Il programma della supercazzola tra Ucraina, nucleare e sicurezza

Dialogo immaginario tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Renzi in vivavoce

22 SET 26
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Foto Ansa

La riunione comincia con qualche minuto di ritardo perché bisogna decidere chi deve cominciare la riunione. Elly Schlein propone che cominci chi vuole. Giuseppe Conte osserva che sarebbe meglio stabilire prima un metodo. Nicola Fratoianni propone di non trasformare il metodo in una questione di leadership. Angelo Bonelli suggerisce di cominciare dal programma. Matteo Renzi non c’è.
“Matteo viene?”, chiede qualcuno.
“Matteo è alleato”, dice Schlein.
“Sì, ma viene?”, insiste Conte.
“E’ alleato, non è del campo largo”, precisa Fratoianni.
“Quindi viene?”.
“In vivavoce”.
Renzi viene chiamato. Risponde al secondo squillo.
Renzi: Eccomi. Vi sento benissimo. Il vantaggio di essere al telefono è che sono dentro la riunione senza essere dentro il campo largo.
Conte: Ecco, appunto.
Schlein: Possiamo cominciare dal programma?
Fratoianni: Finalmente.
Bonelli: Partiamo dalle cose che ci uniscono.
Renzi: Così finite prima.
Silenzio.
Schlein: Sanità pubblica.
Conte: Perfetto.
Fratoianni: Perfetto.
Bonelli: Perfetto.
Renzi: Perfetto.
Schlein: Salario minimo.
Conte: Perfetto.
Fratoianni: Perfetto.
Bonelli: Perfetto.
Renzi: Su questo poi ci torniamo.
Schlein: Congedi, scuola, lotta alla precarietà.
Tutti annuiscono. Sono passati quattro minuti e il centrosinistra ha già un programma.
“E adesso?”, chiede Bonelli.
“Adesso fermiamoci”, propone Conte.
Ma bisogna parlare dell’Ucraina.
Schlein prende un foglio. “Io direi: pieno sostegno al popolo ucraino, vittima dell’aggressione criminale della Russia, impegno dell’Italia e dell’Europa per una pace giusta e sicura”.
Conte si sistema sulla sedia.
Conte: Pieno sostegno cosa significa?
Schlein: Sostegno.
Conte: Anche militare?
Schlein: Giuseppe, non possiamo fingere che l’Ucraina non sia stata aggredita.
Conte: Non lo fingiamo. Scriviamolo. L’Ucraina è stata aggredita.
Fratoianni: E la Russia è l’aggressore.
Bonelli: Perfetto.
Schlein: Benissimo.
Conte: Poi scriviamo che basta armi.
Schlein: No.
Conte: Allora non era perfetto.
Il problema è che Conte non può più fingere di essere arrivato alla riunione con una generica sensibilità pacifista. Il giorno prima il 91,7 per cento degli iscritti del Movimento ha votato contro la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, il 94,1 contro il piano di riarmo europeo. Non è una sfumatura: è un mandato politico. Schlein, dall’altra parte, ha appena ribadito che il Pd continuerà a sostenere il popolo ucraino aggredito.
Fratoianni: Possiamo dire: sostegno all’Ucraina attraverso un’iniziativa politica e diplomatica che superi la logica dell’escalation militare.
Schlein: Che vuol dire sulle armi?
Fratoianni: Vuol dire esattamente quello che c’è scritto.
Bonelli: Io aggiungerei: costruendo un nuovo protagonismo europeo per la pace.
Conte: Ottimo.
Schlein: Ma se Putin attacca ancora?
Bonelli: L’Europa deve reagire con forza.
Schlein: Con quale forza?
Bonelli: Con la forza del diritto internazionale.
Renzi, dal telefono: Mandategli una diffida.
Conte: Matteo, se devi fare battute…
Renzi: No, no, scusate. Io scriverei una cosa semplice: continuiamo a sostenere Kyiv.
Conte: Appunto. Per questo sei al telefono.
Nasce così la formula: sostegno convinto al popolo ucraino, accompagnato da una netta discontinuità rispetto alla logica dell’escalation militare, attraverso un’iniziativa europea capace di coniugare sicurezza, diplomazia, autodeterminazione, difesa e pace.
La rileggono.
“Che significa?”, domanda Bonelli.
“Tutto”, dice Fratoianni.
“Quindi va bene”, conclude Schlein.
Secondo punto: la leadership.
Improvvisamente tutti chiedono di tornare all’Ucraina.
Fratoianni: Prima il programma.
Bonelli: Assolutamente prima il programma.
Renzi: Primarie.
Conte: Perché parla lui?
Renzi: Perché avete messo il vivavoce.
Schlein: Matteo, prima costruiamo il progetto.
Renzi: Certo. E poi primarie.
Conte: Dobbiamo evitare di personalizzare.
Renzi: Giuseppe, ti sei appena fatto votare un programma da migliaia di iscritti sotto un manifesto alto tre metri con la tua faccia.
Conte: Quella era partecipazione.
Renzi: Infatti propongo la partecipazione.
Schlein: Io non mi sottraggo, ma dobbiamo decidere insieme le regole.
Fratoianni: Il leader deve essere il garante del programma.
Bonelli: Non il capo.
Conte: Esatto.
Renzi: E chi lo sceglie?
Fratoianni: Vedremo.
Renzi: Quando?
Bonelli: Al momento giusto.
Renzi: Che sarebbe?
Schlein: Dopo il programma.
Renzi: E il programma quando finisce?
Conte: Quando sarà completo.
Renzi: E quando sarà completo?
Fratoianni: Quando avremo trovato la sintesi.
Renzi: E quando avrete trovato la sintesi?
Bonelli: Dopo aver discusso i punti che ci dividono.
Renzi: Quindi mai.
Schlein guarda Conte. Conte guarda Schlein. Fratoianni guarda entrambi. Bonelli guarda il programma. Nessuno pronuncia la frase che tutti conoscono: il candidato sarà probabilmente uno tra Schlein e Conte, a meno che la coalizione non trovi il modo di scegliere qualcun altro proprio per evitare di scegliere tra Schlein e Conte.
Si decide dunque una formulazione solenne: la leadership sarà individuata attraverso un percorso democratico, partecipato e condiviso, successivo alla definizione del programma e capace di valorizzare tutte le sensibilità della coalizione.
“Traduzione?”, chiede Renzi.
“Non rompere”, risponde Conte.
Terzo punto: nucleare.
Bonelli: No.
Fratoianni: No.
Conte: La fissione è un diversivo. Sì alla ricerca, sì alla fusione.
Renzi: Sì.
Tutti guardano Schlein.
Schlein: Dobbiamo uscire dai sì e dai no ideologici.
Bonelli: Benissimo. Quindi no.
Renzi: No, Elly. Quindi sì.
Schlein: Quindi investimenti massicci sulle rinnovabili, efficienza energetica, reti, accumuli, ricerca e valutazione delle tecnologie future.
Renzi: Nucleare?
Schlein: Tecnologie future.
Bonelli: Purché non nucleare.
Renzi: Quindi nucleare.
Conte: Ricerca.
Fratoianni: La ricerca è sempre libera.
Renzi: La centrale un po’ meno.
Nella realtà Renzi sostiene apertamente che il nucleare sia una tecnologia necessaria; Conte considera oggi la fissione un diversivo troppo lento e punta su rinnovabili e ricerca sulla fusione; Bonelli resta contrario alle nuove centrali. E’ dunque particolarmente utile la categoria politica delle “tecnologie future”, nella quale ciascuno può inserire la tecnologia futura che preferisce ed escludere quella futura che detesta.
La formula viene approvata: neutralità tecnologica nel quadro di una transizione ecologica fondata prioritariamente sulle rinnovabili, senza preclusioni alla ricerca e nel rispetto delle scelte democraticamente espresse dai cittadini.
Renzi: Capolavoro. Abbiamo contemporaneamente aperto e chiuso al nucleare.
Quarto punto: Europa.
Qui dovrebbe essere facile.
Schlein: Europa federale.
Renzi: Sì.
Bonelli: Europa autonoma.
Fratoianni: Europa sociale.
Conte: Europa di pace.
Schlein: Perfetto: federale, autonoma, sociale e di pace.
Renzi: E la difesa comune?
Bonelli: Sì alla difesa comune, no al riarmo.
Renzi: Cioè difesa comune senza aumentare le capacità militari.
Bonelli: Bisogna coordinare meglio quelle esistenti.
Conte: Esatto.
Renzi: E se non bastano?
Fratoianni: La sicurezza non può essere ridotta alla dimensione militare.
Renzi: Non l’ho ridotta. Chiedo che facciamo se arrivano i carri armati.
Conte: Matteo, questa narrazione della minaccia serve proprio a giustificare una spirale di riarmo.
Schlein: Però un’Europa federale deve essere in grado di proteggersi.
Bonelli: Certo.
Schlein: Come?
Bonelli: Con una difesa comune.
Schlein: Con che cosa?
Fratoianni: Possiamo passare all’immigrazione?
Immigrazione.
Conte è preparato.
Conte: Dobbiamo smetterla di regalare la sicurezza alla destra. I flussi vanno governati. Serve un ministero per le politiche migratorie e l’integrazione, bisogna rafforzare i corridoi umanitari, gestire le domande prima che le persone finiscano nelle mani dei trafficanti e pretendere il rispetto dei nostri princìpi costituzionali. È una posizione che Conte ha effettivamente presentato a Nova.
Schlein annuisce, ma aggiunge: “Sì, purché sia chiaro che chi entra in Italia entra in Europa. Servono ingressi regolari, solidarietà europea e superamento del principio per cui tutto ricade sul paese di primo ingresso”. E’ la linea che la segretaria del Pd ha ribadito anche nelle ultime settimane.
Bonelli: E bisogna affrontare le cause delle migrazioni.
Fratoianni: Disuguaglianze, guerre, clima.
Renzi: E quelli che arrivano domattina?
Bonelli: Gestione europea.
Renzi: Come?
Schlein: Superando Dublino.
Renzi: Quando?
Conte: Matteo, non puoi trasformare ogni tema in un quiz.
Renzi: Sto solo provando a capire il programma.
La sintesi diventa: governare i flussi attraverso una politica europea solidale, ordinata, sicura e umana, contrastando trafficanti e irregolarità, rafforzando integrazione, vie legali, cooperazione internazionale e responsabilità condivisa.
“Siamo per fermare gli sbarchi?”, domanda qualcuno.
“Siamo per governarli”.
“E cosa vuol dire?”.
“Che non siamo né per favorirli né per ignorarli”.
“Perfetto”.
Sicurezza.
Conte: Più agenti, presìdi nei quartieri.
Schlein: Sì. Ma prevenzione, inclusione, scuola, politiche sociali.
Fratoianni: Attenzione a non inseguire la destra.
Bonelli: La sicurezza è anche ambientale.
Renzi: Se mi rubano il motorino, chiamo la transizione ecologica?
Bonelli: Matteo.
Renzi: Scusate.
Schlein propone: “La sicurezza è un diritto, ma non può essere ridotta alla repressione”.
Conte: “Benissimo”.
Fratoianni: “Purché non criminalizziamo il dissenso”.
Bonelli: “E purché parliamo di sicurezza climatica”.
Renzi: “Potremmo mettere un poliziotto su una bicicletta elettrica”.
La comunicazione cade.
“E’ caduta davvero?”, domanda Fratoianni.
Schlein guarda il telefono. “No. Ha riattaccato”.
Resta un ultimo problema: che cosa dire agli elettori.
Conte suggerisce “Alleanza per la Costituzione”. Schlein preferisce “coalizione progressista”. Fratoianni dice che “campo largo” ormai non significa più niente. Bonelli osserva che almeno “campo” è ecologico. Renzi richiama.
Renzi: Un’ultima cosa. Io non sono nel campo largo.
Conte: Lo sappiamo.
Renzi: Però sono nella coalizione.
Fratoianni: Vedremo.
Renzi: Ma se non sono nella coalizione perché mi avete chiamato?
Bonelli: Per allargarla.
Renzi: Quindi entro?
Conte: Non nel campo.
Renzi: Ma nella coalizione?
Schlein: Matteo, tu sei una componente importante di un’area riformista con cui vogliamo costruire un’alternativa più larga.
Pausa.
Renzi: Questa è la migliore supercazzola della giornata. Sono orgoglioso di voi.
Ed è forse qui che l’operazione diventa più interessante della caricatura. Perché il programma del centrosinistra, se nascerà davvero, difficilmente sarà il luogo nel quale Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni e Renzi scopriranno improvvisamente di pensarla allo stesso modo. Le differenze esistono e sono pubbliche. Sull’Ucraina sono ormai scritte nero su bianco. Sul nucleare sono quasi opposte. Sulla difesa europea il lessico comune nasconde idee diverse su che cosa significhi “difesa”. Sull’immigrazione si può condividere l’idea di governare i flussi e dividersi immediatamente sul verbo successivo. E sulla leadership tutti dicono “prima il programma” anche perché il programma è il più elegante strumento inventato finora per non dire subito chi dovrà guidarlo. Lo stesso rinvio della leadership è oggi parte esplicita del percorso della coalizione: Avs insiste sul programma prima del “capo”, Schlein dice programma e poi accordo o primarie, mentre Renzi considera le primarie indispensabili.
Ma sarebbe un errore pensare che la supercazzola sia soltanto un incidente linguistico. E’, in parte, il progetto. Non trovare una frase che costringa tutti a pensare la stessa cosa, ma una frase dentro la quale possano stare persone che pensano cose diverse. Non eliminare la contraddizione: amministrarla. Non decidere oggi tutto ciò che potrebbe far saltare l’alleanza domani. Il programma, prima ancora di essere un elenco di cose da fare, diventa così un indirizzo di residenza politica.
E forse il vero esperimento del centrosinistra è esattamente questo. Provare a dimostrare che una coalizione non è necessariamente il posto dove si pensa la stessa cosa sull’Ucraina, sul nucleare, sull’immigrazione, sull’Europa, sulla sicurezza e persino sul candidato premier. E’ il posto nel quale si decide che, nonostante tutto questo, si vuole stare dalla stessa parte.
Poi naturalmente resta un dettaglio. Governare.
Conte non può più fingere di essere arrivato alla riunione con una generica sensibilità pacifista
“Chi entra in Italia entra in Europa. Servono ingressi regolari, solidarietà europea”, è la linea di Elly Schlein
Dimostrare che una coalizione non è solo il posto dove si pensa la stessa cosa è l’esperimento del centrosinistra
Renzi sostiene che il nucleare sia una tecnologia necessaria, Bonelli resta contrario alle nuove centrali