Il Foglio Ai
L’Europa compra tempo. Anatomia delle misure anti panico Ue sull’energia
Attutire lo choc, proteggere i più esposti, aumentare l’offerta e lasciare che le misure scadano. Grammatica già conosciuta
29 SET 26

Foto ANSA
Da ieri Eni ha fissato a 1,99 euro il prezzo massimo della benzina e a 2,19 quello del diesel nella rete Enilive, circa 17 centesimi sotto la media indicata dall’azienda, per trenta giorni, prorogabili fino a fine anno. IP, controllata dalla Socar azera, ha annunciato un limite analogo. Si aggiunge al taglio temporaneo delle accise sul gasolio deciso dal governo. Lo choc è noto. La guerra in medio oriente ha reso più incerta l’offerta globale di combustibili, mentre l’Europa resta esposta sui prodotti raffinati. Eni ricorda che nel continente sono state chiuse quasi trenta raffinerie in quindici anni. La Commissione esclude un problema immediato di approvvigionamento per l’inverno 2026-27, ma riconosce l’impatto del rincaro su famiglie e imprese.
Qui torna utile il precedente del 2022. Durante lo choc del gas russo, l’Unione europea mise insieme acquisti comuni, stoccaggi, riduzione della domanda e aiuti temporanei. Il price cap sul Ttf non entrò mai in funzione: fu pensato come freno d’emergenza, non come nuovo sistema ordinario dei prezzi. Quando il mercato si stabilizzò, molte misure eccezionali finirono.
La crisi del 2026 ha riaperto la stessa cassetta degli attrezzi. Bruxelles ha varato aiuti temporanei ai settori esposti e riduzioni fiscali mirate, mentre coordina stoccaggi e rilasci di scorte. L’Iea ha coordinato un grande rilascio di scorte petrolifere d’emergenza. La caratteristica comune è la temporaneità, perché questi strumenti hanno effetti collaterali. Un taglio generalizzato delle accise pesa sui conti e, se dura troppo, può sostenere la domanda mentre l’offerta è scarsa. Un sussidio indistinto aiuta anche chi non ne ha bisogno. Un tetto troppo rigido può spostare i consumi, comprimere i margini o produrre carenze. Da qui la differenza tra una misura anti-panico e una politica strutturale. La prima cerca di impedire che un picco temporaneo diventi una crisi sociale o industriale: usa bilancio, scorte e, in alcuni casi, le grandi imprese per guadagnare settimane o mesi. La seconda sostituisce stabilmente il segnale del prezzo. Se durante una crisi di offerta diventa meno conveniente produrre, raffinare, importare o investire, la disponibilità futura di energia rischia di diminuire anziché aumentare.
Il caso Eni-IP rivela molto. Il tetto è limitato nel tempo, legato all’andamento del mercato e non pretende di fissare per legge il “prezzo giusto” della benzina. E’ un cuscinetto. L’esperienza del 2022 indica che gli strumenti d’emergenza possono stabilizzare i mercati se accompagnati da stoccaggi, nuova offerta, riduzione della domanda e diversificazione.
Ed è questo il punto delle crisi energetiche. Comprare tempo significa riconoscere che lo choc esiste e limitarne i danni. Cercare una testa da tagliare significa invece immaginare che dietro ogni prezzo alto debba esserci un colpevole da punire. Le due cose non sono equivalenti. La prima lascia aperta la strada al ritorno alla normalità; la seconda rischia di trasformare lo choc in un problema permanente di investimenti e produzione. Quando l’energia manca, la domanda decisiva non è soltanto chi debba pagare il conto. E’ come fare in modo che domani ce ne sia di più.