Gianluca Vacchi, date un fischietto a quell'uomo

Actu Foot confonde l'imprenditore e fenomeno del web con l'arbitro italiano Rocchi nel comunicare chi dirigerà in Champions League Real Madrid-PSG. Var ai mondiali, ci sono novità

12 Febbraio 2018 alle 17:21

Gianluca Vacchi, date un fischietto a quell'uomo

Gianluca Vacchi con la moglie (foto LaPresse)

Per la serie “gli arbitri italiani sono più stimati all’estero che in patria” è arrivata la notizia della designazione di Gianluca Rocchi – e non Vacchi (vedasi foto qui sotto), come twittato da Actu Foot, bibbia del calcio internazionale da 1,62 milioni di follower) – per l’ottavo di finale di Champions League tra Real Madrid e PSG, domani al Bernabeu. Porto-Liverpool, l’altra partita della serata, sarà diretta da Daniele Orsato.

 



 

Passate in rassegna le dolci note, si va definendo l’uso del Var ai Mondiali in Russia. Scrive il mostro sacro Paolo Casarin sul Corriere della Sera che i baroni della Fifa hanno dato l’ok allo strumento perché ci siano “minima interferenza e massimo beneficio”. Per una volta i parrucconi panzoni che decidono norme e casistica senza sapere neanche che odore ha l’erba di un campo di calcio hanno deciso bene. Lo spettro di una consultazione lunga tre minuti tra un fischietto tahitiano – sì, ai Mondiali ci sarà un arbitro thaitiano – e un Var salvadoregno per una partita decisiva era tale da togliere il sonno. Invece pare che gli interventi saranno ridotti all’osso, il che è bene, supponendo che per “minimo” si intendano le situazioni davvero oggettive. Vedremo.

 

Intanto è necessario, almeno per una volta, parlare anche di una buona applicazione della moviola. E’ il caso di quanto visto in Torino-Udinese. L’arbitro Rosario Abisso – un predestinato ma ha il difetto di usare il Var troppo, anche quando non necessario – prima convalida il gol degli ospiti e poi lo annulla per fuorigioco. Decisione corretta: il fallo di Maxi Lopez su Burdisso non esiste, ma nel momento in cui gli impedisce di saltare la sua posizione diventa attiva. Un po’ come quei giocatori in fuorigioco che per fare entrare il pallone in rete calciato da un compagno di squadra allargano le gambe.

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