezzogiorno la temperatura di 37 gradi. E anche qui mi dirà: quando mai a Roma trovi un taxi al volo o nelle piazzole di servizio come accade in tutte le metropoli europee? Va bene. Scendo e mi accorgo che dalla mia borsa è sparito il portafoglio con carta di credito, tessera sanitaria, patente, carta di identità e altre piccole cose, tra cui contanti di relativo valore. Scendo quindi dopo 10 minuti di bus e mi arriva una telefonata sul cellulare: “Roma capitale, polizia municipale, sono il tenente Gasbarri. Abbiamo trovato il suo portafoglio, abbiamo arrestato due ladruncoli, se vuole può recuperarlo venendo al comando di via Macedonia 120. Dica che le abbiamo bloccato la sua carta, per sicurezza. Può venire subito oppure dopo le 15. Chieda di me”. Mi tranquillizzo e mi arriva un messaggio sul telefonino, era la mia banca che mi annunciava, appunto, che per motivi di sicurezza aveva bloccato la mia carta di credito. Mi dico: vedi che efficienza, i vigili mi chiamano, la banca mi protegge, mi chiedo chissà come hanno avuto il mio numero telefonico, come ha fatto la banca a bloccare il mio conto senza il mio consenso. Non trovo risposte, mi rassereno e aspetto le 15. Vado al comando territoriale della polizia urbana che dista una decina di chilometri da piazza del Popolo e lì la sorpresa: il tenente Gasbarri non esiste, quelle due ore erano servite per tranquillizzarmi ma soprattutto per consentire ai ladri di mettere mano ai miei risparmi e fare quattro prelievi per un totale di mille euro in meno di mezz’ora. Me lo conferma subito dopo il direttore della banca che a quel punto blocca veramente la mia carta di credito. I vigili al momento della denuncia mi mostrano una montagna di fogli di carta firmati da altri poveri cristi che avevano subìto furti sui bus nell’ultimo mese. E mi spiegano la tecnica: i ladri trovano nel portafoglio una tessera di un negozio (e io ce l’avevo), chiamano, si spacciano per poliziotti o vigili dicono di aver trovato un portafoglio e vorrebbero restituirlo, si fanno dare il numero di cellulare che viene registrato ogni volta che si fa una tessera di acquisto in libreria o negozio vario. E il gioco è fatto: poi si mettono in contatto con la vittima e armano quel teatrino che ho raccontato. I vigili, poverini, vogliono sapere di orari, numero del bus, fermate, facce sospette. Dicono che lo scopo dei ladri è far passare più ore possibili per poter fare più prelievi negli sportelli bancari oppure pagare in negozi magari compiacenti. Forse con l’uso delle telecamere di bordo potranno ricostruire qualcosa. Ma sarà tempo perso. Ci stiamo provando, dicono sconsolati i vigili, abbiamo dei sospetti, ma la tecnica è sempre la stessa e anche se li becchiamo il massimo che rischiano è una sciocchezza e vengono rimessi in libertà. Pronti per nuovi colpi. Anche perché con la carta di identità a disposizione intanto hanno provveduto a comprare altre Sim di cui si disfaranno appena avranno contattato il malcapitato. Tutto qui. Capito? E io che volevo fare i complimenti all’efficientissimo sindaco di Roma Gualtieri. Complimenti da estendere ai vigili di Roma capitale che in 5 minuti trovano il portafoglio rubato, arrestano i ladri e lo restituiscono ai cittadini. Balle. E poi dice perché uno vota l’avventuriero di turno.
Filomena Arcuri
Gentile Filomena. La sua triste testimonianza offre diversi spunti di riflessione. Il primo punto è che, per fortuna, nonostante l’ingegnerizzazione dei furti, Roma è sì una delle città con la più alta percentuale di furti denunciati in Italia (nel 2024, ultimo dato disponibile, sono stati 33.468, 92 al giorno, il 23,8 per cento del totale nazionale) ma per fortuna il dato è in calo e nel primo semestre del 2025 sono scesi del 13,7 per cento. Il secondo dato, che ricavo da uno studio Istat del 2024, è che in Italia esiste un problema sottovalutato: l’utilizzo di mezzi pubblici, scrive l’Istat, “aumenta significativamente il rischio di vittimizzazione non solo del borseggio, ma anche dello scippo”, con il risultato che “la quota di coloro che sono stati borseggiati tra gli utenti giornalieri o quasi giornalieri dei mezzi pubblici di trasporto è cinque volte più alta rispetto a coloro che non utilizzano mai o quasi mai i mezzi pubblici”. I Cicaloni maturano quando si identifica un vuoto nella sicurezza di una città e piuttosto che usare le poche risorse a disposizione per schierare truppe di agenti anti monopattini forse tornare a far sentire sicuro chi prende un mezzo pubblico, quando ha la fortuna di trovarlo, potrebbe essere un buon programma, con agenti anti scippo con cui presidiare i mezzi, per proteggere tutti noi ed evitare di cadere nella tentazione di lasciarsi andare nelle braccia dell’avventuriero di turno (Londra, nelle aree più turistiche, ha un efficientissimo servizio di “pickpocket desk”). Grazie e in bocca al lupo.
Al direttore - Durante la “Cena Trimalchionis”, l’unico grande frammento superstite del “Satyricon” di Petronio (metà del I secolo d. C.), tra portate sfarzose e goffe esibizioni poetiche del padrone di casa i convitati – liberti arricchiti, funzionari municipali corrotti, mogli vanesie e tiranniche – discettano a ruota libera di politica e cultura, lamentando la decadenza dei costumi nell’epoca neroniana. A un certo punto del luculliano banchetto prende la parola Echione, uno straccivendolo. Mestiere che allora aveva una rispettata funzione sociale. A Roma, infatti, il “collegium centonarum” (una sorta di associazione di pompieri) usava gli stracci (“centones”) per spegnere gli incendi. Rivolto all’unico intellettuale presente al simposio, il retore Agamennone, Echione gli chiede col suo linguaggio sgrammaticato: “Quia tu, qui potes loquere, non loquis?” (perché, tu che sai parlare, non parli?). Oggi la stessa domanda andrebbe rivolta agli intellettuali “palestinisti” che, di fronte alle autocrazie di Teheran e di Mosca, hanno scelto la via, se non della complicità, del silenzio: “Perché tacete? Per codardia o per convenienza?”.
Michele Magno
Al direttore - Gentile Cerasa, approfitto della cortese ospitalità del suo giornale per esprimere la mia solidarietà all’ing. Mauro Moretti che arriva – a mio avviso da innocente – a una condanna definitiva dopo 17 anni di persecuzione giudiziaria. Ai suoi giudici voglio ricordare un principio della morale socratica: non si mette riparo a un’ingiustizia (alla tragedia di Viareggio, nel nostro caso) commettendone un’altra. La giustizia non può essere una vendetta.
Giuliano Cazzola
Al direttore - In riferimento all’articolo pubblicato il giorno 22 aprile 2026 dal titolo “L’Onu denuncia le falle di Irini sul traffico di armi in Libia” di Luca Gambardella. Il sig. Ahmed Gadalla respinge categoricamente ogni accusa, e precisa che sta valutando, in diverse giurisdizioni, ogni opportuna iniziativa volta a dimostrare la totale infondatezza delle notizie e dei fatti che gli sono stati ingiustamente attribuiti. Il sig. Gadalla si riserva ogni ulteriore opportuna azione, consentita dalla legge, a tutela dei propri diritti e interessi nei confronti del giornale e di ogni altro soggetto coinvolto nella pubblicazione del presente articolo, ritenuto gravemente lesivo della propria immagine e reputazione professionale oltre che pregiudizievole degli interessi e delle attività commerciali del gruppo Alushibe.
avv. Antonio Fabbricatore