A proposito del conflitto politico nel campo largo sul sostegno all'Ucraina

Abbiamo chiesto agli studenti universitari cosa ne pensano del conflitto politico nel Pd sul sostegno all'Ucraina. Chi cederà prima: Schelin o Conte?

28 SET 26
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Abbiamo chiesto agli studenti universitari cosa ne pensano del conflitto politico nel Pd sul sostegno all'Ucraina. Chi cederà prima: Schelin o Conte?
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Cederà Elly Schlein, e non per convinzione o pregiudizio, ma per calcolo aritmetico. Senza il Movimento 5 Stelle il campo largo non esiste, e senza il campo largo il Partito Democratico non vince nei collegi uninominali né può pensare di candidarsi a governare. Giuseppe Conte questo lo sa già: ha fatto del pacifismo intransigente e dello scetticismo sul riarmo il suo marchio identitario, e ogni parola di troppo su Kyiv rischia di far saltare il tavolo delle trattative. Per questo motivo, la segretaria, che ha bisogno dell’unità più di quanto Conte abbia bisogno del Pd, ammorbidirà la postura atlantista pur di evitare una rottura pubblica a ridosso delle legislative. C’è poi, non di meno importanza, la partita per l’egemonia a sinistra. Conte in questi anni ha occupato con abilità il monopolio della pace, riuscendo ad intercettare quell’elettorato diffidente verso le spese militari. Pur di non sentirsi dare della bellicista, Schlein sposterà il baricentro del dibattito verso formule più “diplomatiche”, sempre più sfumate. Le conseguenze? Figure importanti del Pd come Guerini, Picerno e sopratutto l’area riformista, considerano il sostegno a Kyiv un argomento non negoziabile di affidabilità internazionale. Leggeranno il passo indietro come una resa totale a Conte, con possibili tensioni nei gruppi parlamentari e il rischio di una crisi di leadership nel campo largo. Inseguendo il pacifismo del Movimento 5 Stelle, il Pd consegnerebbe definitivamente a Conte la guida culturale e politica dell’opposizione, smettendo di essere il partito cardine a vocazione di governo per farsi comprimario. Se guardiamo all’esterno, una sterzata di tale genere, sotto dettatura populista, appannerebbe la credibilità del Pd con i partner europei. Inoltre, offrirebbe ai moderati, già ampiamente diffidenti verso il campo largo, la prova definitiva della sua inaffidabilità sui grandi temi geopolitici. Il Partito Democratico entrerà ufficialmente in un loop senza scampo. Il “troveremo un accordo su tutto” diventerà presto una trappola: davanti alle fughe in avanti di Conte e alle insistenti pretese di Avs, la mediazione al ribasso farà apparire Schlein debole anziché una leader. Voleva tenere tutti dentro? Li perderà tutti, una concessione alla volta. La mediazione infinita è un ottimo metodo per non decidere, ma anche un pessimo modo per durare.
Carmelo Pisana
Università “La Sapienza” di Roma
    
Chi cederà per primo sul tema Kyiv tra Schlein e Conte? La risposta, probabilmente, sarà: nessuno dei due. L’invio delle armi all’Ucraina è un tema troppo identitario per entrambi i partiti e il primo ad arrendersi sa già che si ritroverà a perdere moltissimi voti.
Un modo per risolvere la questione potrebbe essere quello di stabilire prima delle primarie del campo largo che chiunque le vincerà detterà la linea della coalizione; tuttavia, più che risolto o archiviato, il problema sarebbe soltanto rimandato al giorno in cui, eventualmente, il campo largo sarà al governo. In questo scenario, non è irrealistico immaginare un Giuseppe Conte che minaccia di ritirare la fiducia a un governo Schlein qualora si decidesse di inviare un nuovo pacchetto di armi a Kyiv.
La verità è che il sostegno all’Ucraina rappresenta un tema non negoziabile (da una parte e dall’altra) per la maggior parte delle forze politiche e una coalizione come il campo largo, in cui sono presenti due correnti così diverse a riguardo è una coalizione che probabilmente è destinata a fallire.
Roberto Petrulli
Università Mediterranea di Reggio Calabria