Il M5s torna nelle mani di Grillo, scrive Le Monde

Parigi, 6 ott 08:25 - (Agenzia Nova) - "In Italia ci sono più banche che pizzerie": apre con una ormai celebre citazione del "Financial Times" l'articolo che il quotidiano economico francese "Les Echos" dedica oggi giovedì 6 ottobre alla situazione del settore bancario italiano ed alla sfida posta dalla rivoluzione digitale. Il problema, scrive il corrispondente da Roma Olivier Tosseri, è che in Italia le banche sono molto meno frequentate delle pizzerie: gli italiani infatti si recano in filiale in media 1,3 volte al mese, mentre visitano il sito web della propria banca 7,9 volte e per 3,4 volte interagiscono attraverso smartphone o tablet; la digitalizzazione è perciò diventata l'asse principale dei piani industriali presentati negli ultimi anni dalle grandi banche della Penisola. I clienti "pure digital", coloro che non hanno più alcun rapporto fisico con la propria banca, sono infatti già il 37 per cento e questa percentuale continua ad aumentare: è a loro che gli istituti di credito italiani cercano sempre più di rivolgersi. D'altro canto però in Italia la chiusura delle filiali fisiche procede assai lentamente: tra il 2005 ed il 2015 la riduzione delle agenzie è stata dell'8,4 per cento tra i paesi dell'Unione Europea, con punte del 50 per cento in certi paesi del Nord: nella Penisola invece la diminuzione non è stata che del 3,3 per cento. L'Italia insomma resta il paese europeo con il maggior numero di sportelli in rapporto alla popolazione: 49 per ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 36; e con l'avanzare appunto della rivoluzione digitale le banche hanno troppo personale in rapporto al numero di clienti che si recano in agenzia. Secondo diversi studi, il settore bancario italiano entro il 2020 dovrebbe ridurre di un terzo i suoi 300 mila dipendenti, se vuole rilanciare la propria competitività: il presidente del Consilio Matteo Renzi pochi giorni fa ha addirittura evocato la cifra di 150 mila dipendenti in esubero. Non stupisce pertanto, scrive Tosseri su "Les Echos" a conclusione dell'articolo, che funzionari ed impiegati bancari, spalleggiati dai loro potenti sindacati, facciano tanta resistenza al consolidamento ed alla modernizzazione del sistema: una resistenza che è tutt'altro che virtuale.
Londra, 6 ott 09:52 - (Agenzia Nova) - La stampa britannica commenta il discorso di Theresa May, premier del Regno Unito e leader dei conservatori, in chiusura del congresso del suo partito. Secondo un editoriale non firmato del "Financial Times", attribuibile alla direzione, l'intervento segna la rottura con il liberalismo economico senza restrizioni che ha dominato il pensiero Tory negli ultimi quattro decenni. La sua premessa è che il voto di giugno non ha significato solo il rifiuto dell'Unione Europea ma un atto d'accusa contro l'ingiustizia. La sua risposta è un intervento selettivo dello Stato per apportare correttivi. Per il quotidiano della City alcune delle argomentazioni sono valide, ma bisogna ricordare che l'intervento pubblico non è una panacea e può avere conseguenze negative; in particolare, bisogna ponderare attentamente il messaggio sull'immigrazione. Per l'editoriale di "The Guardian" l'era Cameron è stata seppellita. L'intero discorso e l'intero congresso hanno preso forma dal referendum sulla Brexit. Al centro dell'intervento c'è stata la rivendicazione del ruolo dello Stato per garantire equità e sicurezza. Non è stato un discorso all'insegna del liberalismo, né economico né politico, ma il tentativo di fondere diverse tradizioni. Anche per "The Independent" la premier ha cercato di occupare un terreno politico presidiato in modo piuttosto incerto dal Labour e dall'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito. Il nuovo centro di cui ha parlato, comunque, equivale al centrismo tradizionale più l'euroscetticismo, la sua patria politica di origine. Sull'immigrazione, però, sta facendo un gioco pericoloso. Per "The Times" May ha presentato la sua visione di un paese unito e di un partito unito, ma in realtà i conservatori sono divisi sulla questione più importante: la gestione della Brexit. I negoziati saranno lunghi e complessi e senza un approccio realistico c'è il rischio di un fallimento. A May si richiede una leadership saggia, capace di temperare gli eccessi dei Brexiter. "The Telegraph" promuove la performance di May nel suo primo congresso da leader, considerate le drammatiche circostanze in cui, da pochi mesi, è salita al vertice. Anche per questa testata, almeno a parole, è stata marcata la distanza con la leadership precedente. Bocciatura, invece, dal "Mirror", per il quale May è riuscita a dire perfino meno di Jeremy Corbyn.
New York, 6 ott 09:52 - (Agenzia Nova) - Il caotico scenario del conflitto siriano si complica ulteriormente: le milizie sciite irachene già impegnate a combattere lo Stato islamico in patria si stanno riversando in territorio siriano per sostenere l'offensiva del regime di Bashar al Assad contro ribelli e jihadisti ad Aleppo. Per gli Stati Uniti, sottolinea il "Wall Street Journal", ciò significa che lo stesso soggetto potrebbe essere simultaneamente un amico o un nemico, a seconda che si trovi da una parte o dall'altra del confine siriano. Il paradosso è doppio: gli Stati Uniti, infatti, hanno armato e in parte addestrato tanto i ribelli sciiti iracheni, quanto quelli sunniti siriani, che ora si trovano a combattere sullo stesso campo di battaglia, ma su fronti opposti. Stando al quotidiano Usa, oltre mille combattenti sciiti iracheni hanno attraversato il confine siriano dall'inizio di settembre, unendosi a circa 4 mila già impegnati al fianco del regime di Damasco nell'assedio di Aleppo. Ciò significa che quasi la metà dei circa 10 mila uomini schierati dai lealisti ad Aleppo sono iracheni; e proprio la presenza di questi ultimi avrebbe fatto virare gli equilibri sul campo a favore del regime, che nelle ultime settimane ha effettuato col sostegno della Russia anche i bombardamenti denunciati dalla comunità internazionale. Stando all'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulle condizioni umanitarie dei residenti di Aleppo est - la porzione della città controllata dai ribelli e bersagliata dai bombardamenti aerei - la situazione dei civili è sempre più disperata, e circa la metà sostiene di voler fuggire, se possibile.