Lettere al direttore
Italia, una democrazia fondata sullo sputtanamento del prossimo
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
26 GIU 26

Al direttore – L’approvazione da parte del Csm delle nuove linee guida sulla comunicazione giudiziaria segna un tentativo necessario di ricondurre l’informazione penale entro i binari della presunzione di innocenza. L’introduzione del principio di “simmetria informativa” che impone agli uffici giudiziari di dare lo stesso rilievo e la medesima tempestività alle assoluzioni rispetto alla risonanza concessa alle indagini iniziali punta a scardinare il cortocircuito del processo mediatico. Eppure, l’efficacia concreta di questa svolta culturale si scontra con una realtà mediatica e sociale complessa, come dimostrano due recentissimi e drammatici casi di cronaca. Il primo, l’assoluzione con formula piena degli otto imputati nel processo sulla presunta speculazione edilizia e lottizzazione abusiva di Torre Milano, fotografa perfettamente ciò che può cambiare. L’inchiesta ha contribuito a rappresentare l’intero comparto urbanistico milanese come un sistema opaco, compromettendo investimenti e reputazioni. In questo scenario, le nuove regole impongono una riparazione istituzionale: lo stato che ha accusato deve oggi certificare il proscioglimento con la stessa forza comunicativa usata all’epoca dei sequestri. Si tratta di una doverosa “pulizia d’immagine” pubblica che attenua, pur non potendo cancellare, lo stigma del processo subito. Al contrario, la tragica vicenda del tentato suicidio di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio (al centro di nuove indagini da parte della procura di Pavia), richiede una riflessione ulteriore. Travolta da una violentissima ondata di odio e da speculazioni mediatiche prive di riscontro, la donna è finita in rianimazione, probabilmente per non aver retto la pressione del continuo chiacchiericcio che si è sviluppato intorno alla vicenda. Fin dalla riapertura delle indagini, la procura di Pavia ha adottato misure rigorose per tutelare il segreto investigativo e la presunzione di innocenza. L’attenzione mediatica è emersa soltanto in seguito ad atti che richiedevano il coinvolgimento diretto dell’indagato e della difesa, senza che vi fossero fughe di notizie riconducibili all’ufficio inquirente. In un caso così complesso e mediaticamente esposto, le linee guida non possono però essere risolutive. Possono disciplinare la comunicazione delle procure, ma restano inefficaci contro il “circo” alimentato dai talk-show e la gogna dei social. Credo quindi che la riforma della comunicazione istituzionale sia un primo passo avanti importante e imprescindibile per la nostra civiltà giuridica. Tuttavia, la presunzione di innocenza rimarrà un miraggio fino a quando il rigore imposto ai magistrati non troverà un corrispettivo in una seria regolamentazione della pubblica piazza digitale.
Claudia Eccher, membro laico del Csm
Sempre a proposito di separazione delle carriere: fino a che non si troverà un modo per separare le carriere tra magistrati e giornalisti, l’Italia resterà sempre una democrazia fondata sullo sputtanamento del prossimo.
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Al direttore – Chissà cosa direbbe Camillo Langone se, dopo aver denunciato la menzogna culinaria (il Foglio 18/6) che chiama “bistecca di soia”, “salame vegano”, “ragù di tofu” ciò che con la carne non ha alcun legame, si imbattesse nella nostra politica. Anche lì prospera la stessa frode linguistica: ad esempio, si chiama centrosinistra ciò che centrosinistra non è, come se bastasse l’etichetta per trasformare la sostanza. Il campo largo è un’altra ricetta: ingredienti diversi, sapore diverso, storia diversa. Continuare a chiamarlo “centrosinistra” equivale a spacciare tofu per filetto: un abuso del linguaggio che confonde il palato e la mente. Se vale la regola elementare – al nome deve corrispondere la cosa – allora la politica dovrebbe essere la prima a liberarsi dalle sue “soie nominali”, restituendo alle parole la verità che pretendono di indicare.
Alberto Bianchi
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Al direttore - Auguri di cuore a un altro soldato nordcoreano che ieri è fuggito, ribelle e sognatore, verso la Corea del sud. Attesa dichiarazione del comitato “Prima i coreani”.
Severino Di Marco