lettere al direttore
I social non si regolano con i divieti. Paternalismo di stato? No grazie
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
17 APR 26

Foto Ansa
Al direttore - Durante la conferenza stampa di presentazione del suo tour il cantante Zucchero ha detto che l’80 per cento del business mondiale della musica è in mano agli ebrei (sic). A questo punto direi che è il momento di un immediato boicottaggio universale contro quell’80 per cento di ebrei. Poi per gli stadi, i biglietti, gli incassi e i cachet una soluzione ariana salterà fuori.
Valerio Gironi
Tra lo Zucchero in overdose d’amore e quello in overdose di scemenze preferiamo senz’altro il primo.
Al direttore - Se come dicono alcuni analisti la Meloni vuole recuperare la generazione Gaza, dopo che per settimane si è bollato i giovani scesi in piazza come fiancheggiatori dei violenti o ventilato un ritorno degli anni di piombo, ora Michele Serra ha suonato la campanella a quella che fu la sinistra italiana, con un articolo che dovrà essere lo sprone. Manca adesso solo la fase pratica: una manifestazione di piazza in grado di svegliare i leader del campo largo. Soltanto dopo si aprirà la vera campagna elettorale.
Daniele Mosconi
Al direttore - L’idea di proibire internet ai minori si configura come un atto di repressione contro milioni di utenti che dovranno dimostrare la loro età e seguire complesse procedure per accedere a qualcosa che prima era totalmente libero. Anche se la retorica sulla salute dei bambini sta raggiungendo livelli inauditi, è chiarissimo che il presupposto del carattere nocivo di internet sia un pregiudizio senza nessun riscontro scientifico valido. Ricordiamo benissimo la campagna di demonizzazione degli psicologi italiani contro i cartoni animati giapponesi, divenuto un esempio celebre di manipolazione dell’opinione pubblica e di creazione di nemici immaginari. Adesso sta avvenendo lo stesso fenomeno, con l’aggravante dell’ampiezza dell’evento, considerando che internet è usato da tutti. Ma davvero si crede di proibire internet così facilmente? Quanti minuti impiegherebbe un hacker per violare i fragili sistemi di sicurezza creati da inesperti burocrati maniaci del controllo? Ciò significa che la legislazione per proibire internet diventerà l’occasione per creare nuova illegalità, con un’incontrollabile crescita della criminalità informatica. Quindi invece di risolvere un problema, se ne svilupperanno altri sempre più ingarbugliati e complessi. Soprattutto ci sarà una presa di coscienza di come le società occidentali stiano diventando illiberali e repressive, e inizierà una vera guerra contro un sistema di controllo tipico dei regimi autoritari.
Cristiano Martorella
L’Economist, a proposito di divieti social per i più giovani, ha colto un punto importante. I divieti sono difficili da far rispettare, sono facilmente aggirabili, sono capaci di spingere i ragazzi verso piattaforme meno controllate. Creano un’illusione di protezione e rinviano il nodo vero: come rendere gli strumenti più sicuri, più trasparenti, meno progettati per catturare l’attenzione in modo compulsivo. Regolare meglio, quando si parla di social, è decisamente preferibile al proibire. Paternalismo di stato? Anche no, grazie.
Al direttore - “La destra italiana deve trovare la sua casa naturale nel Partito popolare europeo”: così Gianfranco Rotondi al primo congresso della Democrazia Cristiana per le Autonomie (Dca), nel 2006. “Come rendere irreversibile l’a-trumpismo di Meloni? Entrando nel Ppe!” ha scritto Claudio Cerasa nel suo editoriale sul Foglio del 15 aprile 2026. Da vent’anni, nella politica italiana, ritorna ciclicamente un’idea che sembra resistere al tempo: la destra moderata – oggi in larga parte raccolta in Fratelli d’Italia – prima o poi approderà nel Partito popolare europeo, come sostiene Rotondi; oppure dovrebbe farlo, come suggerisce Cerasa. E sempre dopo circa vent’anni dalla sua fondazione, il Pd a guida Schlein ogni tanto sembra interrogarsi amleticamente sul senso stesso della sua appartenenza al Pse. In Italia è così: si procede sempre di vent’anni in vent’anni.
Alberto Bianchi