Il 30 per cento di stranieri nelle scuole, prima di Meloni

Carrozza ne confermò la validità nel governo Letta. Il ministero di Azzolina lo ribadì nel Conte II. Nei documenti, non soltanto la soglia per gli alunni stranieri, ma i compiti per farla rispettare. E le deroghe

23 SET 26
Ultimo aggiornamento: 09:26
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Foto ANSA

Mattarella a parte, la storia dei limiti alla concentrazione di alunni stranieri passa da due governi e due ministeri. Febbraio 2014, Maria Chiara Carrozza nel governo Letta; novembre 2020, il ministero di Lucia Azzolina nel secondo governo Conte. In entrambi i casi il 30 per cento non era un principio semplicemente sopravvissuto al cambio di maggioranza. Veniva richiamato nelle istruzioni alle scuole, insieme alle azioni necessarie per assicurarne il rispetto.
Per Carrozza c’è anche una presa di posizione personale. Il 7 agosto 2013, alla Camera, Fabio Rampelli chiedeva la piena applicazione della circolare del gennaio 2010 sulla distribuzione degli alunni. La ministra rispondeva senza mettere in discussione la validità della disposizione.
"Vorrei rassicurare l’onorevole interrogante sul fatto che la circolare menzionata è pienamente vigente e operativa".
Carrozza spiegava che il richiamo veniva rinnovato ogni anno nelle istruzioni sulle iscrizioni. Precisava però che lo scopo non era ridurre la presenza degli stranieri in quanto tali, ma favorire diritto allo studio, integrazione e successo formativo. La soglia era indicativa e ammetteva eccezioni: competenze linguistiche, risorse disponibili, continuità didattica, assenza di alternative. Confermare la regola non significava trasformarla in un divieto assoluto. [1]
Il passaggio successivo arriva con le Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, trasmesse il 19 febbraio 2014. Siamo ancora nel governo presieduto da Enrico Letta. Con Carrozza siedono nell’esecutivo Andrea Orlando, all’Ambiente; Dario Franceschini, ai Rapporti con il Parlamento; Graziano Delrio, agli Affari regionali; Emma Bonino, agli Esteri. E c’è Cécile Kyenge, ministra dell’Integrazione. E’ il governo di larghe intese guidato da Letta, esponente del Pd.
A pagina 11, nel paragrafo sulla gestione delle iscrizioni, le Linee guida richiamano la circolare n. 2 del 2010 e ne espongono la prescrizione.
"Essa prevede che il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non possa superare, di norma, il 30% del totale degli iscritti, al fine di realizzare una equilibrata distribuzione degli allievi con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio".
Il documento non si ferma al numero. Individua chi deve intervenire, quando deve farlo e con quali interlocutori. La programmazione deve precedere le iscrizioni; coinvolge uffici scolastici regionali, enti locali e istituzioni scolastiche. E la parte dedicata agli uffici regionali usa un verbo preciso.
"Per garantire, di norma, il rispetto del limite del 30 per cento delle iscrizioni nei singoli istituti scolastici, gli uffici scolastici regionali devono promuovere azioni mirate a regolare i flussi delle iscrizioni".
Devono promuovere, dunque. Gli strumenti indicati sono conferenze di servizio dei dirigenti, intese fra scuole ed enti territoriali, coinvolgimento di prefetture, province e comuni. Le scuole devono considerare anche una revisione dei propri bacini di utenza, se utile alla regolazione delle iscrizioni. Ai genitori va fornita un’informazione puntuale sulle scuole disponibili, per prevenire, quanto possibile, iscrizioni superiori alla soglia.
Nelle stesse righe compare la flessibilità che completa la regola. Il direttore dell’ufficio scolastico regionale può alzare il tetto quando gli alunni possiedono adeguate competenze linguistiche. Il testo richiama chi è nato in Italia o vi ha svolto il proprio percorso scolastico. Ma contempla anche la possibilità opposta.
"Lo stesso limite del 30 per cento può essere ulteriormente ridotto, con motivato provvedimento del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale".
La riduzione è collegata a una padronanza inadeguata dell’italiano o a particolari livelli di complessità. La disciplina di Carrozza teneva quindi insieme cittadinanza, lingua, distribuzione e valutazione dei casi concreti. Le deroghe non cancellavano la soglia: ne facevano parte. Applicare quella disciplina significava rispettare anche i criteri di deroga. 
Sei anni dopo, la medesima soglia ricompare nella nota n. 20651 del 12 novembre 2020 sulle iscrizioni per il 2021-2022. Il presidente del Consiglio è Giuseppe Conte; la ministra dell’Istruzione è Lucia Azzolina. Il documento porta la firma della direttrice generale Maria Assunta Palermo: non è una legge approvata dal Consiglio dei ministri, ma un atto del ministero durante quel governo. 
Al paragrafo 9.3, pagina 20, la nota rinvia integralmente alla circolare del 2010 e ribadisce il limite ordinario del 30 per cento per classe, riferendosi alla cittadinanza non italiana o alla ridotta conoscenza dell’italiano. Chiede una programmazione territoriale con enti locali e prefetture e richiama gli adempimenti dei dirigenti scolastici regionali, con una finalità esplicita.
"Prevenire anomale e non adeguatamente motivate concentrazioni di alunni stranieri presso singole classi di uno stesso istituto scolastico".
Chi c’era nel Conte II? Roberto Speranza alla Salute, Roberto Gualtieri all’Economia, Stefano Patuanelli allo Sviluppo economico, Lorenzo Guerini alla Difesa, Dario Franceschini alla Cultura, Francesco Boccia agli Affari regionali, Giuseppe Provenzano al Sud. All’Istruzione, accanto ad Azzolina, Anna Ascani era viceministra. E l’esecutivo riuniva M5s, Pd, LeU e Italia Viva.
Essere stati ministri non equivale ad avere firmato quelle istruzioni, né prova un’assenza di obiezioni in ogni momento. Gli atti documentano però una continuità: nei governi Letta e Conte II il ministero competente ribadì la soglia e i compiti per attuarla. Non dimostrano che ogni proposta successiva sia identica. Mostrano che il 30 per cento, con le sue deroghe, non era estraneo alle politiche scolastiche di governi sostenuti anche dal centrosinistra.