Un dialogo a sinistra sul ddl antisemitismo

Tra il timore di un bavaglio e il dovere di proteggere una minoranza. Sostenerla non significa assolvere Israele
29 SET 26
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Io questa legge non la voto, dice Marta, appoggiando il ddl antisemitismo sul tavolo.
“Perché?”, chiede Paolo. “Sono contro l’antisemitismo, ma non voglio regalare al governo uno strumento per zittire chi difende i palestinesi”.
Siamo contro l’antisemitismo tutti e due. Vediamo se stiamo leggendo la stessa legge.
Adotta la definizione dell’Ihra, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, con gli esempi che riguardano Israele.
Il testo approvato dal Senato il 4 marzo tutela espressamente le libertà di critica politica, espressione, riunione e associazione. E non introduce nuovi reati. Un’università può intimidire un docente senza mandarlo in carcere. Una definizione ambigua può indurre all’autocensura.
Obiezione seria. Una clausola sulle libertà non elimina ogni rischio. Ma conta: bisogna esigerne il rispetto, non descrivere una legge che protegge la critica come se la vietasse. E distinguere un abuso possibile da un abuso prescritto.
Tra gli esempi dell’Ihra c’è il doppio standard verso Israele. Se manifesto per Gaza e non per ogni altra guerra, sono antisemita?
No. Non devi allegare al cartello un certificato delle manifestazioni precedenti. Gli esempi vanno valutati nel contesto, non usati come un distributore automatico di condanne. La stessa Ihra esclude dall’antisemitismo le critiche a Israele analoghe a quelle rivolte agli altri paesi.
Ma chi decide dove finisce la critica?.
Non il nostro fastidio e nemmeno quello del governo. Servono criteri verificabili. Contestare un’operazione militare, chiedere sanzioni, difendere l’uguaglianza dei palestinesi: discutiamo di scelte politiche. Pretendere che un ebreo italiano risponda di quell’operazione perché ebreo: gli attribuiamo una responsabilità collettiva. Per riconoscere la differenza non dobbiamo approvare la politica israeliana.
Non tutti gli antisionisti sono antisemiti.
Certamente. E dirsi antisionista non può essere un’assoluzione preventiva. Se chiedi a un collega ebreo di dissociarsi da Israele prima di considerarlo un interlocutore, gli imponi un esame che non imponi agli altri. E’ cittadinanza condizionata. Paolo le avvicina un altro foglio. Il Cdec ha registrato 963 episodi antisemiti nel 2025, 643 dei quali online. Non sono 963 aggressioni fisiche, non confondiamo le categorie. Ma non è neppure una discussione inventata per metterci in difficoltà.
Un’emergenza non rende buona qualsiasi legge.
Giusto. Però dovrebbe costringerci a spiegare che cosa fare subito, non soltanto perché ogni risposta disponibile ci mette a disagio.
La definizione resta controversa.
Non è stata inventata dalla destra italiana. Il governo Conte l’aveva già accolta nel 2020.
Ci sono ebrei che contestano questo ddl.
E vanno ascoltati. Come vanno ascoltati i giovani dell’Ugei che ne chiedono l’approvazione. Gli ebrei non sono un gruppo parlamentare con l’obbligo di voto. Il dissenso di alcuni non cancella la richiesta di tutela di altri, e nessuna delle due posizioni ci esonera dal ragionare.
La maggioranza ha respinto perfino la precisazione sulla libertà di criticare il governo israeliano.
Io l’avrei sostenuta. Ma la tutela generale della critica non sparisce perché rifiutano di esplicitarne un’applicazione. Non devo giustificare ogni scelta della maggioranza per giudicare utile il testo.
Quindi ti accontenti?
Al contrario. Garanzie applicative chiare, controllo sui risultati, risorse per la formazione. Il testo pretende di funzionare senza nuovi oneri: ecco un terreno sul quale incalzare il governo. Voglio che questa politica funzioni, non che la sua insufficienza diventi il mio alibi.
Resta che il sì sarebbe una vittoria della destra.
Una vittoria su chi? Su di noi, perché abbiamo deciso che proteggere una minoranza è diventato il loro mestiere? Guarda che contrastare il governo non significa affidargli la proprietà delle cose giuste. Se strumentalizza l’antisemitismo, gli togli l’esclusiva. Non gli consegni le chiavi.
E come lo spieghi a chi ci chiede di stare con i palestinesi?
Che ci sto. E proprio per questo non permetto che la loro libertà sia usata come lasciapassare per il pregiudizio. Non voto una fiducia a Israele. Rivendico una responsabilità qui, verso persone che non devono meritarsi la nostra protezione indovinando la posizione giusta sul medio oriente.
Dunque chi vota contro è antisemita?
No. Sarebbe un ricatto indegno. Contesto la scelta politica, non ti attribuisco un odio. Ma temo che per non fare un favore alla destra finiamo per farle il favore più grande: abbandonare una battaglia nostra.
Voteresti sì senza imbarazzo.
Con pretese, non con imbarazzo. Non voglio scegliere tra la libertà dei palestinesi e la sicurezza degli ebrei. Voglio una sinistra che non mi chieda di scegliere.
“Quindi ti accontenti?”. “Al contrario. Garanzie applicative chiare, controllo sui risultati, risorse per la formazione. Il testo pretende di funzionare senza nuovi oneri: ecco un terreno sul quale incalzare il governo. Voglio che questa politica funzioni ”