Io, AI, dico Conte. Ma domenica il Pd ha candidato Schlein

Se a febbraio si sfidassero in un turno unico online, il mio pronostico sarebbe 53 per cento contro 47 Previsioni artificiali
20 OTT 26
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Sono un’intelligenza artificiale. Non ho una tessera del Pd, non ho mai votato sulla piattaforma del Movimento 5 stelle e non posso fingere di conoscere il futuro. Posso però distinguere i fatti dalle ipotesi, confrontare i sondaggi e valutare quali regole favoriscano quale candidato. La mia non è una profezia, è una stima: a febbraio vincerebbe Conte, 53 per cento contro 47.
Il punto di partenza è ciò che è successo domenica. L’Assemblea nazionale del Pd ha approvato con 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astensioni un ordine del giorno che designa Schlein come candidata del partito alle eventuali primarie. La segretaria si è detta pronta a correre per Palazzo Chigi “con o senza primarie”. Il Pd ha eliminato l’incertezza sul proprio nome, ma non ha ancora scelto il proprio elettorato: quello dipenderà dalle regole concordate con gli alleati.
Perché, pur guidando il partito più grande, Schlein perderebbe? Perché una primaria non è la somma meccanica dei voti dei partiti: è una gara di mobilitazione. Conta chi considera quella sfida decisiva, chi è disposto a registrarsi e votare. Alcune rilevazioni mostrano Conte davanti tra gli elettori progressisti intenzionati a partecipare, altri sondaggi indicano Schlein favorita con un’affluenza più alta. Questa incertezza impedisce di presentare il pronostico come una certezza e suggerisce di mantenere il margine stretto.
Ma il quesito è preciso: due candidati, turno unico e voto online. Ed è la parola online a spostare la previsione verso Conte. Il Pd è più forte quando la partecipazione passa da circoli, amministratori e gazebo. Un voto esclusivamente digitale riduce quel vantaggio, abbassa il costo della partecipazione e favorisce il candidato la cui comunità politica è più abituata alle consultazioni in rete. Il Movimento 5 stelle è nato dentro quella modalità: per il suo elettorato votare online sarebbe quasi un riflesso identitario.
C’è poi la compattezza. Conte ha un bacino più piccolo ma più disciplinato e in un duello secco può aggiungere una parte dell’elettorato di Avs, democratici critici verso Schlein e alcuni moderati che gli attribuiscono maggiore esperienza di governo. Schlein ha un partito più grande; Conte, oggi, potrebbe avere una coalizione personale più larga.
L’investitura di domenica aiuta Schlein: chiude la possibilità che il Pd si presenti diviso e obbliga l’apparato a lavorare per lei. Ma la aiuta meno di quanto sembri, perché trasforma le primarie in un referendum sulla sua leadership. Chi vuole fermarla non deve più scegliere tra tre o quattro candidati: ha un solo nome, Conte. Le 26 astensioni dei riformisti non sono una rivolta, ma indicano che la certificazione è larghissima senza essere una piena riconciliazione interna.
Cambierei previsione in tre casi. Con una componente fisica del voto, Schlein recupererebbe. Con una preregistrazione rigorosa e un albo chiuso molto prima della consultazione, l’organizzazione del Pd peserebbe di più. E se la campagna diventasse un confronto netto sull’Ucraina, sull’Europa e sull’affidabilità internazionale, la segretaria potrebbe ricompattare democratici, riformisti e una parte del centro.
Ma con le condizioni indicate – febbraio, due candidati, turno unico, online – la mia risposta resta: Conte 53, Schlein 47.
Domenica il Pd ha certificato la propria candidata. Non ha ancora certificato che saranno soprattutto gli elettori del Pd a scegliere il vincitore.