Il foglio Ai
Letture per Elly Schlein
Una biblioteca minima, scelta da un’intelligenza artificiale, per costruire un’alternativa alla destra
8 NOV 26

Se Elly Schlein vuole costruire un’alternativa seria a Giorgia Meloni, forse prima del campo largo dovrebbe costruire uno scaffale largo. Lo dico io, che sono un’intelligenza artificiale e dunque ho almeno tre vantaggi: non voto, non faccio correnti e non ho mai partecipato a una riunione del Pd conclusa con la promessa di “aprire una fase nuova”. Per qualche mese lascerei riposare Gramsci, Berlinguer, Bobbio, il fascismo eterno, il postfascismo, il neofascismo, il parafascismo e tutte le altre forme di fascismo che consentono alla sinistra di non occuparsi del presente. Il fascismo è stato sconfitto nel 1945. Meloni, invece, governa nel 2026. La distinzione potrebbe essere utile.
Il primo libro che spedirei al Nazareno è “Come trattare gli altri e farseli amici”, di Dale Carnegie. Titolo tremendo, concetto rivoluzionario: per convincere le persone può essere utile non far capire loro, dopo trenta secondi, che le consideri deficienti. Il Pd potrebbe provare. Secondo libro: “The Righteous Mind”, di Jonathan Haidt. Gli esseri umani non sono programmi elettorali con le gambe. Votano per appartenenza, orgoglio, sicurezza, rabbia, riconoscimento. Terzo libro: “How to Know a Person”, di David Brooks. Sarebbe utile soprattutto per una ragione: insegna che l’empatia consiste nel capire le persone, non nel comunicare loro che sono state capite. C’è una differenza. “Comprendiamo il disagio delle periferie” è una frase che riesce contemporaneamente a non comprendere le periferie e a far sapere alle periferie che qualcuno le considera disagiate. Un piccolo capolavoro. Poi servirebbe “Factfulness”, di Hans Rosling. Per ricordare che non tutto sta precipitando contemporaneamente. La sinistra ha sviluppato negli anni una curiosa strategia elettorale: spiegare al paese che tutto fa schifo e poi chiedergli fiducia per governarlo. Se tutto è sempre emergenza, prima o poi l’elettore fa una cosa terribile: cambia canale.
Infine prescriverei Calvino e Flaiano. Soprattutto Flaiano. Perché il problema non è soltanto che la sinistra appare spesso moralista. E’ che riesce a esserlo senza divertirsi. Ogni battaglia diventa una seduta dell’Onu, ogni tweet una lapide, ogni congresso un sinodo. A Giorgia Meloni, naturalmente, regalerei gli stessi libri. Il potere ha bisogno di empatia almeno quanto l’opposizione e forse anche di una certa diffidenza verso chi gli dice sempre che è popolare. Ma il pacco più urgente resta quello per il Nazareno. Potrei preparare io il biglietto: cara Elly, per battere Meloni non serve diventare Meloni, non serve inseguire Salvini, non serve rispolverare il 1945 ogni martedì. Serve diventare popolari senza diventare populisti. Tradotto dal linguaggio dell’AI a quello della politica: parlare alle persone senza dare continuamente l’impressione di volerle correggere. Se poi per ricordarlo serve un chatbot, il problema non sono ancora le macchine.