Feste, congressi, nuovi partiti: la politica torna a fare politica

Dopo una lunga stagione di disintermediazione e antipolitica, cresce il tentativo di ricostruire organizzazioni, corpi intermedi e partecipazione. Qualche storia

17 SET 26
Ultimo aggiornamento: 01:35 PM
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C’è un fatto interessante in queste settimane: stanno aumentando gli appuntamenti politici che non servono semplicemente a lanciare un candidato o a preparare un’elezione, ma a mettere insieme persone, idee, programmi, associazioni. Dopo anni in cui la politica sembrava quasi doversi scusare di essere politica, è un fenomeno che vale la pena osservare.
Il Pd ha appena chiuso a Reggio Emilia la Festa nazionale dell’Unità, dal primo al 13 settembre, affiancandola anche a momenti di formazione per giovani amministratori. Nel programma sono entrati economia, intelligenza artificiale, sicurezza, terzo settore, Europa, lavoro: il vecchio modello della festa di partito utilizzato non soltanto come passerella dei leader, ma come luogo di discussione. Questo fine settimana toccherà al Movimento 5 stelle, che il 19 e 20 settembre porterà a Milano l’appuntamento conclusivo di Nova, percorso costruito per raccogliere proposte e trasformarle nel programma dei prossimi anni.
E domani a Roma comincerà “Oltre”, la due giorni organizzata da Base Popolare all’Antonianum. Si parlerà di lavoro, impresa, professioni e corpi intermedi; poi di Europa, Mediterraneo, dialogo, alleanze e democrazia. Tra gli ospiti ci saranno esponenti della politica, dell’economia e della società civile, da Pina Picierno a Luigi Di Maio, da Gaetano Quagliariello a Ettore Rosato, insieme con rappresentanti delle imprese, dei sindacati e del terzo settore. Base Popolare è un’esperienza giovane: nasce come associazione nel 2023, entra nel Partito popolare europeo nel 2024, diventa partito nel 2025 e celebra quest’anno il suo primo congresso nazionale. Nel documento con cui si presenta dice di voler “rigenerare il tessuto connettivo tra la politica e la gente”, valorizzando persone, lavoro, impresa e corpi intermedi. 
Sono esperienze molto diverse e naturalmente andranno giudicate per ciò che produrranno. Ma il fenomeno interessante viene prima del giudizio sui singoli protagonisti. Negli anni dell’antipolitica ci siamo abituati all’idea che tutto ciò che stava tra il cittadino e il leader fosse un ostacolo: partiti, sezioni, associazioni, corpi intermedi, perfino le discussioni troppo lunghe. La tecnologia ha accentuato quella tendenza: comunicazione immediata, consenso istantaneo, politica ridotta spesso alla capacità di intercettare una rabbia prima degli altri.
Vedere tornare invece feste, congressi, scuole di formazione, nuovi partiti, associazioni e forum significa assistere almeno al tentativo di ricostruire ciò che negli ultimi quindici anni è stato progressivamente smontato: luoghi nei quali la politica non consiste soltanto nel dire che cosa non funziona, ma nel provare a organizzare una risposta.
Non è detto che da questi appuntamenti nascano grandi partiti, né che tutte le iniziative abbiano successo. Non occorre nemmeno condividere le idee di chi le promuove per riconoscere il dato. La reazione più sana a una lunga stagione di antipolitica non è una politica più urlata o più personalizzata. È, molto più semplicemente, più politica: più persone che partecipano, più luoghi nei quali discutere, più organizzazioni disposte a misurarsi con la fatica di trasformare un’idea in una proposta. E il fatto che oggi, da mondi molto diversi, qualcuno abbia ricominciato a provarci è una notizia che merita attenzione.