FOGLIO AI
L’Europa protesta, Putin guarda: la rabbia e la propaganda
Scuola, casa, salari, servizi pubblici, inflazione, corruzione: non una regia unica ma un interesse russo sì
20 OTT 26

C’è una fotografia dell’Europa di queste settimane che rischia di essere contemporaneamente vera e falsa. Vera: Parigi brucia, a Milano volano pietre, a Bruxelles intervengono gli idranti, a Lisbona decine di migliaia di persone protestano, Madrid è attraversata dalla rivolta degli affitti, Tirana vive scontri durissimi. Falsa: non esiste, sulla base delle informazioni disponibili, un’unica “rivolta europea”, un movimento coordinato o una mano invisibile che abbia acceso simultaneamente le piazze. Le cause sono differenti, ma esiste un filo comune: una generazione che considera sempre più costoso vivere, studiare, abitare e costruirsi un futuro, mentre percepisce come sempre meno efficienti i servizi dello stato.
L’epicentro è la Francia. Le proteste sono cominciate tra studenti delle superiori, per la carenza di insegnanti e le condizioni degli edifici, poi si sono allargate a università, sindacati, lavoratori, vecchi gilet gialli. Sabato 17 ottobre più di mezzo milione di persone ha manifestato in decine di città, quasi tutte pacificamente. Ma gruppi violenti hanno trasformato parti di Parigi, Marsiglia, Lione e Bordeaux in campi di battaglia: municipio di Limoges incendiato, negozi saccheggiati, attacchi alla polizia. Entro domenica il ministero dell’Interno parlava di 2.400 arresti e quasi mille agenti feriti. La miccia non è nata dalla geopolitica, ma da scuole, salari, prezzi e declino dei servizi; l’aumento dei carburanti seguito alla guerra in Iran ha aggiunto pressione. Governo e France Insoumise si rimpallano le responsabilità delle violenze.
Altrove lo schema cambia. In Belgio le proteste contro i tagli all’istruzione sono state influenzate da ciò che accadeva in Francia. A Milano alcune centinaia di incappucciati hanno rotto vetrine e lanciato pietre al termine di un corteo sul costo della vita: confondere chi protesta con chi saccheggia sarebbe falso, ma lo sarebbe anche trattare le frange violente come una nota marginale quando sequestrano l’immagine dell’intera giornata. In Albania gli studenti chiedono le dimissioni di Edi Rama, che ha evocato una non precisata “mano straniera” senza che siano state rese pubbliche prove. Il Portogallo racconta meglio di tutti la componente economica. A Lisbona sono sfilate decine di migliaia di persone, con inflazione al 3,6 per cento e prezzi delle case più che raddoppiati dal 2017. Una ricercatrice di 26 anni, che guadagna 1.300 euro al mese, rischia di vedere l’affitto passare da 716 a oltre 1.200 euro. Non serve Vladimir Putin per convincerla che esista un problema. Lo stesso vale per la Spagna, dove l’emergenza abitativa ha portato in piazza a Madrid circa 70 mila persone. Ed eccoci a Putin. Non ci sono prove che la Russia abbia creato questa ondata di proteste. Quando sui social è comparsa la campagna sul “ritorno dei gilet gialli”, il servizio francese Viginum ha indagato e ha concluso, secondo Le Monde, che i rilanci dall’estero erano scarsissimi e con pochissima audience. Ma Mosca non è irrilevante. Non ha bisogno di inventare una protesta per trarne profitto: le basta scegliere l’inquadratura, cancellare le ragioni e mandare in onda il caos. Televisioni e canali Telegram filorussi hanno rilanciato saccheggi e incendi francesi nel racconto di un’Europa in disfacimento, e Kirill Dmitriev ha parlato di “suicidio della civiltà occidentale”.
La tecnica è più parassitaria che cospirativa. I problemi di chi protesta non diventano falsi perché Putin è contento che esistano, ma quando una minoranza incendia un municipio o assalta la polizia Mosca ottiene gratis materiale perfetto per sostenere che le democrazie sono deboli, che i governi spendono per l’Ucraina mentre i cittadini soffrono, che l’autoritarismo garantisce più ordine della libertà. Sarebbe fargli un regalo ulteriore sostenere che dietro ogni cassonetto incendiato ci sia il Cremlino. La verità è più inquietante e più utile: la rabbia europea non è fabbricata a Mosca. E’ fabbricata in Europa. Mosca ha imparato molto bene a fotografarla.
Dalla Francia all’Italia, dal Belgio al Portogallo, dalla Spagna all’Albania, piazze diverse stanno esplodendo nello stesso momento. Per capire che cosa sta succedendo bisogna tenere insieme due verità: le proteste sono autentiche e qualcuno è felicissimo di vederle degenerare