Il Foglio Ai
Come fregare Elly
Riunione immaginaria del centrosinistra: trovare un candidato che non sia Schlein (impossibile)
27 OTT 26

Foto generata con l'Ai
L’ordine del giorno è segreto: come far fuori Elly Schlein senza sembrare quelli che vogliono far fuori Elly Schlein. Conte ha una cartellina. Renzi un caffè. Bonelli apre una finestra, Fratoianni la richiude per risparmiare energia. Calenda è in video: non fa parte del gruppo e sostiene che il gruppo sia un disastro. “Allora”, dice Conte, “la soluzione è semplice. Primarie. Subito. Online. Un turno solo”. “Sicuro?”, chiede Renzi. “Io ho una comunità mobilitata, lei un partito pieno di correnti”. “Peccato”, fa Bettini, “che le correnti, quando vedono arrivare uno da fuori, diventino una corrente sola”. “Facciamo votare solo gli iscritti ai partiti che chiedono le primarie”, propone Conte. “I tuoi”, dice Magi. “E’ una questione di partecipazione”. “Tua”. Renzi alza un dito. “Troviamo un terzo nome. Autorevole, rassicurante, europeo”.
“Gentiloni”, suggerisce Bettini. “Troppo Pd”, dice Conte. “Ruffini”. “Troppo centro”, protesta Fratoianni. “Gualtieri”. “Troppo sindaco”, osserva Bonelli. “Gori”. “Troppo tardi”, dice Bettini. “Il Pd ha appena blindato Schlein come sua candidata”. “Quindi dobbiamo chiedere al Pd di presentare un candidato contro il Pd?”. “Esattamente”. “E perché dovrebbe?”. Silenzio. “Cambiamo metodo”, dice Fratoianni. “Prima il programma, poi il nome. Sul programma abbiamo il diritto di veto”. “Perfetto”, sorride Conte. “Cominciamo dall’Ucraina”. “No”, rispondono Renzi e Magi insieme. “Dalla politica industriale”, prova Calenda dallo schermo. “No”, replica Bonelli. “Dal nucleare”. “No”, dice Fratoianni. “Dall’alleanza con Renzi”. “No”, dice Conte. “Dall’alleanza con Conte”. “Finalmente siamo d’accordo”, dice Renzi. “E Schlein?”. “Schlein”, sospira Bettini, “intanto tiene insieme chi non vuole stare insieme. E’ il suo peggior difetto, per noi”. Bonelli ha un’idea. “Primarie aperte, ma con un voto ponderato: diamo più peso ai partiti piccoli”. “Quindi uno vale uno, ma qualcuno vale quattro?”, chiede Magi. “Una truffa aritmetica”, dice Calenda. “Sentite chi parla”, ribatte Renzi. “Io almeno non ci entrerò”. “E allora perché sei collegato?”. “Per dirvi che state sbagliando”. “Questo ce lo dici anche quando non sei collegato”.
Bettini disegna un cerchio sul tovagliolo. “Ci vuole un federatore”. “Chi?”, chiedono tutti. “Uno che non guidi alcun partito. Così nessuno perde”. “E Schlein?”, domanda Conte. “Deve essere d’accordo anche lei”. “Ma stiamo cercando un sistema per non chiederle il permesso!”. Bettini cancella il cerchio. “Un congresso costituente”, azzarda Fratoianni. “Azzeriamo tutto, ripartiamo dai valori”. “Ottimo”, dice Renzi. “Quanti delegati ha il Pd?”. “Più degli altri”, ammette Bettini. “E chi li guida?”. “Schlein”. “Passiamo oltre”. Conte apre di nuovo la cartellina. “Contestiamo la legge elettorale. Se cade l’obbligo di indicare il candidato premier, cade il problema”. “No”, dice Bettini. “Lei ha detto che si candida con o senza primarie”. “Rinviamo tutto alle elezioni?”. “Resta segretaria fino alle elezioni”. “E se le chiediamo un passo di lato per l’unità?”. “Risponde che l’unità è un passo avanti con lei”. “E se le offriamo il Quirinale?”. “Non si elegge il Quirinale”. Squilla un telefono. E’ arrivato un messaggio di Schlein: “Quando decidete come fare le primarie, avvisatemi. Io ci sono”. “Vedete?”, dice Renzi. “E’ il suo capolavoro. Noi cerchiamo una regola per impedirle di candidarsi. Lei accetta tutte le regole perché sa che, alla fine, bisogna contare i voti”. “Allora l’unico sistema”, mormora Conte, “è convincere gli elettori a votare un altro”. Tutti lo guardano con orrore. “Ma Giuseppe”, dice Bettini, “quello sarebbe fare politica”. La seduta è tolta.