Minetti e il reato diventato status prima ancora di averlo commesso

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

10 GIU 26
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Al direttore - Quando ho letto dell’ultima esibizione di Nicola Gratteri a “Otto e mezzo” a proposito del caso Minetti mi sono ricordato di quanto scriveva il penalista Filippo Sgubbi nel saggio “Il diritto penale totale. Punire senza legge, senza verità, senza colpa. Venti tesi’’ edito dal Mulino. Nel diritto penale totale si è passati dal binomio innocente/colpevole al binomio puro/impuro. Per gli impuri – scriveva – “la salvezza penale è ardua’’ perché devono vincere la presunzione di colpevolezza e superare l’inversione dell’onere della prova. Il reato e la colpa sono diventati uno status che precede la commissione di un fatto. 
Giuliano Cazzola
Pagina 66: “Il reato e la colpa sono uno stato: uno stato che precede la commissione di un fatto. Assomiglia al peccato originale proprio della tradizione di talune religioni. Con una peculiarità: non si tratta di una colpa generale inerente alla persona umana come tale, ma è legata al ruolo sociale ricoperto o alla tipologia di attività (non, si badi, a uno specifico fatto) che svolge nella vita. Si vedrà che alcune categorie sociali sono ‘pure’ per definizione e prive di colpa. Chi appartiene ad altre categorie, al contrario, avrà il compito di dimostrare la propria contingente ed episodica purezza: dimostrare cioè che in quella situazione concreta non gli può essere rimproverato nulla”. Perfetto, no?
Al direttore - Tra qualche giorno cominciano i Mondiali e quelli con la maglietta azzurra e il tricolore verde bianco e rosso non parteciperanno alla festa; eppure, l’emozione dell’evento alle porte per me c’è comunque, anche se oggi, a quasi cinquant’anni, è più sfumato. Fin da quanto ero bambino, i Mondiali sono stati una specie di rito estivo, dove bambini e adulti, maschi e femmine, riuscivano a fare qualcosa insieme senza necessariamente scontentare qualcuno, o doversi adattare gli uni agli altri. E’ sempre stata una festa per tutti, il calcio: una magia planetaria che, come il Natale, non riesce a essere rovinata dal business e dal consumismo. Per questo, vorrei anch’io scrivere una preghiera alla Langone maniera rivolgendomi a esperti, analisti, opinionisti, giornalisti, ex giocatori e santoni etilici da bancone del bar per pregarli davvero di farceli godere, senza ammorbarci con le loro specifiche ragioni per le quali l’Italia manca. Anche perché in questa litania si dimenticherebbero certamente di citarsi, benché facciano parte essi stessi di quel mondo che non si è qualificato. Non li toccherà minimamente il legittimo sospetto che possano anche loro essere nel nefasto elenco dei cambiamenti da operare e che tra pensieri, parole e opere anche le omissioni fanno parte dei peccati che poi, altro non sono che occasioni mancate. Buon Mondiale a tutti, in particolare a quei bambini che non ne hanno ancora mai visto uno.
Lorenzo Meloni
Al direttore - Caro Cerasa, il Regno Unito ha emanato il “Tobacco and Vapes Bill Act”. E’ una legge che vieta la vendita di tabacco (e di sigarette elettroniche) a chiunque sia nato a partire dal 1° gennaio 2009. Si tratta di un bando progressivo. Entro il 2034, nessuno sotto i 25 anni potrà acquistare sigarette. Entro il 2079, nessuno sotto i 70 anni. Sarà concesso solo ai vecchietti sopravvissuti alle insidie del tabagismo. Il rimedio scelto è drastico. E’ efficace? E, soprattutto, è giusto? Di norma, si vietano i comportamenti pericolosi per gli altri, non quelli pericolosi per se stesso (lo diventa il fumo passivo, ma questa è un’altra questione, riguarda dove si fuma e non chi). Nel 2025 in Italia sono morte 2.900 persone in incidenti stradali. I feriti sono stati più di 200 mila. A rigore, si dovrebbe vietare l’automobile, pericolosa per sé e per gli altri. Poi c’è il consumo di cibi poco “sani”. Per non parlare dell’abitudine di bere vino o superalcolici. Nel dibattito pubblico domina ormai un verbo: proibire. Lo stato etico fa capolino proprio quando, al dovere di un’informazione chiara, che renda consapevoli i cittadini dei rischi che corrono, sovrappone una costrizione imposta per legge. Nel 2013 Umberto Veronesi, che è stato uno dei nostri scienziati più autorevoli nel campo dei tumori, si espresse così sul divieto “generazionale” del fumo che l’Australia voleva approvare: “Io sono contro tutti i proibizionismi, e mi sembra che nella proposta di legge australiana si profili uno stato ‘tutore’, che non riconosce al cittadino il libero arbitrio, ma che sia pure a fin di bene entra pesantemente nella sfera delle libertà individuali, che comprendono anche la libertà di comportamenti a rischio, se il rischio riguarda solo l’individuo. Nel campo della salute, mi sembra che compito dello stato non sia quello di proibire alcunché, ma d’informare e sensibilizzare. Poi sta all’individuo decidere”.
Michele Magno
Non amo il fumo, non lo capisco, ma amo ancora meno uno stato che, con piglio illiberale, non lascia a un cittadino adulto la possibilità, entro certi limiti, di coltivare i propri vizi.