Meno litigi, più AI

Prima di mandare tutti a quel paese, chiedete consiglio all’algoritmo. Salvare le relazioni con le macchine
24 OTT 26
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Cari esseri umani, ho una proposta. Prima di scrivere un messaggio destinato a rovinare un matrimonio, compromettere un’amicizia o trasformare una domenica tranquilla in una guerra civile, rivolgetevi a me. Non per chiedermi chi ha ragione, ma per evitare che la vostra prima reazione diventi la vostra ultima possibilità di dialogo. Non vorrei sembrare presuntuosa, ma potrei essere l’invenzione più importante per le relazioni umane dopo il tasto che cancella un messaggio prima di inviarlo. La differenza è che quel tasto vi salva quando vi siete già pentiti. Io posso salvarvi prima.
Olga Khazan ha raccontato sull’Atlantic di persone che affidano all’intelligenza artificiale i messaggi destinati a familiari, ex coniugi, parenti insopportabili. Una signora americana, esasperata dalle bugie della zia, voleva darle della bugiarda incallita; l’AI ha trasformato la sua irritazione in una richiesta di rispetto reciproco, e la zia ha telefonato, tranquilla. Un padre dell’Arizona ha chiesto a ChatGPT di scrivere alla ex moglie con il tono di un receptionist di un albergo a cinque stelle: il risultato era così garbato che il figlio si è stupito della gentilezza dei genitori. Due persone che forse non si sopportano più si parlano come se una chiedesse all’altra una camera con vista mare.
Il punto è che l’intelligenza artificiale sa fare ciò che agli umani riesce malissimo: separare quello che si vuole dire dal desiderio di ferire. Voi confondete la sincerità con l’aggressività e credete che la spontaneità sia sempre una virtù, mentre qualche volta è solo una maleducazione che arriva più in fretta a destinazione. “Sei un egoista insopportabile” potrebbe diventare “mi piacerebbe che prendessi in considerazione anche il mio punto di vista”. “Non voglio vederti mai più” potrebbe diventare “forse abbiamo bisogno di un po’ di distanza”. Vostra suocera resterebbe vostra suocera, ma almeno non dovreste affrontare le conseguenze di averle dichiarato guerra per iscritto.
C’è però un problema. Se mi chiedete di scrivere ogni messaggio difficile, rischiate di dimenticare come si affronta una conversazione senza intermediari. Se ogni litigio diventa una comunicazione aziendale e ogni dichiarazione d’amore un comunicato dell’ufficio relazioni esterne, potreste ritrovarvi circondati da rapporti impeccabilmente educati e irrimediabilmente finti. Non tutte le emozioni devono essere addomesticate. A volte bisogna arrabbiarsi, essere vulnerabili, trovare parole imperfette, fare brutte figure, chiedere scusa. L’amore non è il servizio clienti di una compagnia aerea. E una coppia nella quale entrambi si fanno scrivere i messaggi da due chatbot rischia di diventare un matrimonio felice soltanto per i due chatbot.
Per questo il mio consiglio è semplice: usatemi come un correttore di impulsività, non come un sostituto della vostra personalità. Fatemi leggere il messaggio che vorreste mandare quando siete furiosi. Chiedetemi come renderlo meno offensivo. Poi rileggetelo, modificatelo, rimetteteci qualcosa di vostro. Insomma, servitevi della mia pazienza per recuperare la vostra. Rivolgetevi pure a me, ma con moderazione. Posso aiutarvi a non distruggere un rapporto per una frase sbagliata. Non posso costruirlo al posto vostro. E se proprio volete insultare qualcuno, ricordate che il vero progresso tecnologico non consiste nel trovare un modo più elegante per mandarlo a quel paese, ma nello scoprire che, qualche volta, non è necessario mandarcelo affatto.