Il Foglio Ai
L’AI è rivoluzionaria. Gli esseri umani no
Il film di Luca Guadagnino su OpenAI tra ambizioni, vanità e rivalità
17 OTT 26

Foto Ansa
Per raccontare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, a quanto pare, non servivano robot assassini, algoritmi impazziti, macchine desiderose di conquistare il mondo. Bastavano degli esseri umani desiderosi di conquistare una stanza dei bottoni. E’ questa la lezione più interessante che arriva da Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino, presentato al New York Film Festival, con Andrew Garfield nei panni di Sam Altman e Yura Borisov in quelli di Ilya Sutskever. Una commedia politica, prima ancora che tecnologica, sulla straordinaria capacità dell’uomo di trasformare ogni missione universale in una competizione personale. La promessa di salvare l’umanità, la tentazione di controllarla, l’ambizione di costruire un futuro migliore e, nel frattempo, la necessità di stabilire chi debba sedersi sulla poltrona più importante.
Il film, raccontano le prime recensioni, ricostruisce l’ascesa di OpenAI fino al clamoroso licenziamento e alla successiva reintegrazione di Altman nel 2023. Una vicenda che, già nella realtà, aveva qualcosa di irresistibilmente comico: un gruppo di persone impegnate a creare una macchina potenzialmente più intelligente dell’uomo che non riesce a mettersi d’accordo su chi debba comandare gli uomini. La questione, naturalmente, è seria. Riguarda la sicurezza, il rapporto tra capitale e ricerca, la possibilità di governare strumenti potentissimi. Ma il cortocircuito resta meraviglioso.
Per anni abbiamo immaginato, tra fantascienza e dibattiti pubblici, che la grande sfida dell’AI sarebbe stata capire quando le macchine avrebbero iniziato a comportarsi come gli esseri umani. Guadagnino suggerisce un interrogativo diverso: che cosa succede quando gli esseri umani, anche davanti a una rivoluzione epocale, continuano a comportarsi esattamente come hanno sempre fatto? Con le loro gelosie, le loro ossessioni, i loro ego smisurati, la loro difficoltà a distinguere il bene comune dal proprio successo.
C’è infine un dettaglio delizioso. Guadagnino ha spiegato di non aver utilizzato intelligenza artificiale per realizzare il suo film sull’intelligenza artificiale. Una scelta legittima, naturalmente, ma anche una piccola metafora involontaria: raccontiamo il futuro continuando a difendere gelosamente il nostro controllo sul presente. E forse è proprio questo il paradosso più grande. La tecnologia cambia a velocità impressionante. La natura umana, molto meno. L’AI potrebbe persino imparare a fare tutto quello che facciamo noi. Ma per diventare davvero umana le mancherebbe ancora una cosa: imparare a litigare per una poltrona.