La democrazia è più forte di chi vuole distruggerla. Lezioni ungheresi

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

14 APR 26
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EPA/Robert Hegedus HUNGARY OUT

Al direttore - Nella politica italiana c’è qualche malinteso sulla sconfitta di Viktor Orbán. Se ne compiacciano quelli (vedi Giuseppe Conte) che, sulla questione cruciale dell’Ucraina e della Russia, avrebbero fatto la sua stessa politica, mentre ne vengono coinvolti coloro che (vedi Giorgia Meloni) hanno sempre mantenuto, in proposito, una linea diversa e coerente.
Giuliano Cazzola
Paradossi ungheresi. Giorgia Meloni, con la sconfitta di Viktor Orbán, perde un caro amico. Il M5s, con la sconfitta di Viktor Orbán perde un prezioso alleato sulla questione ucraina, proprio come lo perde Matteo Salvini.
Al direttore - Nel giro di pochi giorni, l’Europa ha offerto un paradosso molto istruttivo. In Ungheria, nelle elezioni politiche, gli elettori compiono un passo importante per ripristinare alcuni fondamenti dello stato di diritto. In Italia, invece, la vittoria del No al referendum sulla giustizia conferma una scelta opposta: mantenere un ordinamento della magistratura che non risponde ai criteri di un assetto liberale e che continua a convivere con ambiguità strutturali, pur dichiarandosi coerente con lo stato di diritto. E’ il rovesciamento di una geografia politica che si credeva stabile: mentre un paese noto per le sue derive illiberali volta pagina e tenta una correzione, l’Italia rinuncia a riformare un equilibrio che da anni mostra limiti evidenti.
Alberto Bianchi
Al direttore - La notizia buona è, ovviamente, la sconfitta di Orbán. La notizia cattiva è che Trump è sempre più fuori di testa. La sua polemica con Leone XIV, infatti, è surreale (“E’ un debole, pessimo sulla politica estera. Senza di me non sarebbe Papa”). Attenzione, quindi. Pur di non perdere le elezioni di midterm, che potrebbero costargli l’impeachment, sarà capace di tutto. Anche di militarizzare i seggi con la scusa di impedire brogli (ipotesi da lui affacciata già qualche mese fa).
Michele Magno
Trump può fare tutto ed è capace di tutto. Ma la democrazia per fortuna è più forte di chi la vuole demolire. Vale in Ungheria e vale anche in America.
Errata corrige. Massimo Galimberti tiene a far sapere che non ha bocciato il documentario su Giulio Regeni e non faceva parte della commissione del ministero della Cultura che ha portato a una prima esclusione dell’opera. Nella sua veste di coordinatore generale, come da me riportato nell’articolo “Meloni e la carcassa”, ha raccolto e tramesso il parere dei colleghi di cui ha rispettato autonomia e giudizio. Le sue dimissioni dal Mic nascono da un lungo meditare che va oltre la cronaca di questi giorni. A questa sincera ricostruzione segue la mia sincera precisazione (Carmelo Caruso).