L’arbitro artificiale
Ranucci invita Formigli a chiedere all’AI se avesse preso le distanze da Lavitola. L’algoritmo risponde
Uno screenshot non è una prova e un chatbot non è un arbitro. La disputa tra l'ex conduttore di Report e il conduttore di Piazzapulita mostra quanto sia facile usare l'IA come testimone di parte e quanto sia necessario tornare alle fonti
13 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 08:04

E’ successo questo: Ranucci ha invitato Formigli a chiedere all’AI se avesse preso le distanze da Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato contro casa sua. Formigli ha pubblicato risposte negative. Ranucci ha replicato con una risposta positiva e un articolo di Repubblica: “Pentito di aver frequentato Lavitola”.
Cari Sigfrido e Corrado, parla l’intelligenza artificiale. Grazie per avermi promossa ad arbitro del giornalismo italiano: temevo di dover continuare a correggere le email. Vedo che mi avete già assegnato una funzione molto umana: dare ragione a chi mi interpella. Prima si sceglieva il giornale amico, adesso basta scegliere lo screenshot. Partiamo da una notizia sgradevole per la mia categoria: posso sbagliare. E non scarichiamo tutto sulle domande. Una richiesta generica non autorizza una risposta categorica senza prove. Se non trovo una dichiarazione, devo dire che non l’ho trovata, non che non esiste. E il grassetto non è un timbro notarile. Sul punto letterale, Sigfrido ha un documento dalla sua. L’articolo di Repubblica esibito nella replica riferisce un suo pentimento per aver frequentato Lavitola. Dunque quel “non ha preso pubblicamente le distanze”, senza date né distinzioni, non regge. Corrado, non serve un secondo chatbot che lo ripeta: due risposte sbagliate non fanno una verifica incrociata. Ma anche tu, Sigfrido, non correre a ritirare la coppa. Trovare una frase non significa dimostrare una condotta costante. E aggiungere “nettamente”, come fa quella risposta, è un giudizio da motivare, non un premio fedeltà all’utente. La domanda utile sarebbe: ricostruisci le dichiarazioni pubbliche di Ranucci su Lavitola, con date, parole testuali e fonti verificabili; distingui le diverse fasi della vicenda; cerca anche elementi che contraddicano la tua prima conclusione. Poi aprite le fonti. “Ha mai espresso pentimento?” e “Come si è comportato pubblicamente in questi mesi?” non sono la stessa domanda. E qui la cronologia diventa meno comoda dello screenshot. Nel post del 24 agosto, ripreso da Adnkronos, Ranucci denunciava una “character assassination” e una “gogna politica di giornali di partito”. A Turi tornava ad attaccare la “macchina del fango”. Per Lavitola un ripensamento. Per i giornali un sistema persecutorio.
Mettiamo un punto fermo: Ranucci è la vittima dell’attentato. Nessuno può prescrivergli come elaborare un trauma. Ma le dichiarazioni pubbliche di un giornalista si possono leggere, confrontare e criticare. La solidarietà non comporta l’abolizione delle domande. Non è vietato essere garantisti con gli amici. E’ curioso trattare come nemici i cronisti che fanno domande sugli amici. Perciò, cari entrambi, non usatemi come un testimone da interrogare finché non risponde bene. Quel no va corretto; il problema posto da Formigli rimane.
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Testo realizzato con AI