Contro Trump non si può competere disarmati. Il caso della Virginia

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

23 APR 26
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Il presidente americano Donald Trump. Foto LaPresse

Al direttore - Lunedì scorso è iniziata la settimana di lettura integrale della Bibbia organizzata a Washington dall’attivista conservatrice Bunni Pounds. Pochi giorni fa, le televisioni hanno trasmesso un intervento preregistrato di Donald Trump. Il presidente ha scelto un passo del secondo libro delle “Cronache”, il cui versetto centrale promette perdono e guarigione della Terra al popolo che si umilia, prega e si allontana dalle vie malvagie. Durante l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, il fondatore del gruppo “Cowboys for Trump” recitò il passo con un megafono davanti alla folla, che rispose con il coro “Fight for Trump”. La Casa Bianca ha diffuso venerdì scorso una dichiarazione di sostegno all’iniziativa, definendola un’occasione per onorare le Sacre Scritture, rinnovare la fede e riconsacrare gli Stati Uniti come una “nazione sotto Dio”. Con “America Reads the Bible”, come si chiama l’evento, il tycoon newyorkese tenta di riconquistare il consenso degli evangelici bianchi, il cui voto è stato decisivo per la sua rielezione. Le immagini che lo ritraggono come Gesù e le aspre polemiche con Leone XIV mirano a rilanciare la sua figura in chiave provvidenziale, come l’uomo unto dal Signore per guidare il paese. Ma, più che presentarsi come un credente esemplare, Trump si propone come paladino di una intera comunità che percepisce se stessa in declino. Il messaggio è semplice: le chiese stanno perdendo influenza, i valori tradizionali sono sotto attacco, e la politica – cioè lui – può e deve invertire questa tendenza, ribadendo una visione religiosa dell’America. Caro Cerasa, è difficile credere che un personaggio affetto da delirio di onnipotenza sia disposto, quando verrà il momento, a una transizione pacifica del potere.
Michele Magno
Non sarà facile, se mai accadrà, ma per evitare che possa accadere l’unico modo possibile è provare a fare politica, creare le condizioni per dominare le competizioni e usare tutte le armi che le alternative a Trump hanno a disposizione. Due giorni fa, per dire, in Virginia i democratici hanno realizzato una mossa niente male, molto spregiudicata. Hanno approvato, via referendum, una nuova mappa dei collegi disegnata per favorirli nettamente, in modo da trasformare uno stato quasi in equilibrio (la Virginia) in uno stato in grado di offrire ai democratici una delegazione che può regalare fino a quattro seggi in più. Per farlo, hanno realizzato forzature procedurali, giustificandole con un argomento semplice: i repubblicani fanno lo stesso altrove, quindi non si può competere disarmati. Obiettivo: aumentare i seggi democratici alla Camera per rendere più difficile a Trump controllare il Congresso. Ben fatto, no?
Al direttore - Nella preparazione della riunione in cui si dovrà decidere la composizione degli organi del Monte dei Paschi, la lista Tortora non ha accolto la proposta della lista del consiglio di amministrazione di scegliere un presidente dell’istituto proposto da questa stessa formazione per arrivare in tal modo, dopo la prova “elettorale”, a una forte coesione nell’organo deliberativo. Un presidente super partes sarebbe essenziale, nell’interesse di tutti. Del resto, è proprio per valorizzare una efficace terzietà che si esclude da tempo la figura del presidente dotato di deleghe operative. Ciò che è necessario è, insomma, una “discordia concors” che sarebbe bene attuare nel rispetto delle prerogative, ma non dell’assolutismo, della maggioranza. Con i migliori saluti.
Angelo De Mattia