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Uno vale uno, ancora?

“Se non vi piace, fatelo voi”. Ma la sceneggiatura partecipativa è la fine dei prodotti televisivi

5 Giugno 2019 alle 06:06

Uno vale uno, ancora?

Una scena dell'ultima stagione di Game of Thrones

Tra sciagure di questi tempi internettiani mettiamo senz’altro le petizioni su change.org. Inutili quando riguardano l’ecologia, i diritti umani e svariate altre faccende – da Matteo Salvini all’Europa – che le persone amano sbrigare con un clic (sennò è fatica, al massimo si sventolano bandiere o si appendono lenzuoli al balcone). Il passo dall’inutile al demenziale si è compiuto con la petizione (da un milione di firme, spettatore più spettatore meno) che esige nuovi sceneggiatori per riscrivere l’ultima stagione di “Game of Thrones”.

   

Non è piaciuta, questo si sapeva. Ma chiederne una nuova rasenta la follia. Riuscite a immaginare gli spettatori che escono da “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare borbottando che no, non si fa così, noi volevamo un lieto fine, ma perché dobbiamo credere a quell’orrenda catena di sfighe? Oppure a figurarvi gli spettatori che escono da “Psycho” scontenti per il finale, e ordinano a Alfred Hitchcock di riscriverlo? (causa persa, avrebbe risposto: “Gli spettatori sono bestiame”, come già aveva fatto per gli attori).

        

“La mia app potrebbe essere molto utile agli sceneggiatori”, annuncia Anne Chzerny su radio France Inter, nel programma “L’esprit d’initiative” (altre puntate illustravano l’utilità dei mattoncini lego in braille, o di una app che, inserite le idiosincrasie degli ospiti, genera il piatto che tutti gli invitati possono gustare). Una mano tesa, addirittura, per conoscere meglio le attese del pubblico – l’idea che il pubblico debba fare il pubblico, quindi non avere voce in capitolo nello svolgimento di una trama, ormai è fuori moda come i gettoni telefonici.

      

L’app in questione si chiama “Guess Whaaat”: al momento conta 5.000 iscritti e riproduce quel che gli spettatori appassionati – ma da lì al fanatismo c’è un altro passo breve – fanno davanti alla macchinetta del caffè. Chiacchiere, e anticipazioni su quel che potrebbe succedere negli episodi successivi: chi bacerà chi, chi tradirà chi, chi ucciderà chi, chi sposerà chi.

       

E’ un vero peccato non averla scoperta prima della fine di “Game of Thrones”. “Guess Whaaat” consente agli iscritti di scommettere sul proseguimento della trama. In questo, secondo Anne Czerny, potrebbe dare una mano agli sceneggiatori, raccogliendo materiale per mettere meglio a fuoco le attese del pubblico. Come se avessimo bisogno di altri algoritmi atti a prevenire ogni situazione che potrebbe dare adito a proteste. Non solo in materia di correttezza politica, con un occhio particolare al #MeToo. Ma anche in materia di velleità autoriali coltivate dal pubblico. Oggi siamo tutti sceneggiatori, evviva. Domani costruiremo ponti o faremo operazioni a cuore aperto.

   

Terminato “Game of Thrones”, ci sono altre duecento serie su cui scommettere (se vi va, anche “Killing Eve” di Phoebe Waller-Bridge). Funziona così: Anne Czerny pone una domanda al giorno – una per episodio, sostiene che dallo scorso gennaio ne ha visti 13 mila – e chi azzecca la risposta guadagna punti. Non vale naturalmente con le serie Netflix da binge watching, la scadenza settimanale è una condizione irrinunciabile per partecipare al gioco.

     

L’app l’abbiamo scaricata subito, e adesso non sappiamo che farcene. Neanche con i gialli, quando l’investigatore lanciava la sfida al lettore, abbiamo mai cercato di anticipare la soluzione. Sarà stata pure pigrizia, o scarsità di ingegno. Ma era tanto bello lasciarsi coccolare da uno scrittore che sapeva il mestiere, e certo non avrebbe consentito al primo passante di dire la sua.

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