le lettere al direttore
Anche per gli scrittori è necessaria una separazione delle carriere
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
24 GIU 26

Al direttore - Nel suo ultimo libro (“Nell’età dell’odio”, il Mulino, 2025), Antonio Nicita cita un divertente aneddoto raccontato da Sacha Baron Cohen. Durante la registrazione di una puntata della serie televisiva “Who is America?”, travestitosi da immaginario esperto di antiterrorismo israeliano, avverte il pubblico in sala che la Anti-Defamation League (la Lega che si batte contro i crimini razziali negli Usa) stava ordendo un complotto: intendeva inserire ormoni nei pannolini dei neonati per farli diventare transgender. Non solo qualcuno gli diede credito, ma schiacciò senza esitare il bottone di un finto ordigno a distanza per uccidere uno dei manifestanti radunati a San Francisco. Di qui l’amara conclusione di Cohen: “La bufala dei Protocolli dei Savi di Sion equivale alla Anti-Defamation League. E le farneticazioni di un pazzo sembrano credibili quanto le scoperte di un premio Nobel. Abbiamo perso, a quanto pare, la percezione condivisa dei fatti fondamentali su cui poggia la democrazia”. Il guaio è che non vale solo per l’America di Trump.
Michele Magno
Al direttore – I poliziotti morali stanno spulciando il libro di Mari candidato allo Strega per sanzionarne le idee “molto più che imbarazzanti” sulle donne (sono gli stessi che dicono: “Il male va raccontato”). Con spirito analogo, identificando personaggio e attore, il pubblico delle sceneggiate invadeva il palcoscenico per picchiare il “malamente”. Che per coerenza dunque il rogo di Mari sia il rogo dei Marii, bruciando post mortem Vargas Llosa per gli osceni “Quaderni di don Rigoberto”, il machista Soldati per “Le lettere da Capri” e pure Merola, che nelle sceneggiate faceva il buono. Ma troppo patriarcale.
Francesco Palmieri
Altro tipico caso di separazione delle carriere: provare a giudicare quel che si scrive separandolo dai giudizi che si hanno su chi scrive quel che si sta leggendo.
Al direttore - Con grande rammarico, ho deciso di non partecipare alla celebrazione dell’Independence Day alla Base Usaf di Aviano. Lo faccio con sofferenza, non per distanza dagli Stati Uniti, che considero un alleato indispensabile e un presidio essenziale della libertà occidentale, ma perché le recenti parole di Donald Trump contro Giorgia Meloni e altri leader europei non possono essere ignorate. L’amicizia tra democrazie vive anche di rispetto, linguaggio istituzionale e dignità reciproca. Per questo non sarò presente: con amarezza, non con ostilità; da amico dell’America, non da avversario.
Michelangelo Agrusti