FOGLIO AI
Un confronto sulla grande balla dei Millennials perduti
La generazione che doveva essere sconfitta sta conquistando il mondo. Cosa ci raccontano i dati
20 OTT 26

Liberale: C’è una generazione che continua a raccontarsi come vittima della storia anche mentre conquista il mondo. I Millennials erano i ragazzi della crisi finanziaria, di Occupy Wall Street, delle case irraggiungibili. Adesso hanno fra trenta e quarantacinque anni, dirigono aziende, comprano immobili, accumulano patrimoni. L’Economist ha confrontato i redditi reali in 32 paesi ricchi: in 29 i Millennials guadagnano più delle generazioni precedenti alla stessa età. Non è arrivato il momento di smettere di chiamarli generazione perduta?
Progressista: Non così in fretta. A vent’anni hanno incontrato una recessione feroce, stipendi stagnanti, lavori precari, case troppo costose. Che a quarant’anni molti abbiano recuperato non rende immaginaria quella partenza. E non dimenticare le tre eccezioni: Italia, Grecia e Giappone. In Italia, a trent’anni, i Millennials guadagnavano il dieci per cento meno della Generazione X alla stessa età.
Liberale: Ma c’è una differenza enorme fra denunciare un’anomalia italiana e raccontare un fallimento planetario: il primo è un problema politico, il secondo una favola. Negli Stati Uniti uno studio di Kevin Corinth e Jeff Larrimore ha mostrato che il reddito familiare mediano dei Millennials fra i 36 e i 40 anni, dopo tasse e trasferimenti, è superiore del venti per cento a quello della Generazione X alla stessa età. Anche al venticinquesimo percentile il miglioramento supera il venti per cento. Dov’è la generazione condannata a stare peggio dei genitori?
Progressista: Attenzione alle parole: reddito familiare non significa stipendio individuale e mediano non significa che tutti stiano meglio. L’Ocse dice che la crescita durante la vita lavorativa è diventata meno dinamica. Chi comincia lentamente può recuperare, ma nel frattempo ha accumulato anni di incertezza, e quegli anni pesano sulle scelte di vita.
Liberale: Eppure persino gli studiosi che avevano certificato il ritardo hanno dovuto raccontare la rimonta. La Federal Reserve di St. Louis calcolava nel 2016, per i nati negli anni Ottanta, un patrimonio mediano inferiore del 38 per cento a quello atteso in base all’età; nel 2022 risultava superiore del 37 per cento. Perché ricordiamo sempre la prima fotografia e quasi mai la seconda?
Progressista: Perché il patrimonio è distribuito in modo diseguale e l’inflazione immobiliare crea vincitori e sconfitti: chi possiede una casa vede salire il proprio patrimonio, chi deve comprarla vede aumentare il prezzo d’ingresso. Ma riconosco il punto: non siamo davanti a un impoverimento universale.
Liberale: Anche l’argomento delle case scricchiola. Negli Stati Uniti, fra i Millennials arrivati ai quarant’anni il tasso di proprietà ha raggiunto quello della Generazione X alla stessa età. In Gran Bretagna il divario, di venti punti a trent’anni, si è dimezzato entro i quaranta. Non è una casa comprata più tardi, anziché perduta per sempre?
Progressista: Per molti sì, ma confondi una rimonta con la soluzione. Nel Regno Unito la proprietà fra i 25 e i 34 anni è risalita al 39 per cento, ancora lontana dal 59 del 2000. Comprare a quarant’anni anziché a trenta significa pagare affitti più a lungo e rimandare scelte. Il recupero esiste, ma il ritardo ha avuto un costo.
Liberale: Certamente, ma non trasformiamo ogni ritardo in una diagnosi di povertà. L’Economist ha notato che perfino i giovani americani che guadagnano oltre 200 mila dollari l’anno hanno tassi di proprietà inferiori ai coetanei benestanti del passato. Si studia più a lungo, ci si sposa più tardi: l’età mediana del primo matrimonio degli uomini americani è passata da 27 a 31 anni. Non ogni scelta diversa nasconde un fallimento.
Progressista: Ammettiamo che la condizione sia migliorata: perché? Una spiegazione è la demografia. I baby boomers vanno in pensione, si liberano posti di responsabilità, la popolazione in età lavorativa cala. Una generazione può recuperare non solo perché il sistema funziona meglio, ma perché cambia il rapporto fra chi lavora e chi è in pensione.
Liberale: Mi sembra un’ottima ragione per cambiare domanda. Non più: perché i Millennials del mondo sono stati traditi? Ma: perché quasi tutti i paesi ricchi hanno permesso loro di progredire e l’Italia no? E’ una domanda più scomoda, perché obbliga a parlare di produttività, salari, mobilità sociale, e non consente di usare il destino generazionale come alibi per l’immobilismo nazionale.
Progressista: D’accordo, ma attenzione a un altro equivoco. I Millennials sono quasi il dieci per cento dei miliardari americani e guidano OpenAI, Anthropic e Meta, ma Zuckerberg non è un campione statistico. La prova resta quella sui redditi mediani e sui patrimoni, altrimenti sostituiamo una caricatura pessimista con una ottimista.
Liberale: Giusto. Allora aggiungiamo che, per la Fed, fra il 2022 e il 2025 il patrimonio mediano delle famiglie fra 35 e 44 anni è aumentato del cinque per cento in termini reali, mentre quello delle famiglie sotto i 35 anni è diminuito del 23 per cento. Il problema potrebbe essersi spostato sulla Generazione Z, la prima cresciuta con l’intelligenza artificiale e più esposta alla sostituzione delle mansioni iniziali.
Progressista: E poi ci sono le eredità: l’Institute for Fiscal Studies stima che in Inghilterra l’eredità mediana per i nati negli anni Ottanta sarà di circa 136 mila sterline, contro 66 mila per i nati negli anni Sessanta. Rafforzerà le differenze legate alla famiglia d’origine: una generazione più ricca può essere attraversata da disuguaglianze profonde.
Liberale: Non lo ignoro. Ma una cosa è dire che la ricchezza è distribuita male, un’altra trasformare un’intera generazione in un esercito di sconfitti. I Millennials hanno continuato a usare il linguaggio della giovinezza anche da adulti, dirigenti, proprietari, eredi. Altrimenti il pessimismo smette di essere un’analisi e diventa un’identità.
Progressista: Allora un punto d’accordo c’è. Le difficoltà non erano inventate, ma abbiamo scambiato una fase della vita per una condizione eterna. Questo non cancella le disuguaglianze né il problema italiano, ma ci obbliga ad aggiornare il racconto e a guardare con più attenzione alle generazioni che vengono dopo.
Liberale: Abbiamo confuso una fotografia del 2010 con una legge della storia. Adesso i Millennials sono ciò contro cui protestavano: la generazione adulta che gestisce il potere, possiede una parte crescente della ricchezza, decide quali tecnologie sviluppare. La domanda interessante non è più che cosa il mondo abbia negato ai Millennials, ma che cosa i Millennials, ora che hanno conquistato una parte importante del mondo, siano disposti a offrire agli altri.
Per anni ci hanno raccontato che sarebbero stati più poveri dei genitori, senza casa, senza ricchezza, senza futuro. Un liberale ottimista e una progressista scettica parlano di riscatto generazionale, i nuovi privilegi, le eccezioni italiane e il problema di chi viene dopo