•
Fare le primarie è saggio, farle con un solo candidato del Pd è autolesionistico
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
8 APR 26

Militanti del Pd di Firenze portano a Elly Schlein una raccolta firme per richiedere le primarie, nel 2023 (LaPresse)
Al direttore - Il primo impegno di queste settimane drammatiche per il centro-sinistra deve essere quello di mettere sul tavolo una proposta concreta per fronteggiare la tempesta dei prezzi in arrivo, sia energetici che dei consumi. Le misure del governo sono deboli, limitate e insufficienti. Bisogna agire sulla leva fiscale con misure temporanee e strutturali per assorbire il margine di lievitazione dei prezzi. Questa mi pare la priorità del nostro impegno più che il dibattito sulle primarie. Ma se proprio dobbiamo dire delle parole chiare, io penso questo: le primarie sono inevitabili ed è giusto farle. Sarebbe sbagliato per il Pd sottrarsi alla prova o dare la sensazione di un imbarazzo. Abbiamo inventato noi questo metodo di partecipazione meraviglioso che, pur con i suoi limiti, rappresenta una facoltà di partecipazione che non può essere più tolta ai nostri elettori e che funziona come un carburante di mobilitazione popolare. La nostra gente vuole i “gazebo”. Alle primarie, però, il Pd deve andarci unito e sostenere la sua massima espressione: la segretaria Elly Schlein, che rappresenta tutto il Pd e che lo merita per il lavoro di questi mesi. Se venisse meno una di queste tre condizioni lo schieramento in battaglia si indebolirebbe perché non avrebbe la “birra” della preparazione popolare e non avrebbe la sua principale “legione” unita e guidata dal suo capo. Aggiungo: le primarie vanno fatte in un certo modo. Non sono per forza una guerra interna, come molti sostengono. I candidati devono offrire un programma e non solo una faccia e riconoscersi in valori e regole comuni. Nel 2016 io persi le primarie per la candidatura a sindaco di Roma contro Roberto Giachetti. Avevo contro tutte le correnti del Pd romano di allora e il sostegno della sinistra interna e di uomini come Eugenio Scalfari. Credo di essere stato il solo a presentare un programma vero di quasi 300 pagine. Dopo i risultati, però, mi recai da Giachetti, ci abbracciammo e lavorammo insieme nel ballottaggio. Il Pd non può lasciare l’idea delle primarie nelle mani di chi, con ogni rispetto, ha perseguito un’altra idea di partecipazione (quella digitale) e mostrare imbarazzi. Non farle sarebbe un segnale di debolezza di tutti, sia nei confronti dell’elettorato, sia nei confronti degli avversari, dando l’idea di uno schieramento fragile e a rischio costante di rottura. Non mi pare che vi sia altra strada possibile da seguire. In certi momenti vale l’antico motto latino: “Hic Rhodus, hic salta!”. E adesso non possiamo eluderlo con improbabili accordi di vertice. Prepariamo le forze per la battaglia con un grande addestramento popolare.
Roberto Morassut
Fare le primarie, gentile Morassut, mi sembra necessario e saggio e sarebbe autolesionistico non farle: la competizione crea innovazione e senza innovazione non c’è leadership, ci sono solo giochini, alchimie e caminetti. Ma per il Pd immaginare che vi debba essere un solo candidato del Pd alle primarie sarebbe anche questo antistorico e autolesionistico. La minoranza del Pd, per dire, non si capisce perché dovrebbe rifiutarsi di fare quello che accadde nel 2012. Ricordate? Molti candidati, primarie aperte davvero, Matteo Renzi sfidò Pier Luigi Bersani, entrambi candidati del Pd, poi ci fu il ballottaggio. Agevolo un passaggio dello statuto del Pd che lo consentirebbe: “Qualora il Partito democratico aderisca a coalizioni e per l’individuazione del candidato alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri si utilizzino le primarie, l’Assemblea nazionale stabilisce le modalità di presentazione e selezione di eventuali altre candidature, in aggiunta a quelle del Segretario nazionale, che saranno ammesse e successivamente presentate alla coalizione”. Viva la competizione!
* * *
Al direttore - Le opposizioni candidate al campo largo insistono nel dire che i guai dell’Italia provengono dalla eccessiva subordinazione di Giorgia Meloni a Trump. Ciò significa che per evitare la crisi energetica che si annuncia alla premier basterebbe esibirsi in un sonoro pernacchio (che peraltro nessuno in Europa si è azzardato a fare) in un video rivolto all’inquilino della Casa Bianca?
Giuliano Cazzola