Lettera d'amore a Rita Rusic

Maurizio Milani

Più che Gentile Rita Rusic. Sì, questa è una lettera sentimentale ma anche una lettera di conforto.

Le spiego.

Ho iniziato a innamorarmi di lei quando ero al militare. Siamo andati al cinema con altri commilitoni e lei era nel film con Abatantuono. Era (ed è) bellissima. Ecco, prendo spunto per il militare.

Allora, tutti noi non ne potevamo più di tornare a casa. Quando il sergente della caserma ci diceva: “C’è qualcuno che vuole firmare per rimanere sotto l’Esercito?”. Noi dicevamo: “Nooo! Ma che scherziamo!”.

A distanza di trentacinque anni, se potessimo tornare indietro diremmo “Sììì!”. Avevamo tutto. Posto fisso, buona retribuzione, si mangiava e dormiva a spese della caserma, non c’era luce-gas eccetera da pagare.

E adesso (con i bonus missioni all’estero) saremmo in pensione a milleottocento euro al mese.

Invece, giriamo come fantasmi attorno alla Stazione centrale di Milano, qualcuno ci dà un panino e un cartoncino di vino (ottimo il Tavernello).

Certo negli anni Ottanta, finita la leva, si poteva ancora combinare qualcosa nel settore privato. Ma poi le ditte hanno chiuso. Milano è diventata lasciamo perdere. Noi espulsi dal loro è da circa vent’anni che siamo nullafacenti. Ecco Rita, questa è una lettera d’Amore un po’ diversa dalle altre ma nemmeno.

Rita sono innamorato di voi e scriverei anche delle cose non vere pur di vedervi oggi in terrazza Martini.

Qui lavoro come ragazzo dell’ascensore anche se sono una classe di leva del ‘62. Anzi meno, perché sempre bocciato alle superiori.

Sono andato al militare con diversi rinvii, però con me c’era uno di trentadue anni che faceva il militare e non ero Gianni Morandi che è andato con la sua leva.

Rita un saluto,

suo Mauro Icardi ma neanche.

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