Le Pen e Bardella scoprono il confine con Mosca

Dopo l’incontro convocato da Macron all’Eliseo, nel quale i servizi francesi hanno condiviso con i leader politici le loro preoccupazioni sulle minacce ibride russe, il Rassemblement national diffonde un comunicato sorprendentemente netto: si può discutere degli aiuti a Kyiv, ma non accettare che Mosca condizioni la politica europea con intimidazioni, sabotaggi e destabilizzazione. Un testo che sarebbe bello leggere anche in Italia

20 SET 26
Ultimo aggiornamento: 07:37
Immagine di Le Pen e Bardella scoprono il confine con Mosca
C’è un passaggio, nel comunicato diffuso da Marine Le Pen e Jordan Bardella, che dice più di una semplice presa di distanza da Mosca: “Questi dibattiti sono legittimi. Le pressioni straniere non lo sono”. Il testo arriva all’indomani della riunione convocata da Emmanuel Macron all’Eliseo con i capi dei partiti e i candidati alle presidenziali. Marine Le Pen non era presente e aveva delegato Bardella. In quella sede i vertici dell’intelligence esterna, della sicurezza interna e dell’intelligence militare hanno illustrato ai leader politici francesi l’aumento delle minacce ibride russe contro la Francia e contro i paesi europei che sostengono l’Ucraina. Macron, al termine dell’incontro, ha detto che “la natura dell’aggressività russa e delle minacce in Europa cambia” e che “nessuno è al riparo”.
Il giorno dopo, il Rassemblement national ha messo nero su bianco una distinzione che sarebbe interessante ascoltare anche nel dibattito italiano. Si può discutere, scrivono Le Pen e Bardella, del livello degli aiuti finanziari all’Ucraina, delle condizioni di quel sostegno e della necessità di cercare canali diplomatici. Ma una cosa è il dissenso democratico, un’altra è lasciare che una potenza straniera provi a orientarlo attraverso intimidazioni, minacce o campagne di destabilizzazione. “Non tollereremo mai che una potenza straniera, in questo caso la Russia, possa sperare di dettare direttamente o indirettamente la politica del nostro paese attraverso l’intimidazione, la minaccia, la destabilizzazione o la pressione psicologica”. Rassemblement National - Communiqué de Marine Le Pen et Jordan Bardella sur la d.pdf
E’ un passaggio significativo proprio perché arriva dal Rassemblement national, un partito che per anni ha avuto con la Russia un rapporto controverso e che continua ad avere una posizione molto più prudente dell’Eliseo sul sostegno militare e finanziario a Kyiv. Ma davanti alle informazioni condivise dai servizi francesi, Le Pen e Bardella non scelgono di minimizzare. Scrivono invece che “gli atti di ostilità commessi in Europa da agenti che operano per conto della Russia si sono moltiplicati e aggravati”. Ricordano il caso del drone carico di esplosivo a Lipsia, parlano degli attacchi agli interessi economici e all’industria della difesa francese e riconoscono che la minaccia consiste soprattutto in “azioni ibride e campagne che prendono di mira le nostre società e le nostre opinioni pubbliche”.
C’è soprattutto una frase che merita di essere isolata: secondo Le Pen e Bardella, l’obiettivo di soggetti legati all’intelligence russa è “far apparire il sostegno all’Ucraina come la causa dell’escalation che essi stessi orchestrano”. E poi un’altra: “Nessuna provocazione, nessuna operazione clandestina e nessuna azione di destabilizzazione potrebbero indurre la Francia a facilitare il conseguimento da parte della Russia dei suoi obiettivi di guerra in Ucraina”.
Il senso politico del comunicato è semplice. Si può essere critici verso Macron. Si può chiedere più diplomazia. Si può discutere quanto aiutare Kyiv. Ma riconoscere la natura della minaccia russa dovrebbe venire prima. La fermezza contro le azioni ostili e la ricerca di una soluzione diplomatica, scrivono Le Pen e Bardella, “non sono contraddittorie”. Una formula semplice. E, dalle nostre parti, tutt’altro che scontata. Rassemblement National - Communiqué de Marine Le Pen et Jordan Bardella sur la d.pdf
Il comunicato integrale, tradotto
Comunicato di Marine Le Pen e Jordan Bardella sul deterioramento della situazione della sicurezza in Europa e sulle azioni ibride russe
Rassemblement National, 19 settembre 2026
La decisione presa dalle autorità russe di porre sotto amministrazione temporanea le filiali e gli asset in Russia di diverse imprese francesi ed europee costituisce un atto ostile nei confronti degli interessi della Francia e delle nazioni d’Europa. Questa decisione, che colpisce direttamente gli interessi e i diritti delle nostre imprese, deve essere condannata con fermezza.
Inoltre, da diverse settimane, gli atti di ostilità commessi in Europa da agenti che operano per conto della Russia si sono moltiplicati e aggravati.
All’aeroporto di Lipsia, in Germania, un drone carico di esplosivo ha preso di mira velivoli da trasporto ucraini. L’inchiesta ha permesso di collegare gli autori di questa operazione ai servizi di intelligence russi. La Francia non è risparmiata da queste azioni, che prendono di mira in particolare i nostri interessi economici e le imprese della nostra industria della difesa.
Parallelamente, negli ultimi giorni, le massime autorità di diversi paesi europei, in particolare quelle della Polonia, hanno messo in guardia dal rischio di un’escalation delle operazioni rivolte contro gli stati che sostengono l’Ucraina. Questo deterioramento della situazione della sicurezza è stato confermato dai nostri servizi di intelligence alle forze politiche francesi in occasione della riunione dei capi dei partiti tenutasi all’Eliseo il 18 settembre, attorno al presidente della Repubblica e ai servizi dello stato.
Questi fatti devono essere considerati con la massima serietà. Se nessuno può oggi prevedere, né escludere nel medio o lungo periodo, il verificarsi di operazioni di intensità superiore, la minaccia con cui siamo attualmente confrontati consiste principalmente in azioni ibride e campagne che prendono di mira le nostre società e le nostre opinioni pubbliche.
Per soggetti legati all’intelligence russa, che ricorrono in particolare ad agenti cosiddetti “usa e getta” di diverse nazionalità per condurre le proprie operazioni, si tratta di cercare di far apparire il sostegno all’Ucraina come la causa dell’escalation che essi stessi orchestrano.
Questa situazione, di particolare gravità, rende necessario riaffermare con la massima chiarezza la nostra posizione.
Mettere in discussione gli orientamenti diplomatici e strategici della Francia ha legittimamente pieno diritto di cittadinanza nel dibattito democratico, a maggior ragione nel quadro di un’elezione presidenziale. Il dibattito deve poter riguardare, in particolare, il livello del sostegno finanziario concesso all’Ucraina e le condizioni di tale sostegno, così come l’insufficienza delle iniziative volte a ricercare forme di interlocuzione diplomatica capaci di contribuire a una soluzione del conflitto.
Questi dibattiti sono legittimi. Le pressioni straniere non lo sono.
Non tollereremo mai che una potenza straniera, in questo caso la Russia, possa sperare di dettare direttamente o indirettamente la politica del nostro paese attraverso l’intimidazione, la minaccia, la destabilizzazione o la pressione psicologica.
Nessuna provocazione, nessuna operazione clandestina e nessuna azione di destabilizzazione potrebbero indurre la Francia a facilitare il conseguimento da parte della Russia dei suoi obiettivi di guerra in Ucraina. La politica estera della Francia si decide a Parigi, sovranamente, esclusivamente sulla base degli interessi della nazione. Non può essere determinata a Mosca, né in qualsiasi altra capitale straniera.
La Francia non può inoltre lasciare impunita alcuna azione ostile intrapresa sul proprio territorio, contro le sue infrastrutture, i suoi interessi strategici o il suo popolo. Qualsiasi operazione di questo tipo deve essere oggetto di una risposta proporzionata, nel rispetto del nostro diritto, dei nostri interessi nazionali e dei nostri impegni internazionali.
In queste circostanze, sosteniamo tutte le misure necessarie al rafforzamento della sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche, dei nostri impianti sensibili e delle imprese che partecipano direttamente alla nostra difesa nazionale. La protezione del territorio, delle nostre capacità industriali e tecnologiche e dei nostri concittadini costituisce una responsabilità primaria dello stato.
Allo stesso modo, riaffermiamo la nostra più viva solidarietà nei confronti dei paesi europei alleati che sono stati oggetto di atti ostili o di campagne di destabilizzazione.
La fermezza di fronte alle azioni ostili e la ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra non sono contraddittorie. Rispondono alla stessa esigenza: preservare la sicurezza dei francesi, difendere la sovranità del nostro paese e impedire che l’Europa venga trascinata in un’escalation incontrollata.
In questo periodo di tensioni, la nostra responsabilità è non cedere né all’intimidazione né alla rincorsa all’escalation. La Francia deve restare padrona delle proprie decisioni, garantire la protezione del proprio territorio e dei propri interessi, rispettare i propri impegni e conservare tutta la propria libertà d’iniziativa diplomatica.
È un’esigenza di sovranità. È anche una condizione della sicurezza e dell’indipendenza nazionali.
Marine Le Pen
Jordan Bardella