E’ più semplice gestire un ministero che una relazione extraconiugale

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

3 APR 26
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Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosiin audizione davanti al comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica COPASIR presieduto da Lorenzo Guerini PD, Camera dei Deputati a Roma, Martedì 10 Marzo 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse)Interior MInister Matteo Piantedosi in a hearing before the parliamentary Committee for the security of the Republic COPASIR chaired by Lorenzo Guerini PD, Chamber of Deputies in Rome, Tuesday March 10 2026 (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Al direttore - Il bel libro di Andrea Minuz (“Egemonia senza cultura”) mette alla berlina la più controversa delle questioni. Mica facile trovarlo, però, dato che alcune librerie si rifiutano di avere titoli di Silvio Berlusconi Editore! Non se ne esce.
Vittorio Castelnuovo
“Sono ancora, oggi e come sempre, dei poveri comunisti”, avrebbe detto lui. Accorrete e comprate!
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Al direttore - “Oltre il giardino” è un film del 1979 diretto da Hal Ashby e tratto dal romanzo “Presenze” dello scrittore polacco Jerzy Kosinski. Interpretato da uno straordinario Peter Sellers, narra le peripezie di un cinquantenne semianalfabeta che ha vissuto tutta la vita davanti al piccolo schermo nella casa di un vecchio signore di cui curava il giardino. Quando viene sfrattato, conosce  per caso la moglie di un influente magnate che lo scambia per un raffinato e bizzarro gentiluomo. Il marito, dal canto suo, viene colpito dal suo linguaggio infantile e dalle sue metafore floreali che gli appaiono espressioni di grande saggezza politica. Così anche mezza Washington, che pensa addirittura di portarlo alla presidenza degli Stati Uniti. Il film è un’amara riflessione sugli Stati Uniti, un paese in cui la tv rende idioti e qualsiasi idiota – giardiniere o immobiliarista – può arrivare al suo vertice. Che Dio ce la mandi buona.
Michele Magno
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Al direttore - A quanto risulta agli atti è più semplice gestire un ministero che una relazione extraconiugale.
Giuliano Cazzola
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Al direttore - Intervistato da Repubblica, Peppe Provenzano ha definito “operazione cosmetica” il No dell’Italia all’utilizzo della base di Sigonella per i caccia americani. Per il responsabile Esteri del Pd, infatti, il governo italiano deve andare molto oltre e garantire che le nostre basi non saranno mai concesse “per operazioni militari che violano la Costituzione e il diritto internazionale”. Posizione legittima, per carità, ma che Provenzano, fra una condanna e l’altra di Trump e Netanyahu, nel corso dell’intervista non abbia trovato il tempo, il modo e l’occasione per dire una parola, dicasi una, sul regime terroristico e sanguinario dell’Iran e sul massacro di migliaia di persone, lascia quasi senza parole.
Luca Rocca
L’operazione non è cosmetica, è reale, ma per quanto l’operazione sia reale, a qualche giorno di distanza dal fatto, qualche domanda viene da porsi. Domanda a cui non esiste alcuna risposta, essendo i fatti coperti da segreto, ma domanda inevitabile: gli scali nella base, da parte dei bombardieri in questione, è la prima volta che vengono richiesti o è la prima volta che vengono fermati?
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Al direttore - Si può credere che uno dei più soddisfatti per l’esito referendario sia l’on. Luciano Violante, già magistrato e a lungo parlamentare di sinistra. Egli con più interventi pubblici, fra cui quello sul Corriere della Sera del 9 marzo 2026, aveva sostenuto testualmente che la riforma oggetto del referendum “regala troppo potere ai pm”, quegli stessi pubblici ministeri che invece erano dipinti come minacciati dalla stessa riforma. Tutt’altro, secondo Violante! Egli infatti specificava ancora: “Con la legge sottoposta a referendum il pm si autogoverna, si autopromuove, resta pm per sempre, non dipende da nessuno, ha la polizia giudiziaria alle proprie esclusive dipendenze e l’obbligatorietà dell’azione penale per la quale ogni indagine diventa ‘atto dovuto’. L’esercizio di questo grande e incontrollato potere – continuava – è un pericolo per i diritti dei cittadini e per la stessa politica”. Per questo invitava a votare No alla riforma. Ora il verdetto del corpo elettorale che ha bocciato la riforma lo renderà più sereno, avremo pubblici ministeri per nulla minacciosi e cittadini più sicuri. E’ anche l’auspicio di molti di noi.
Nicola Zoller
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Al direttore - Con Luciano Violante avevo passato vacanze con amici comuni in quel di Cogne. La politica rese l’amicizia più intensa. Entrambi nel Partito democratico, io senatore la prima volta nel 1994, Luciano deputato nel 1979. Sovente lo invitavo a cena in un ristorantino in una viuzza dietro il Senato. Si finiva presto a parlar di politica, io novellino, lui di lunga esperienza e importanti incarichi davanti. Ricordo una sera in cui si parlò di magistratura, di giudici e pubblici ministeri. Io sostenevo che noi si dovesse promuovere la netta separazione delle due funzioni e delle due carriere. Non così Luciano che anzi sosteneva il contrario, che giudici e pubblici ministeri non dovessero mai dimenticare di essere entrambi magistrati, e che dovessero studiare e crescere insieme, per avere cultura e mentalità comuni. Mi convinse e da allora, quando la conversazione verteva su questo tema, sostenni la sua autorevole tesi. Ma è con serena convinzione che ho votato Sì all’ultimo referendum.
Franco Debenedetti