Il Foglio AI
La violenza va punita, ma il colono non è il terrorista
Trasformare ogni israeliano che vive in Cisgiordania in un criminale significa cancellare la storia
19 SET 26

Progressista: Partiamo da una cosa semplice: i coloni violenti sono un problema serio. Aggressioni, incendi, intimidazioni contro i palestinesi in Cisgiordania non possono essere relativizzati. Se uno stato vuole dirsi democratico deve perseguire chi usa la violenza, anche quando quella violenza viene da casa propria.
Conservatore: D’accordo. E infatti, se vuoi capire quale dovrebbe essere la posizione giusta, non ascoltare i follower di Netanyahu. Ascolta uno dei suoi nemici: Yair Lapid. Leader dell’opposizione, a maggio ha detto una cosa chiarissima: “Settler terror is terror”. Il terrorismo dei coloni è terrorismo.
Progressista: Bene. Allora sanzioni.
Conservatore: Contro chi commette o organizza violenze, sì. E’ ciò che ha fatto l’Unione europea. Nel maggio 2026 i Ventisette hanno approvato nuove sanzioni contro tre coloni estremisti e quattro organizzazioni che li sostengono. Anche l’Italia ha partecipato alla decisione. Si colpisce il responsabile di un abuso, non una categoria umana.
Progressista: Ma il problema non è soltanto la violenza. Gli insediamenti in Cisgiordania sono considerati illegali dalla grande maggioranza della comunità internazionale. Non puoi parlare dei coloni come se vivessero in un quartiere qualsiasi di Tel Aviv.
Conservatore: Certo che no. Ma non puoi passare da “l’insediamento è illegale” a “chiunque vi abiti è un estremista”, o addirittura un terrorista. Sarebbe una colpa per domicilio. Esistono coloni ideologici, estremisti, violenti. Esistono però anche famiglie che vivono da decenni nei grandi blocchi urbani, persone nate lì, persone che ci sono andate per ragioni economiche. Mettere tutti nello stesso sacco non aiuta né il diritto né la pace.
Progressista: Quella presenza però non è caduta dal cielo.
Conservatore: Appunto. La Cisgiordania fu conquistata da Israele alla Giordania nella guerra dei Sei giorni del 1967. Gli insediamenti sono cresciuti dentro una disputa mai risolta: alcuni nacquero già sotto governi laburisti, altri furono ampliati dalla destra, altri sono avamposti illegali perfino secondo il diritto israeliano. Dire “i coloni” come se fossero un soggetto unico è già un errore.
Progressista: Ma una parte della destra israeliana usa gli insediamenti per rendere più difficile uno stato palestinese.
Conservatore: Sì, negarlo sarebbe sciocco. Ma gli accordi di Oslo non stabilirono che tutti gli insediamenti dovessero sparire: rinviarono la questione, insieme ai confini, a Gerusalemme e ai rifugiati, al negoziato sullo status finale.
Progressista: Compromesso che non è mai arrivato.
Conservatore: Ed è qui che bisogna evitare la favola a senso unico. Non è corretto dire che tutto sia dipeso dai “no” palestinesi: ma è altrettanto falso raccontare trent’anni di diplomazia come se i palestinesi non avessero mai avuto occasioni concrete di arrivare a uno stato. Ci sono state offerte, rifiuti, esitazioni, terrorismo, intifade, cambi di governo, espansioni degli insediamenti.
Progressista: E dunque?
Conservatore: Dunque c’è un fatto che viene quasi sempre dimenticato. I parametri Clinton del 2000, pensati per arrivare a uno stato palestinese sovrano e vitale, non prevedevano che ogni israeliano dovesse essere cacciato oltre la Linea verde. Prevedevano che i principali blocchi di insediamenti potessero essere incorporati in Israele, con scambi territoriali per compensare lo stato palestinese. La formula non era “via tutti i coloni”: era confini negoziati, alcuni blocchi a Israele, terra equivalente ai palestinesi.
Progressista: Oggi però siamo molto più lontani da quella soluzione.
Conservatore: Vero. Se chiami “terrorista” anche il colono che non ha mai aggredito nessuno, rendi più forte l’estremista vero. E se trasformi ogni insediamento nella prova dell’impossibilità del compromesso, cancelli il fatto che i negoziatori avevano già individuato un principio: scambi di territorio e distinzione tra grandi blocchi e insediamenti da evacuare.
Progressista: Quindi la linea quale sarebbe?
Conservatore: Semplice. Coloni violenti? Punirli. Organizzazioni che finanziano violenze e intimidazioni? Sanzionarle. Avamposti illegali anche secondo Israele? Smantellarli. Espansioni pensate deliberatamente per impedire uno stato palestinese? Contrastarle politicamente. Ma colono non è sinonimo di estremista. Estremista non è sinonimo di terrorista.
Progressista: Sembra quasi una posizione centrista.
Conservatore: No. E’ una posizione radicalmente anti-estremista. Prende sul serio Lapid quando dice che il terrorismo dei coloni è terrorismo. Ma prende sul serio anche la parola terrorismo: se la usi per tutti, alla fine non significa più niente.
Negare che una parte della destra israeliana usi gli insediamenti per rendere difficile uno stato palestinese sarebbe sciocco, ma gli accordi di Oslo non stabilirono che tutti gli insediamenti dovessero sparire. Un dialogo su ciò che si può condannare senza confondere