Il Pd ha un piano
Il pensiero che gira nel Pd: Manfredi, Gualtieri o qualcuno che allarghi. Non ditelo a Elly
Nel Pd cresce un pensiero sommesso ma concreto: evitare primarie che trasformino la ricerca di consenso in una gara identitaria. Meglio puntare su chi sa governare e vincere, anche se non si chiama Schlein o Conte. La vera eresia, stavolta, sarebbe la lucidità
15 SET 26
Ultimo aggiornamento: 07:25

Quello che segue non è un documento ufficiale del Pd. E’ molto più interessante: è il documento che il Pd non scriverà mai. E’ il pensiero che circola nei corridoi, nelle chat, nelle telefonate, nelle conversazioni che iniziano con “naturalmente piena fiducia in Elly” e finiscono quasi sempre con la stessa domanda: ma siamo proprio sicuri che dobbiamo fare queste primarie? Traduzione dal democratico all’italiano: Elly, per favore, non facciamole. Ed ecco il terzo pensiero che il Pd pensa ma non dice: forse il candidato migliore non è né Schlein né Conte. Forse si chiama Roberto Gualtieri. Forse Gaetano Manfredi. Forse avrà un altro nome. Il punto non sono i due sindaci in quanto tali. Il punto è ciò che rappresentano. Gualtieri governa Roma, cioè una città che per anni sembrava progettata per distruggere la reputazione di chiunque provasse a governarla. Manfredi governa Napoli, tiene insieme mondi diversi, parla al centrosinistra senza spaventare il centro e al centro senza provocare un’assemblea permanente a sinistra. Entrambi ricordano al Pd una cosa che il Pd ogni tanto dimentica: gli elettori possono perfino premiare chi dimostra di saper amministrare. E invece noi che facciamo? Organizziamo il festival della leadership. In altre parole: allargando. E le primarie tra Schlein e Conte rischierebbero di fare esattamente il contrario. Una competizione del genere avrebbe una sua logica inevitabile. Chi è più contro Meloni? Chi è più pacifista? Chi è più duro contro il riarmo? Chi promette più spesa? Chi riesce a dimostrare di essere più di sinistra dell’altro? La gara per scegliere il candidato destinato a conquistare il centro diventerebbe una gara per conquistare il gazebo. Si potrebbe vincere magnificamente la domenica e cominciare a perdere il lunedì. E’ per questo che nel Pd sta crescendo un pensiero semplice, quasi banale: magari stavolta si potrebbe scegliere il candidato sulla base della sua capacità di vincere. Senza primarie? Eresia. Senza incoronare la segretaria del Pd? Sacrilegio. Senza concedere a Conte il diritto naturale di disputare la finale? Provocazione.
Il messaggio a Schlein sarebbe invece molto meno drammatico: cara Elly, stai facendo la segretaria, non devi per forza fare anche la candidata premier. Se troviamo qualcuno più competitivo, è una vittoria tua, non una sconfitta. E soprattutto non abbiamo alcun obbligo di consegnare a Conte una competizione nella quale possa mettere in discussione la leadership del primo partito della coalizione. Il Pd ha passato anni a chiedersi come tornare competitivo. Ora che potrebbe esserlo, dovrebbe evitare di innamorarsi del metodo più elegante per complicarsi la vita. Il pensiero intercettato, alla fine, è tutto qui: possiamo vincere. Cerchiamo di non rovinare tutto con le primarie.
* * *
Testo realizzato con AI