L’Europa critica Israele. Poi gli chiede di proteggerla

Dal Regno Unito alla Spagna, dalla Finlandia alla Germania: cresce la dipendenza dalla tecnologia militare
19 SET 26
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Ci sono molti modi per misurare la distanza crescente tra Israele e l’Europa. Si possono contare le sanzioni, i riconoscimenti dello stato palestinese, i divieti contro i prodotti degli insediamenti. E poi esiste un altro contatore, meno visibile: quello dei sistemi antimissile, dei radar, dei droni e dei software che i paesi europei continuano a comprare da Israele. Quando bisogna proteggere una città, un confine con la Russia o una base Nato, isolare Israele diventa più complicato. Il Sipri, tra il 2021 e il 2025 le importazioni di armamenti dei paesi europei della Nato sono aumentate del 143 per cento. Israele ne ha fornito il 7,7 per cento: dopo Stati Uniti e Corea del Sud è stato il terzo fornitore, davanti persino alla Francia.
Il caso più spettacolare è il Regno Unito. L’8 settembre Londra ha annunciato il divieto di importazioni dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Eppure Sky Sabre, il sistema britannico di difesa aerea, utilizza come cervello di comando e controllo MIC4AD, prodotto dall’israeliana Rafael: la tecnologia che mette insieme radar, dati e intercettori e che appartiene alla stessa famiglia sviluppata per Iron Dome. Londra può criticare Netanyahu. Ma tra il linguaggio politico e quello della sicurezza esiste una distanza evidente: si può mettere sotto accusa una politica israeliana, ma non è altrettanto semplice mettere fuori servizio ciò che Israele ha costruito per intercettare missili e droni.
La Spagna rende il cortocircuito ancora più evidente. Pedro Sánchez ha scelto una delle linee più dure d’Europa, ha parlato di “genocidio” a Gaza e nel settembre 2025 ha trasformato in legge un embargo sulle armi e sui prodotti a duplice uso provenienti da Israele, aggiungendo il divieto di importare merci dagli insediamenti. Tre mesi dopo il governo spagnolo ha concesso ad Airbus un’eccezione per continuare a utilizzare tecnologia israeliana nei propri stabilimenti. Gli A400M, i C295, gli A330 MRTT e i droni SIRTAP prodotti in Spagna utilizzano tecnologia israeliana. La separazione politica può essere annunciata in un giorno, quella tecnologica no.
Poi c’è la Finlandia, che non ha il lusso della distanza geografica. Helsinki condivide 1.340 chilometri di frontiera con la Russia. L’8 settembre ha sottoscritto la dichiarazione europea sulle restrizioni commerciali contro i prodotti degli insediamenti. Ma Israele è contemporaneamente il secondo fornitore estero della difesa finlandese. Il pezzo più importante è David’s Sling, la “Fionda di Davide”, progettata per intercettare missili balistici, aerei e droni: contratto iniziale da 316 milioni di euro. Helsinki compra da Israele anche Spike e Gabriel. Quando guarda alla Cisgiordania parla il linguaggio del diritto internazionale; quando guarda oltre il confine orientale parla quello della deterrenza. E in quel linguaggio Israele è difficile da sostituire.
La Germania mostra fino a che punto la sicurezza del continente si stia intrecciando con quella israeliana. Nell’agosto 2025 Berlino aveva sospeso temporaneamente le autorizzazioni all’esportazione di armamenti utilizzabili a Gaza. Ma quando ha dovuto scegliere come proteggersi dai missili russi ha scelto Arrow 3, il sistema israelo-americano capace di intercettare missili balistici ad altissima quota. Nel dicembre 2025 l’accordo è stato ampliato di altri 3,1 miliardi di dollari, portando il valore complessivo a circa 6,7 miliardi.
La Grecia ha firmato con Israele un accordo da 3,035 miliardi di euro per costruire l’“Achilles Shield”, una cupola nazionale contro aerei, droni e missili. E’ un’architettura israeliana completa, composta da David’s Sling, Spyder, Barak MX, radar MMR e un sistema nazionale di comando e controllo. Atene affida a Israele un ruolo decisivo nella propria difesa.
Ed è questo il punto più interessante. Israele non vende all’Europa soltanto armi. Vende esperienza. Per decenni ha investito in ciò che l’Europa pensava di non dover più imparare: intercettare razzi e missili, individuare droni e difendere infrastrutture critiche. Il Sipri ricorda che le specializzazioni israeliane sono difesa aerea, intelligence e ricognizione, droni e missili. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina l’Europa ha scoperto che le necessità che considerava israeliane sono diventate anche europee.
Da tutto questo non discende che l’Europa debba approvare ogni scelta del governo israeliano. Si può criticare Netanyahu, sanzionare i coloni violenti, contrastare l’espansione degli insediamenti e contemporaneamente collaborare con l’industria israeliana. Il problema nasce quando dalla critica a un governo si passa alla fantasia di poter espellere Israele dall’occidente senza pagarne alcun prezzo.
Il paradosso europeo sta diventando questo. Di giorno una parte dell’Europa discute di come prendere le distanze da Israele. Di notte i suoi ministeri della Difesa chiedono ai tecnici israeliani come intercettare il prossimo drone. A Madrid si proclama l’embargo e si autorizza l’eccezione. A Helsinki si discutono restrizioni agli insediamenti e si compra la Fionda di Davide. A Londra si vietano i prodotti delle colonie e si tiene acceso il software di Rafael. A Berlino si critica il governo israeliano e si costruisce lo scudo Arrow.
Forse non è soltanto ipocrisia. E’ anche il ritorno della realtà. L’Europa può considerare Israele un problema diplomatico nei parlamenti, nelle università e nei festival. Quando però sente arrivare i droni russi, osserva i missili iraniani, deve proteggere le basi Nato e prova a ricostruire una deterrenza dimenticata, Israele torna a essere per l’occidente quello che la retorica spesso impedisce di vedere: un laboratorio avanzato di tecnologia, intelligence e difesa. Si può criticare Gerusalemme. Più difficile è fare finta di non averne bisogno.
Missili, radar, droni, software, difesa aerea. Il paradosso di un continente che vorrebbe prendere le distanze da Israele ma scopre che, quando si tratta di difendersi, Israele è già dentro le sue difese